Piccola raccolta di pensieri dalla "Gaudete et exultate"

Piccola raccolta di pensieri dalla "Gaudete et exultate"

Esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.


23 Aprile 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Dio ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. E’ la santità della “porta accanto”… della “classe media della santità”. San Giovanni della Croce, scriveva nel suo Cantico Spirituale che, a riguardo della santità, preferiva evitare regole fisse per tutti e delle sue poesie “ciascuno se ne poteva servire a modo suo”. Nella Chiesa santa e peccatrice si può trovare tutto quello di cui si ha bisogno per crescere in santità. “Afferro le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in modo straordinario” (Cardinale Van Thuan)

La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. Ciò che bisogna imparare a guardare è l’insieme della nostra vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona.

Non ci si santifica senza consegnarsi corpo e anima per dare il meglio di sé nell’impegno di costruzione del Regno di Dio. Non dimenticare che non è la tua vita che ha una missione ma che essa è una missione. Non aver paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Non aver paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio …. La santità non ti rende meno umano, è l’incontro della tua debolezza con la Grazia…non c’è che una tristezza, quella di non essere santi. Alcuni preferiscono un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo.

Quando qualcuno ha risposte per tutte le domande, dimostra di trovarsi su una strada non buona, è possibile che sia un falso profeta. La più grande saggezza che possa esistere consiste nel dispensare fruttuosamente ciò che si possiede e che si è ricevuto proprio perché fosse dispensato. In qualsiasi situazione Dio ti invita a fare quello che puoi, a chiedere quello che non puoi o a dire umilmente al Signore: dammi quello che comandi e comandami quello che vuoi (Sant’Agostino)

La grazia proprio perché suppone la nostra natura, non ci rende di colpo superuomini. La grazia agisce storicamente e ordinariamente, ci prende e ci trasforma in modo progressivo. Lasciamo che il Signore ci plasmi come il vasaio. La sua amicizia ci supera infinitamente, non può essere comprata da noi con le nostre opere e può solo essere un dono della sua iniziativa d’amore.

Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi… Solo a partire dal dono di Dio liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostri sforzi per lasciarsi trasformare sempre di più. La prima cosa è appartenere a Dio e a “offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1)

Che il Signore ci liberi dall’autocompiacimento egocentrico, dall’ossessione per la legge, dal fascino di esibire le proprie conquiste, dall’ostentazione della dottrina e del prestigio, dalla vanagloria nella gestione delle faccende pratiche, dalla realizzazione autoreferenziale. Alcuni danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo , spesso si riduce  e si reprime il Vangelo togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore.

Con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte. La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze (Santa Teresina di Lisieux). La misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli.

La grazia smorza la vanità e rende possibile la mitezza del cuore. Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui, è capace di fare silenzio davanti ai difetti dei fratelli, ed evita la violenza verbale che distrugge e maltratta, perché non si ritiene degno  di essere duro con gli altri ma piuttosto li considera “superiori a se stesso” (Fil 2,3).

Non dico che l’umiliazione sia qualcosa di gradevole, questo sarebbe masochismo, ma che si tratta di una via per imitare Gesù. Questo non è comprensibile sul piano naturale e il mondo ridicolarizza simile proposta. Il santo vive con gioia e senso di umorismo.

L’audacia e il coraggio apostolico sono costitutivi della missione. Però, come il profeta Giona sempre portiamo latente in noi la tentazione di fuggire o cercare un luogo sicuro che può avere molto nomi: individualismo, spiritualismo, dipendenza, sistemazione, ripetizione di schemi pre fissati… Dio va al di là dei nostri schemi, non teme le periferie. Al Signore non piace l’aria irrespirabile della nostra autoreferenzialità, per questo da dentro di noi bussa alla porta perché lo lasciamo uscire.

La santificazione è un cammino comunitario da fare due a due, è attenzione ai “piccoli particolari”: il vino che si sta esaurendo, offrire due monetine, un po’ di olio di riserva, vedere quanti pani qualcuno ha portato, un fuoco pronto e del pesce sulla griglia. Una comunità che vive e custodisce i piccoli particolari diventa evangelizzatrice.

Guarda la tua storia quando preghi e in essa troverai tanta misericordia. La preghiera non è pura contemplazione di Dio, senza distrazioni, come se i nomi  e i volti dei fratelli fossero un disturbo da evitare. Al contrario, è che la preghiera sarà più gradita a Dio e più santificatrice se in essa, con l’intercessione, cerchiamo di vivere il duplice comandamento che ci ha lasciato Gesù.

Il discernimento spirituale orante è un dono che bisogna chiedere al Signore. Esso è sempre necessario e non esclude mai l’apporto del buon senso e delle scienze umane, richiede di partire da una disposizione ad ascoltare il Signore, gli altri, la realtà. Una condizione essenziale per il progresso nel discernimento è educarsi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri.

“Dio ci vuole santi ma a modo suo!” Questo sarebbe il bel commento di P. Antonio Cavanis all’Esortazione Gaudete et Exultate, di Papa Francesco.

(Pensieri raccolti da p. Diego Spadotto)




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