Cavanis in Mozambico, tutto per la gioventù

Cavanis in Mozambico, tutto per la gioventù

Vi presentiamo la pastorale che siamo impegnati a svolgere in questa terra di missione, a Macomia - Mozambico.
25 Luglio 2018 - Di Padre Clément Boke Mpamfila, CSCh



È un’opportunità che offriamo loro perché tornino a sperimentare la gioia e la speranza che hanno perso.

Vi presentiamo la pastorale che siamo impegnati a svolgere in questa terra di missione, a Macomia (Mozambico) e le difficoltà che attualmente incontriamo. La presenza dei Padri Cavanis in Mozambico è un segno di speranza per questa gioventù che non ha un futuro rassicurante, vive in estrema povertà, ed è quasi ignorata nelle agende mondiali. Il nostro umile obiettivo è portare un volto nuovo, paterno, accogliente e amorevole secondo la preziosa eredità lasciataci dai nostri venerabili Padri Fondatori, Antonio e Marco Cavanis.

Ogni settimana organizziamo incontri di formazione e giochi con bambini e giovani della città di Macomia. È un’opportunità che offriamo loro perché tornino a sperimentare la gioia e la speranza che hanno perso. Speriamo di riuscire a mostrare che hanno un posto di rispetto in questo mondo e renderli consapevoli della loro dignità di persone, create a immagine e somiglianza di Dio e che, nonostante tutto, hanno valore agli occhi del Padre, anche se sono ignorati ingiustamente dalla società. Questa consapevolezza può essere un elemento di speranza e di risveglio.

Recentemente abbiamo iniziato nella nostra parrocchia la pastorale dell’infanzia ed adolescenza missionaria. Abbiamo organizzato una squadra di calcio in un quartiere dove molti giovani non studiano, si danno all’alcool, al banditismo e alla prostituzione. Creando questa squadra di calcio in questo quartiere, ci siamo posti come obiettivo tentare di “riunire” i giovani che sono “dispersi”, occupando il tempo in qualcosa di buono e allontanandoli dai vizi. Stiamo strutturando un piccolo coro infantile con il nostro religioso Jeancy, ma con grande difficoltà perché mancano gli strumenti appropriati. Stiamo iniziando alcune squadrette di  pallavolo con bambini e adolescenti. Per ora giochiamo in un terreno di fortuna e non abbiamo un campetto di pallavolo. Speriamo e contiamo sulla Provvidenza e sulla generosità dei buoni.  La nostra forza nella missione dipende anche dalla gioia e dalla felicità che viene mostrata ai bambini che educhiamo. Per renderli felici è necessario offrire loro condizioni migliori.

In Parrocchia e nelle piccole comunità, ci sforziamo di rafforzare il livello di conoscenza cristiana del Vangelo, attraverso una catechesi di base e diversi incontri di formazione e condivisione. La nostra Diocesi è molto povera e dominata dalla presenza musulmana. Il livello di istruzione è molto basso e le persone non hanno interesse a studiare. La maggior parte dei giovani che studiano non ricevono una buona formazione a causa della mancanza di educatori qualificati. Per noi Cavanis questa è una sfida. Come Pastori, facciamo il possibile per rispondere alle aspettative della gente, specialmente visitando e animando regolarmente le comunità della savana.

Attualmente incontriamo difficoltà per visitare le comunità. Il Paese sta attraversando una accentuata crisi politica. C’è un gruppo ribelle chiamato “Alisciabab” che sta terrorizzando le persone nella Provincia in cui noi lavoriamo. Due delle nostre comunità sono state vittime di questo gruppo. Hanno ucciso persone con il machete e bruciato tante case. Questo gruppo ribelle non rivendica nulla, il loro leader non è identificato. Uccidono solo gli uomini.

Fanno parte di questo gruppo, uomini di diversi villaggi, usati, manipolati, ingannati con denaro e promesse di una vita migliore. Molti che hanno ricevuto soldi non volevano diventare membri del gruppo, non volevano entrare nella foresta per unirsi agli altri. Ora, sono perseguitati insieme alle loro famiglie. Altri, che hanno ricevuto soldi, rimangono in città per dare informazioni a coloro che stanno organizzando gli attacchi. La situazione è confusa.

Nonostante questa drammatica situazione, ho visitato una comunità che è stata attaccata; sei persone hanno perso la vita tra cui, tre cristiani; sono state bruciate duecentoventuno case, la Cappella è stata saccheggiata e il tabernacolo distrutto; fortunatamente non c’erano Ostie consacrate. Ho fatto questa visita sotto protezione dei militari che mi hanno accompagnato. Ho celebrato la Messa e ho portato un piccolo aiuto materiale a questa gente. I militari mi hanno proibito di scattare foto, anche all’interno della Cappella. Appena finita la Messa, i militari non mi hanno dato il tempo di conversare con i cristiani del posto. Con un po’ di tristezza ho dovuto tornare in paese.

 


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