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Papa Francesco i giovani e le vocazioni

Papa Francesco i giovani e le vocazioni

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


27 Marzo 2018 alle 20h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Il pre-sinodo dei 300 giovani si è concluso con l’incontro con Papa Francesco nel giorno delle Palme. I giovani non hanno preso decisioni ma hanno fotografato ciò che essi pensano a riguardo della loro situazione nella Chiesa e nel mondo. Hanno partecipato anche giovani di altre religioni e non credenti che hanno dato il loro parere su alcuni temi sensibili. Nel documento che hanno elaborato c'è spesso grande disaccordo tra i giovani a riguardo di molti temi dibattuti: la sessualità, le dipendenze, i matrimoni falliti, le famiglie disgregate, così come i grandi problemi sociali, la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani, la violenza, la corruzione, lo sfruttamento, il femminicidio, ogni forma di persecuzione e il degrado dell’ambiente naturale, il razzismo, le migrazioni, la pornografia, il cyberbullismo, gli abusi in rete. Parte dei giovani cattolici vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti, fornisse una formazione migliore  e desiderano continuare a essere parte della Chiesa. Altri accettano gli insegnamenti, trovano in essi una fonte di gioia e vogliono che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità.

I giovani, inoltre, hanno manifestato paura perché in molti Paesi trovano instabilità sociale, politica ed economica. Alle prese con queste sfide, sentono il bisogno di inclusione, accoglienza, misericordia e tenerezza da parte della Chiesa, sia come istituzione che come comunità di fede. Largo spazio è stato dato anche al rapporto con la tecnologia. Mentre per qualcuno la tecnologia ha arricchito le relazioni, per tanti altri ha preso la forma di una dipendenza, diventando un sostituto della relazione umana e persino di Dio. Nonostante questo, la tecnologia è ormai parte integrante della vita dei giovani, e come tale deve essere compresa. In questa parte, i giovani chiedono "una Chiesa autentica”. Esprimono la richiesta per una comunità trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva. Una Chiesa credibile è proprio quella che non ha paura di mostrarsi vulnerabile: la Chiesa attira l’attenzione dei giovani attraverso il suo radicarsi in Gesù Cristo. Cristo, infatti, è quella Verità che rende la Chiesa diversa da qualsiasi altro gruppo secolare nel quale essi potrebbero identificarsi.

La seconda parte del documento parla di fede e vocazione, discernimento e accompagnamento; la terza parla dell'azione educativa e pastorale delle Chiesa. Oggi, Gesù chiede ai giovani in discernimento vocazionale: “Vuoi essere guarito”? (cfr Gv 5, 1-16). É un invito a non abituarsi alla barella”, a non rimanere per quasi quarant’anni senza desiderare di guarire, a non lamentarsi che nessuno aiuta a “entrare in acqua” e a non lasciarsi condizionare dalla paura della missione e ad accogliere la vocazione come cammino e non come condanna. “Il giorno della mia ordinazione era arrivata tutta la famiglia da Mendoza: avevamo in programma di pranzare insieme prima della Messa, alle 18. Chiesi a Bergoglio, che doveva essere il mio padrino di ordinazione, di confessarmi. Lui lo fece, poi dopo avermi dato l’assoluzione, si fece serio e mi disse: «Sei totalmente cosciente di quello che stai per ricevere?» Sentii un brivido corrermi sulla schiena. Cercai nel cuore la risposta più adatta. E mi venne solo: «A dire il vero no». Si mise a ridere e aggiunse: «Meno male». Anche io risi e finalmente mi rilassai: la sua domanda era riuscita a liberarmi dai nervi e dalle tensioni. (Diego Fares, sj) È un modo di guarire nella prospettiva della grazia, non in quella del dover essere.

La gioia sdrammatizza le situazioni. Essa nasce dall’aver assimilato la compassione e la misericordia di Gesù e genera il sorriso. La vocazione accolta con gioia ci fa amici del Signore per tutta la vita, senza gelosie e invidie, e con quella spontanea capacità di comunicare gioia. “L’attitudine umana più vicina alla grazia  divina è la gioia e il buon umore. É una grazia che chiedo al Signore  tutti i giorni perché ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con spirito di anima redenta”. (Papa Francesco). Frutto poi della gioia e del buon umore è il discernimento che ci fa sorridere di noi stessi, delle nostre “barelle” e della confusione che genera nei farisei legalisti che riprendono il paralitico guarito. Con il discernimento nella gioia si ha un’attenzione particolare a ciò che sembra non avere valore, si resiste alla tentazione di inserire tutto in categorie prestabilite, si accetta un certo  grado di incertezza e si permettere allo Spirito Santo di illuminare la via da seguire, per coinvolgersi nella vita concreta delle persone e camminare insieme, specialmente con i giovani.




Copertina.






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