Istituto Cavanis 



Unità nella internazionalità e diversità culturale

Unità nella internazionalità e diversità culturale

Capitolo Generale 2019


03 Settembre 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Padre Diego Spadotto CSCh


3C

Confratelli di tutte le parti territoriali si incontreranno in Capitolo generale 2019 per rivedere la fedeltà dei Cavanis a Dio, al Vangelo di Gesù e ai Fondatori P. Antonio e P. Marco. Prometteranno di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, per conoscere la volontà di Dio in questo momento della storia della Congregazione.Il Capitolo generale 2019, sarà il primo veramente internazionale e multiculturale, un tempo di grazia e di speranza.Affronterà i temi dell’identità religiosa e carismatica, dell’unità nella diversità, le problematiche di carattere giuridico/organizzativo legate alla nuova fisionomia internazionale della Congregazione, alla multiculturalità e alla formazione. La attuale legislazione Cavanis, fondamentalmente, risale a quando la Congregazione era formata dalla parte italiana e dagli inizi delle parti territoriali Brasile/Regione Andina. Èuna legislazione “ingessata” che non è stata fatta a partire dalla realtà e dall’esperienza propria della Congregazione, ma basandosi su altre legislazioni e su ipotesi di possibili sviluppi, senza crisi e grandi cambiamenti.Nessuno prevedeva gli enormi e rapidi cambiamenti di questi ultimi anni, nel mondo e nella Chiesa. 

Ora la Congregazione è cambiata, ha bisogno di uomini di fede robusta che li metta in crisi, e di una legislazione “snella e malleabile” che parta dall’esperienza fatta nell’internazionalità e multiculturalità. Questo permetterà di accompagnare le continue trasformazioni della Congregazione “in uscita”, in relazione ad opere e attività specifiche, al governo centrale e delle parti territoriali e alla formazione. I Capitolari,nel discernimento sulla realtà attuale della Congregazione, dovranno avere presenti, in particolare, gli orientamenti di Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, della Congregazione per la Vita consacrata e gli insegnamenti dei due Sinodi sulla Famiglia“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”Questo permetterà di individuare “l’urgenza di concentrare l’attenzione sulla persona del religioso Cavanische, come uomo di Dio, consacrato e apostolo, deve essere capace di sintonizzarsi pienamente con le famigliee i giovani di oggie con il loro mondo, per evangelizzarli, prepararli alla vita e accompagnarli all’incontro con il Signore, con la convinzione di non poter svolgere questa missione senza la collaborazione dei laici. I capitolari si preparino ad ascoltare i giovani, specialmente i più poveri e bisognosi e quelli privati dei diritti fondamentali.

La realtà della gioventù si presenta molto complessa e diversificata, non è uniforme né semplice e spinge i religiosi Cavanis a compiere passi nella direzione di una maggiore radicalità, coraggio e conversione, alla luce del Vangelo e della fedeltà al carisma. Nei vari Paesi dove la Congregazione è presente, ci sono Confratelli che vivono una chiara opzione per i più poveri, altri che si rifugiano in spazi di vita comodi e confortevoli; altri che vivono la missione condivisa con i laici come un dono e altri che accettano che i laici siano dipendentima rifiutano di condividere la missione e ciò che essa comporta. I giovani confratelli in formazione, sognano di impegnare tutte le forze per la gioventù per “non deludere le profonde aspirazioni dei giovani?”(Papa Francesco). Questa realtà farà aprire gli occhi ai capitolari e li renderà sensibili alla necessità di veri cambiamenti? Èun cammino da farsi insieme e richiede a tutti di orientare lo sguardo ai Fondatori, essi non sono un semplice ricordo del passato, ma una presenza, viva, operosa e protesa al futuro, “uomini di Dio”di fede filiale e di passione apostolica per i giovani, veramente padri della gioventù.Oggi non siamo chiamati a ripetere  quelloche loro hanno fatto, ma a vivere comeloro con creatività e docilità allo Spirito Santo

Creatività e docilità riguardano non solo il carisma ma anche la formazione,che non è più intesa come una successione di tappe che si concludono con la professione perpetua, con l’ordinazione presbiterale o come acquisizione di conoscenze di natura filosofica, teologica, pedagogica o psicologica. Non va confusa con un progetto individuale, senza la certezza di aver compiuto un percorso personale e profondo di identificazione con la vocazione e la vita fraterna. Creatività e docilità riguardano anche lareciprocità nella relazione tra religiosi e i laici, nella missione condivisa.La reciprocità non annulla le differenze: il religioso conserva la propria identità consacrata e non “agisce da laico” e viceversa. Essa aiuta a vivere relazioni fraterne e di amicizia, ricche di umanità, di maturità e rispetto, per non “clericalizzare”i laici. L’identità nello stesso carisma deve sempre essere garantita e assicurata da un sistema di accompagnamento tra Cavanis e laici e di monitoraggio nella gestione delle opere e delle varie funzioni.

La formazione dei laici è un’autentica sfida nella gestione delle opere.Ci sono modelli di gestione errati ed equivoci dove i religiosi si sentono “padroni e capi”e volentieri ostentano il “potere”; in altri modelli pastorali i religiosi sono “guide”, compagni e formatori nel sistema educativo, valorizzano l’apporto della specifica condizione dei laici, uomini e donne,la cui presenza non è quella di “dipendenti statali”.A religiosi e laici, é chiesta apertura di mente e di cuore per condividere la missione con responsabilità reciproca.Alla gente non interessa sapere “chi sono i Cavanis”ma da che parte stanno,se stanno dalla parte della “povera gioventù dispersa”.




Copertina.






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