Le opere di Misericordia, porte per trovare Misericordia

Le opere di Misericordia, porte per trovare Misericordia

Anno Santo della Misericordia


01 Marzo 2016 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Formazione.

Benedetto XVI, ancora prima di essere eletto Papa, nella Via Crucis del 2005, scriveva: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio tra coloro che nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui. Quanta superbia, quanta autosufficienza. Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. Le vesti e il volto così sporco della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi a sporcarli”. Durante il suo pontificato, poi, ha sofferto molto, per “pulire” la Chiesa. Ha fatto la sua parte. Oggi, a distanza di undici anni, Papa Francesco continua questo lavoro di “pulizia”: “Profitto mondano e esibizionismo che trasforma il servizio in potere, usando, spesso, la calunnia e la maldicenza o qualsiasi altro mezzo pur di raggiungere lo scopo, devono essere smascherati e banditi definitivamente dalla Chiesa e dalla vita di ogni cristiano”. La Chiesa e il mondo hanno bisogno del Giubileo della Misericordia del Padre e di persone misericordiose che fanno le Opere di misericordia del Padre, sapendo che troveranno misericordia. L’Anno Santo è una occasione di grazia per misurarsi non solo sulle “Opere di misericordia corporale” ma anche sulle “Opere di misericordia spirituale”:

“Consigliare i dubbiosi”: “Temete chi dice che non ha dubbi”. In questo mondo così confuso siamo tutti avvolti nella nebbia del dubbio, dell’insicurezza provocata dagli scandali. E’ opera di misericordia lavorare umilmente per formare la coscienza critica della gente, a saper discernere i segni dei tempi, a distinguere il bene dal male, a fare scelte fiduciose secondo Dio. Dubita e ne ha il diritto, chi crede in qualcosa di bello e di buono; chi ha una fede umile. Viviamo un tempo in cui per essere moderni o, peggio, post-moderni, non bisogna credere più a niente. É una benedizione avere il pensiero rivolto in alto nella sconfitta e non farsi abbassare da essa; è bene camminare sui vecchi sentieri senza lasciarsi sfuggire nulla di ciò che è nuovo. La “Madre del buon consiglio” interceda dallo Spirito Santo il dono del Consiglio.

“Insegnare a chi non sa”: “Aiutare i fratelli più deboli a non aver paura di ad aprire gli occhi sulla realtà”. Il problema educativo è il problema dei problemi dei nostri giorni. A causa della mancanza di testimonianza, di esempi validi e propositivi, di capacità educative nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni che dovrebbero favorire l’educazione. Fa molto bene pensare che “la conversione del mondo antico al cristianesimo non fu il risultato di un’attività missionaria pianificata ma fu frutto della fede, nel modo come si rendeva visibile nella vita dei cristiani”. Oggi, l’indifferenza del mondo verso il cristianesimo si fonda sulla caduta di verifica della fede nella vita dei cristiani. L’ “andate e insegnate a tutte le genti”, l’evangelizzazione non si realizza con teorie astutamente escogitate, che hanno portato all’insuccesso anche la catechesi moderna, ma con la testimonianza di vita dei cristiani.

“Sopportare pazientemente le persone moleste”: “La Provvidenza ci fa crescere nella pazienza e nel coraggio di smascherare con lucidità e senza fanatismi la violenza verbale e fisica”. “Beata te perché hai creduto” e pazientemente hai sopportato i tuoi vicini e le loro critiche. Beati quelli che credono nella pazienza misericordiosa e si affidano alla Provvidenza. Nell’episodio evangelico narrato da Luca, tre volte l’angelo prende la parola: per salutare Maria, per svelarle la chiamata divina, per spiegarle come si compirà il piano di Dio. Maria reagisce pazientemente, rimane turbata, confessa che ancora non conosce uomo; infine, dà il proprio assenso fidandosi di Dio. Può accadere che si creda di fidarsi di Dio e della sua pazienza, ma in realtà non ci si fida e non si ama: “la carità è paziente, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto…” (1Cor 13). “Consolare gli afflitti”: “Quando non c’è via d’uscita chiedi aiuto, per trovare chi ti consola con la stessa consolazione con cui anche lui è stato consolato da Dio”. Il Beato Mons. Romero, in una celebrazione eucaristica per madri di desaparecidos fece di Maria il loro modello, la Consolatrice degli afflitti: “Sin dall’inizio, da quando cioè presenta il suo figlio al Tempio, Maria si sente dire che una spada trafiggerà la sua anima”. Nessuna di voi ha sofferto come Maria perché nessuna di voi madri ha portato durante tutta la sua vita una profezia come Maria sin da quando cullava il bambino nelle sue braccia. Nessuna di voi madri ha udito agli inizi della vita dei propri figli un profeta che vi annunciava la fine terribile e sanguinosa del vostro figlio. Se una madre, come accadde a Maria, sapesse fin dall’inizio che il figlio sarebbe morto tragicamente e che il suo cuore sarebbe stato trafitto da una spada, tutta la sua vita sarebbe un calvario e una sofferenza indicibile”. 

“Ammonire chi cade nell’errore”: “Accompagnare, non giudicare, sempre testimoniare”. Al pozzo di Giacobbe (Gv 4, 6-7), Gesù non è solo “stanco” ma anche “solo”. Si siede vicino a un pozzo, ha sete. Chiede da bere alla prima persona che arriva al pozzo, ma poi non beve. La donna samaritana venuta per attingere acqua, finisce per non attinge né per sé né per Gesù. Gesù, nemmeno mangia ciò che i discepoli gli hanno portato. Anche in loro, frettolosi nel giudizio su Gesù e sulla donna, c’è troppa ricerca di star bene con Gesù e poco interesse di come sta Gesù e ancora meno di quale sia la situazione di quella povera donna. Gesù ascolta, parla con la donna, non giudica, non condanna, ma testimonia la misericordia del Padre e la salva. “Perdonare le offese”: “La grazia del perdonare viene dell’essere perdonati con infinita Misericordia”. E’ stato detto: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, piaga per piaga” (Es 21,23). Ma: “Signore se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,21-22); “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44) Nella nostra società, nonostante una lunga cultura cristiana, è più radicata l’idea del conflitto, dell’odio che quella del perdono. Ma in una società dove culturalmente non si insegna il perdono, in tutte le sue dimensioni, aumenta a dismisura la violenza, l’odio, la paura distruttiva e l’infelicità contagiosa, la cecità che impedisce di vedere e di ammettere, di accettare e di curare i propri limiti e quelli degli altri. 

“Pregare per i vivi e per i morti”: “ Imparare ad osare un amore impotente”. La Misericordia del Signore supera il nostro “amore impotente” e si estende “di generazione in generazione su quanti lo onorano”, ma anche su quelli che ancora in vita “non sanno quello che fanno” e, per le preghiere di quanti hanno fede nella “Resurrezione di Cristo e nella resurrezione della carne”, si estende anche sui defunti dei quali “Lui solo, il Padre, conosce la fede”. La preghiera alimenta pensieri positivi, che diventano parole di speranza e si trasformano in comportamenti di rettitudine e opere di misericordia che, a loro volta, diventano i valori che segnano il nostro destino e trasformano la società. Testimoniare all’uomo d’oggi, attraverso la preghiera, il senso della vita e del limite dell’esistenza umana, significa risaltare il primato della Misericordia di Dio e la Missione di Gesù venuto perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza.

P. Diego Spadotto CSCh
Anno Santo della Misericordia




Copertina.






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