Due personalità opposte...

Due personalità opposte...

Due personalità opposte ma con una totale intesa sul comune obiettivo. Nessuno dei due voleva attribuirsi dei meriti; ambedue aspiravano a glorificare Dio.


09 Marzo 2016 alle 04h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Foto: Archivio 3C

Padre Antonio era calmo, riflessivo, riservato; Padre Marco, dinamico, focoso, temerario. Il primo incline alla meditazione filosofica e scientifica, il secondo naturalmente poeta e predicatore trascinante.


Due personalità opposte ma con una totale intesa sul comune obiettivo. Grazie a questa permanente unità d’intenti, anche quando emergevano dissensi prevaleva sempre la comune volontà di fraterna, serena armonia. Ciascuno, nel presentare i propri argomenti, ricercava non tanto di imporli quanto piuttosto di fornire all’altro elementi di stimolo affinché potesse arricchire e armonizzare la sua formulazione.


“Fu Padre Marco a fare tutto – diceva Padre Antonio – con la sua energia, il suo zelo e l’efficacia della sua parola. Effettivamente, che avrebbe potuto fare un poveraccio come me? In verità è lui, lui che ha fondato l’Opera”.


Padre Marco, a sua volta, affermava in perfetta buona fede: “Io sono il Pulcinella. E’ mio fratello che mi anima e dirige. Lui è la testa: io non sono che il suo umile portavoce”.


Nessuno dei due voleva attribuirsi sei meriti; ambedue aspiravano a glorificare a Dio.


In realtà i meriti erano più che condivisi. Ognuno dei due fratelli contribuiva all’opera con le proprie capacità che colmavano le carenze dell’altro. Così quando si presentava una difficoltà, mentre Padre Marco bussava alle porte dei potenti della terra, Padre Antonio bussava instancabilmente a quella celeste chiamando i bimbi e i giovani ad unirsi alla sua preghiera nella cappella, fino all’ottenimento della grazia che invariabilmente finiva per scendere a confermare la fede dei due santi fratelli.


Durante il lungo e travagliato cammino che fu la loro vita non persero un solo attimo di tempo. Occupate in permanenza a posare tenacemente pietra su pietra, le loro mani elevarono l’edificio delle Scuole di Carità. La carità, vale a dire l’amore, costituì la base, il corpo ed il culmine della loro opera.






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