Solennità di San Giuseppe Calasanzio

Solennità di San Giuseppe Calasanzio

Lettera del Rev.mo P. Preposito Generale
24 Agosto 2018 - Di P. Pietro Fietta, Preposito Generale



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Lettera del Rev.mo P. Preposito Generale
in occasione della Solennità di San Giuseppe Calasanzio

Carissimi confratelli e Collaboratori laici, l’annuale ricorrenza della solennità di San Giuseppe Calasanzio, Patrono della nostra Congregazione, richiama alla mente molti ricordi di tanti nostri santi educatori e risveglia in noi la volontà di vivere pienamente la nostra missione a servizio dei giovani. Inoltre la festa del nostro Santo è occasione propizia per rinsaldare i legami spirituali che ci uniscono nella Famiglia Calasanziana e per sentire sempre più pressante la nostra chiamata alla santità.

I nostri santi Padri Fondatori hanno scelto fin dal 1805 S. Giuseppe Calasanzio come protettore delle Scuole di Carità e come modello preferito a cui ispirare la loro vita di educatori e di sacerdoti. Da lui assimilarono le proprie preferenze per la gioventù specialmente povera, la donazione di se stessi nel pieno disinteresse e con vero spirito di carità e gratuità, ne imitarono le grandi virtù affrontando con fortezza e costanza ogni sorta di contraddizioni, e praticando lo spirito di povertà e umiltà, come sommamente conveniente a chi si dedica all’educazione della gioventù povera.
 

Il metodo usato dal Calasanzio e dai Cavanis nell’educare la gioventù non fu quello che riprometteva loro guadagni, onori, reputazione, ma il loro metodo fu la Carità che hanno attinto dal Crocifisso e che fondarono sul sacrificio. Non dimentichiamo che per i Cavanis le principali virtù dell’educatore derivano dalle cinque piaghe di Cristo sulla croce: vigilanza, sollecitudine, pazienza, speranza di frutto, e orazione


Da ricchi che erano, il Calasanzio e i Cavanis hanno saputo farsi poveri con i poveri, piccoli con i piccoli, umili con gli umili; hanno saputo essere pazienti, benigni, sobri, felici di poter arricchire i giovani della scienza e dell’amore di Dio.

Essi si preoccupavano in preparare i maestri che dovevano essere intelligenti, saggi e onesti, rivestiti di ogni sorta di virtù. Dovevano insegnare le virtù più con l’esempio che con le parole, dovevano essere umili per quanto sapienti, dignitosi per quanto affabili, pazienti per quanto disinteressati per garantire una solida formazione agli alunni considerati sempre come figli.
 

Anche se i tempi sono cambiati e nuove sfide si presentano oggi a chi si dedica all’educazione dei giovani, questi princìpi mantengono validità e attualità inconfutabili ed è indispensabile per tutti noi, religiosi e laici, il riferimento ai nostri modelli originari per vivere un processo di rinnovamento continuo ed essere “veramente padri dei giovani.


Quando sabato sera 11 agosto sono stato al Circo Massimo a Roma, dove erano radunati circa settantamila giovani per l’incontro con Papa Francesco, dentro di me si sono risvegliati tanti sentimenti di gioia per vedere un numero così grande di giovani che trasmettevano tanta vitalità con i loro canti, di speranza perché ci sono anche in Italia giovani che alimentano la speranza di un futuro migliore, e allo stesso tempo un po’ di rammarico per non avere anche noi organizzato qualche gruppo per partecipare a questo evento.

Riflettendo mi dicevo che non basta parlare dei giovani, bisogna parlare con i giovani; non basta lamentarsi, bisogna impegnarsi; non basta criticare, dobbiamo fare. Dobbiamo alimentare i sogni dei giovani – ha detto il Papa al Circo Massimo – incoraggiarli ad andare avanti e sostenerli con la nostra testimonianza gioiosa, perché, ha detto il Papa, “la Chiesa senza la testimonianza è soltanto fumo”.

Durante l’Assemblea della Congregazione (realizzata a Roma dal 12 al 18 agosto) che ha visto la presenza di Padri Cavanis provenienti dai vari Paesi dove è presente la nostra Congregazione, ho potuto rallegrarmi e apprezzare il tanto lavoro di educazione ed evangelizzazione che i Cavanis realizzano nel mondo.

Stiamo lavorando per costruire una società più giusta e più umana. Una società nella quale i giovani ritornino ad essere, come è sempre stato nel passato e nella storia, i veri motori della crescita e protagonisti dell’innovazione.

Il nostro Carisma è più che attuale e sta diffondendosi nel mondo per il bene dei ragazzi e dei giovani in dieci Paesi, considerando anche l’ultima apertura missionaria di Timor Est iniziata in questo mese con l’arrivo a Dili di P. José Valdir Siqueira e P. Robert Fallera.

Nessuno può mettere in dubbio il valore di una vera educazione che è fondamentale per promuovere la società civile in tutte le epoche e in tutti i tempi. San Giuseppe Calasanzio e i nostri Fondatori hanno capito che per affrontare i mali del loro tempo era necessario dedicarsi pienamente all’educazione. Nel loro tempo sono stati innovatori coraggiosi al servizio dei poveri e dei giovani. Hanno saputo leggere i segni dei tempi e dei luoghi percependo il degrado morale e spirituale di tanti ragazzi delle borgate romane e dei sestieri di Venezia; hanno operato prima di tutto una vera conversione in loro stessi (hanno abbandonato una carriera onorata) e poi sono stati veri riformatori, testimoni del Vangelo everi padri dei giovani. Guidati dalla forza dello Spirito hanno vissuto pienamente il Vangelo della carità donando la loro vita perché altri avessero più vita.

Le difficoltà del tempo presente non devono farci perdere d’animo nel lottare per una causa tanto nobile. Impariamo anche noi a riporre la nostra fiducia in Dio, e a dire con il nostro Santo: lasciamo fare a Dio; e con i nostri Fondatori: sola in Deo sors. Questo non vuol dire abbandonarci a una rassegnazione passiva, ma fare tutto quello che dipende da noi lasciando poi il risultato a Dio. “Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità” (Rm 12, 11-12).

Se siamo travagliati – diceva P. Marco – non siamo afflitti perché ci conforta assai la buona riuscita della nostra carissima gioventù e la speranza ben ferma che il Signore sia per benedire ogni cosa (269–II).

Accogliamo la raccomandazione che ci viene da San Giuseppe Calasanzio: constantes estote et videbitis auxilium Domini super vos. Sentiamoci “santamente orgogliosi” per essere stati chiamati da Dio a seguire la scia luminosa di santità lasciataci da S. Giuseppe Calasanzio e dai nostri Fondatori, i venerabili P. Antonio e P. Marco Cavanis. Essi facilitano il nostro cammino e ci ripetono con S. Paolo:“Siate miei imitatori come anch’io lo sono di Cristo” (1 Cor 11,1).

 

Se è vero, come è vero, che il vero missionario è il santo, possiamo concludere che la santità è missionaria; il Calasanzio e i nostri Fondatori ci spingono alla missione con nuovi metodi, nuovo ardore e nuove espressioni. Ci benedicano e ci aiutino a rinnovarci nello spirito di santità per essere i missionari dell’amore del Padre, per rivelare il volto paterno di Dio ai piccoli, ai giovani e ai poveri e per aiutare le famiglie a diventare “scuole di carità”.


Su tutti invoco la protezione di San Giuseppe Calasanzio e con P. Marco ripeto anche a voi le parole che diceva al suo fratello: Datevi un coraggio massimo da leone, e dite meco con fede: in Deo meo transgrediar murum (207-IV).

Ricordo tutti nella preghiera e nella messa celebrata a San Pantaleo presso la tomba del nostro Santo.

Roma, 25 Agosto 2018 – Solennità di San Giuseppe Calasanzio, nostro Patrono
P. Pietro Fietta - Preposito Generale






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