Il mese di marzo dell’Anno giubilare della Misericordia è ricco di appuntamenti...

Il mese di marzo dell’Anno giubilare della Misericordia è ricco di appuntamenti...

Marzo 2016 (Circolare - Preposito Generale)


09 Marzo 2016 alle 04h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Messaggio del Preposito Generale.

Carissimi Confratelli e Collaboratori laici,

Grazia, misericordia e pace da parte di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo! Il mese di marzo dell’Anno giubilare della Misericordia è ricco di appuntamenti che ci invitano ad entrare nel processo di conversione personale e comunitario proprio di questo periodo di Quaresima, e allo stesso tempo ci aiutano a ritemprare le nostre forze nell’impegno di vivere il Carisma Cavanis.

Celebreremo il dies natalis del Venerabile P. Antonio Cavanis il 12 marzo e del Venerabile P. Basilio Martinelli il 16 marzo, poi la solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria il 19 marzo, e la Santa Pasqua il 27 marzo.

Il cammino quaresimale ci conduce alla celebrazione della Pasqua, centro della nostra salvezza. La Quaresima è un tempo “forte”, un tempo di conversione, durante il quale ci impegniamo a vivere il Battesimo e la Consacrazione religiosa in modo più autentico. Sarà vero?

Corriamo il pericolo di predicare agli altri e di non lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito. Papa Francesco ci suggerisce di praticare le Opere di Misericordia corporale e spirituale, di non rimanere indifferenti di fronte alla miseria, alla violenza e alla povertà, di reagire di fronte alla realtà del male. Questo è tempo di grazia, per un rinnovamento spirituale e comunitario che ci avvicini a Dio, per aderire con fiducia al suo Vangelo, per guardare con gli occhi del cuore i nostri fratelli ed “essere misericordiosi come il Padre”. Tutti noi abbiamo bisogno di migliorare, di cambiare in meglio. La Quaresima ci aiuta a uscire dalle abitudini stanche, e dalla pigra assuefazione alla mondanità e ai nostri interessi meschini che narcotizzano e assopiscono il nostro spirito.

Carissimi, Cristo risorto ci chiama a essere suoi testimoni e ci dona la forza del suo Spirito, per esserlo davvero. È necessario dunque stare con Lui.

I nostri cari Padri Fondatori, il Venerabile P. Basilio e San Giuseppe, pur essendo santi con caratteristiche differenti secondo le varie epoche nelle quali sono vissuti, hanno in comune la profonda comunione con Dio e il fare la volontà di Dio, sempre e in tutte le circostanze della vita.

Giuseppe era “giusto”, di una giustizia che lo rendeva, come già gli antichi Patriarchi, un uomo di Dio, un uomo di fede e di obbedienza alla volontà di Dio. Giuseppe aveva creduto al Dio dell’Alleanza senza tentennamenti. Aveva offerto a Lui la sua vita e, da pio israelita, meditava la Parola del Signore notte e giorno. Col Salmista, nel segreto della sua stanza interiore, rivolgeva a Dio la sua preghiera: “Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia” (Sal. 118, 34).

“Ti prego Signore di poter sempre pregare”(testimonianza di P. Casara – in Positio XIX, 2, 858-860), ripeteva P. Antonio Cavanis; e nella comunione continua con il Signore incontrava la forza di affrontare le sfide della vita e della nascente Congregazione, per accogliere con amore di Padre misericordioso ragazzi e giovani e dedicare a loro tutta la sua vita. Una volta compresa la missione alla quale Dio lo chiamava, vi si è dedicato con tutte le sue forze e nel fare la volontà di Dio era la sua pace. 

“Facciamoci santi!” era questa la proverbiale espressione che P. Basilio ripeteva spesso, e che è stata programma della sua vita. P. Basilio era straordinario nell’ordinario perché ha speso tutta la sua vita nella quotidiana monotonia tra la Scuola, il Confessionale, la Vita di comunità e la correzione dei compiti nella sua stanza, sempre in comunione con Dio, con una tale intensità di amore, di semplicità e di umiltà da rendere straordinaria la sua vita. La santità infatti non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare le cose ordinarie con straordinario amore, lasciando agire Dio. È l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia; è avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e nel servizio al prossimo. 

Seguendo il loro esempio, anche la nostra personale risposta alla chiamata alla santità deve essere fondamentale e decisiva. È questa la condizione non solo perché il nostro personale apostolato sia fruttuoso, ma anche, e più ampiamente, perché possiamo mostrare al mondo il volto misericordioso del Padre. 

Papa Francesco, del quale Domenica 13 marzo ricorderemo il 3° anniversario di elezione al soglio di Pietro, a conclusione dell’Anno della Vita Consacrata ci ha tracciato un cammino di santità fatto di profezia, prossimità e speranza. Soprattutto ha insistito sulla prossimità, farci prossimo degli altri a cominciare da quelli di casa nostra. È un bell’esercizio di carità; e ci fa percorrere la strada della santità quando non usiamo il terrorismo delle chiacchiere, quando non sparliamo degli altri, quando non mettiamo in giro critiche superflue o malignità gratuite. Le chiacchiere distruggono le Comunità e le Opere. 

Lasciamoci riconciliare con Dio (cfr 2Cor 5,20): accogliamo l’invito di San Paolo; chiediamo al Signore con cuore sincero e con animo coraggioso di allontanare da noi tutto ciò che ci separa da Lui ed è in contrasto con la missione che abbiamo ricevuto. Il Signore, ricco di misericordia e grande nell’amore, ci esaudirà. C’è una celebre frase dello scrittore francese Léon Bloy, il quale, negli ultimi momenti della sua vita, diceva: «C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi», ma aggiungeva anche: «per l’uomo che prega molto non esistono disperazione né amara tristezza». 

San Giovanni Paolo II ha detto: “Mi sia permesso notare che i Santi non invecchiano praticamente mai, che non cadono mai in prescrizione e restano continuamente i testimoni della giovinezza della Chiesa. Essi non diventano mai personaggi del passato, uomini e donne di ieri. Al contrario sono sempre gli uomini di domani, gli uomini dell’avvenire evangelico dell’uomo e della Chiesa, i testimoni del futuro” (a Lisieux, 2 Giugno 1980). 

Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio e dall’esempio di tanti testimoni. Il Signore ci chiama a essere santi nell’amore. Quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste … Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto. 

Carissimi, nella Prima Lettera di san Pietro ci viene rivolta questa esortazione: “Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo” (4,10-11). Ecco l’invito alla santità! 

Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme e... i santi fanno altri santi. 

Con questi sentimenti auguro a tutti una Pasqua di Risurrezione! Accogliamo la grazia, la misericordia e la pace del Risorto e nella sua luce saremo Suoi testimoni; ogni nostro gesto di amore e di misericordia sarà memoria e annuncio della sua Risurrezione. 


Roma, 3 Marzo 2016 
P. Pietro Fietta, Preposito Generale






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