Fraternità e superamento della violenza

Fraternità e superamento della violenza

Campagna della fraternità in Brasile.


19 Marzo 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


Campagna della fraternità in Brasile.

Papa Francesco ha ricevuto in udienza generale il gruppo brasiliano di consacrati “Familia Vida”, guidato da padre Renato Chiera, sacerdote fidei donum, che da quasi 40 anni opera in Brasile a favore dei meninos de rua con l’associazione “Casa do Menor”. Padre Chiera si chiede come superare la violenza, una piaga sempre più profonda e diffusa nella società brasiliana. E commenta il Messaggio di Francesco per la Campagna di Fraternità della Chiesa brasiliana, incentrato quest’anno sul tema “Fraternità e superamento della violenza”.

Secondo alcune stime recenti, infatti, in Brasile avviene il 13 per cento degli omicidi commessi in tutto il mondo. Il Brasile ha raggiunto nel 2014 il triste primato del numero assoluto di omicidi: oltre 59 mila persone uccise. Per Padre  Luis Fernando da Silva, segretario esecutivo della Campagna di Fraternità, “il superamento della violenza” è la condizione necessaria per “una società e una cultura di pace” e “richiede impegno e azioni che coinvolgono la società civile, la Chiesa e le istituzioni”. Proprio su questo fronte di impegno contro la violenza si trova fin dagli anni ’80 padre Chiera che, grazie all’attività della “Casa do Menor”, ha salvato dalla violenza della strada migliaia di bambini e ragazzi, abbandonati ad un tragico destino di abusi, prostituzione, criminalità e tossicodipendenza.

“La violenza ha molte cause: è il risultato di qualcosa che si spacca, è un grido che qualcosa non va bene”. I ragazzi, sono violenti perché mostrano il dolore e la sofferenza che hanno in cuore. La violenza ha delle radici molto profonde, innanzitutto nei rapporti ingiusti tra le persone. Una struttura sociale violenta, violenta la gente che, a sua volta, reagisce con violenza. Nel suo Messaggio per la Campagna di Fraternità, Papa Francesco sottolinea che il perdono, per quanto difficile, é l’unico strumento per vincere la rabbia e la violenza, per ridonare la pace. “Tu puoi avere sbagliato, ma io ti do possibilità di recuperarti, io credo nella tua bontà. Oggi, non si crede più nella bontà dell’essere umano”.

Bisogna capire il disagio dei ragazzi. “I ragazzi che noi accogliamo sono colpiti quando noi li accogliamo come sono, non li giudichiamo, non vogliamo nemmeno sapere il loro passato! Loro non credono di averi valori, non credono che hanno delle possibilità. Accettano di essere uccisi perché dicono: ‘Lo merito. Ho preso questa strada … Lo merito”. Quindi neppure si perdonano. Quando vedono che noi li perdoniamo, li aiutiamo a perdonarsi, quando riescono a perdonare papà e mamma, “a perdonare quelli che hanno fatto loro del male, perdonare se stessi, allora riescono ad andare avanti”.

La violenza giovanile dilaga in ogni Paese del mondo  con il drammatico fenomeno delle baby gang e dell’uso delle armi. Quando classifichiamo i ragazzi come “banditi’”, quando “diciamo questo, non abbiamo risolto nulla”. Non è sufficiente amare questi ragazzi, bisogna vedere se loro si sentono amati, accoglierli e sentire con il cuore la loro sofferenza, “cosa stai soffrendo per fare così?” Loro aprono il cuore se ci avviciniamo senza giudicarli e se siamo così umili da lasciarci giudicare da loro.






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