TIMOR LESTE: in memoria di P. Giovanni De Biasio

TIMOR LESTE: in memoria di P. Giovanni De Biasio

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


30 Aprile 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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P. Giovanni De Biasio, nel libro “A serviço da Igreja e dos Jovens”, nella commemorazione dei 25 anni di presenza Cavanis in Brasile, constatava, con un velo di tristezza, che la Congregazione si era aperta alla missionarietà in ritardo, con molta fatica e tanti calcoli paurosi. Il carisma era ancora inteso come qualcosa di statico da “ripetere e da conservare” cosa da museo, direbbe papa Francesco, e non come dono dello Spirito da condividere nella missione evangelizzatrice della Chiesa, affrontando le sfide dei cambiamenti del mondo. Dal Vaticano II ad oggi la congregazione ha avuto momenti di “accelerazione” per recuperare i ritardo e momenti di stallo e di paura, con conseguente frenata della missionarietà “in uscita”. Ora, da alcuni anni, incoraggiati dalla Evangelii Gaudium si è ripreso il fervore missionario con l’apertura in Mozambico e presto in Timor Leste. La pazienza del Signore ci converte e ci aiuta a essere “pazienti, solleciti e in preghiera, nella speranza di frutto”, per realizzare la missione della Congregazione senza più ritardi e paure, ma con umiltà e in ascolto dello Spirito. La legge di ogni progresso è che esso si compia passando attraverso fasi di instabilità e che possa volerci, a volte, molto tempo per una vera conversione del cuore per realizzare quello che lo Spirito suggerisce, secondo le necessità del popolo di Dio.

Lo Spirito ci spinge oltre noi stessi e i nostri successi o insuccessi, basta non fermarsi a guardare soddisfatti o delusi a noi stessi e a quello che facciamo, le prospettive di ogni missione maturano gradualmente, lasciamole crescere, lasciamo che si formino, senza fretta eccessiva ma anche senza ingenue competizioni e arrivismi. Non siamo esseri umani che vivono una esperienza spirituale ma esseri spirituali che vivono una esperienza umana. L’Asia è il più vasto continente della terra ed è abitato da circa due terzi della popolazione mondiale, la Cina e l’India insieme, costituiscono quasi la metà della popolazione totale del globo. L’Asia è la culla delle maggiori religioni del mondo, quali il giudaismo, il cristianesimo, l’islamismo e l’induismo. E’ il luogo di nascita di molte altre tradizioni spirituali, quali il buddismo, il taoismo, il confucianesimo, lo zoroastrismo, il giainismo, il sikhismo e lo shintoismo, e milioni di persone seguono altre religioni tradizionali o tribali, con vari gradi di riti, di strutture e insegnamenti. La Chiesa ha il rispetto più profondo per queste tradizioni e cerca di intrecciare un dialogo sincero con i loro seguaci. I popoli dell’Asia sono fieri dei propri valori religiosi e culturali come l’amore al silenzio, la contemplazione, la semplicità, l’armonia, la non violenza, la disciplina, la sete di conoscenza e di ricerca. La Congregazione, accogliendo l’invito del vescovo di Dili, aprirà presto una missione in Timor Leste.

Se qualcuno pensa di atterrare in Timor Leste con qualche mega costruzione, è veramente fuori tempo. La missione non è di questo tipo. I missionari inviati vivranno in semplicità con la gente della stazione missionaria che il Vescovo di Dili ha destinato ai Cavanis, condividendo la vita quotidiana, camminando e faticando, impegnandosi a imparare e a prendersi cura dei ragazzi, specialmente, accompagnandoli nel cammino di fede. Si affiancheranno ai laici e ad altre istituzioni che si dedicano alla pastorale e all’educazione. Aiuteranno e saranno aiutati seminando gioia, speranza e fiducia nella Provvidenza. Nella storia della Congregazione, si può vedere chiaramente che il Signore ha inviato vocazioni quando è uscita da Venezia e dal Veneto e ha aperto seminari e opere in altre regioni dell’Italia e in America Latina, e dopo il 2000 in Africa e Asia. Vale la pena di ricordare che “le nuove aperture costano molto ma anche rendono tanto”, quando ci si fida della Provvidenza e non delle nostre paure, e si accetta la provocazione di Gesù fatta a Filippo: “dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare? Diceva così per metterlo alla prova” (Gv 1,15).

Il Signore ha messo alla prova anche P. Marco quando, nei suoi viaggi, Gesù gli faceva vedere “la povera gioventù dispersa” nelle varie città dove passava. Mette alla prova anche noi, oggi, quando prendiamo coscienza della situazione dei giovani nel mondo. C’è sempre la presa di coscienza tra le nostre forze reali e l’urgenza di fare qualcosa. Allora, c’è chi si chiude nel suo mondo e fa calcoli per sopravvivere e chi invece presenta al Signore “un ragazzo con cinque pani e due pesci”. Tutti i santi fondatori, all’inizio della loro avventura missionaria, hanno fatto quello che ha fatto Filippo: hanno presentato al Signore poco più di cinque pani e due pesci e hanno inviato uno o due missionari in altre terre. Dopo la prova il resto lo fa il Signore. Un piccolo esempio. All’inizio del secolo scorso alcuni salesiani, dopo molta perplessità del Rettore Maggiore, sono stati inviati in Vietnam. Oggi questo Paese è diverso dall’immaginario collettivo che si ha qui in Italia che è fermo agli anni 70 del secolo scorso. Il Paese vive una fase di sviluppo veloce e confuso, le vecchie tradizioni sono sostituite da tecnologie avanzate. Ora i 300 salesiani vietnamiti evangelizzano e formano la gioventù in molte scuole professionali. Tutti i missionari europei sono stati espulsi nel 1975. Altri 140 salesiani vietnamiti sono in altre missioni nel mondo. Speriamo che non si faccia più l’errore di pensare che il poco che noi abbiamo non conti nulla davanti al Signore. La Provvidenza, solo si farà presente se abbiamo il buon senso di mettere a sua disposizione il poco che abbiamo.




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