Le opere di misericordia dei cristiani di una Chiesa "in uscita"

Le opere di misericordia dei cristiani di una Chiesa "in uscita"

Anno Santo della Misericordia


04 Aprile 2016 alle 05h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Formazione.

L’espressione “Chiesa in uscita” è molto cara a Papa Francesco. Ma quali sono i cristiani che devono “uscire” e da “dove” devono uscire? Secondo Francesco devono uscire quei cristiani che sono “malati di tecnologia”, come se questa fosse il toccasana per tutti i mali; devono uscire i cristiani “malati di sociologia religiosa”, che passano il tempo facendo analisi sopra analisi senza sporcarsi le mani nella realtà sofferta di tanti uomini e donne che sono fratelli; devono uscire anche quelli che sono malati di “spiritualità psicologica” e sono involuti nei meandri della autoreferenzialità; anche i malati prigionieri dei “galatei liturgici” devono uscire e ritrovare la freschezza della spontaneità e della gioia delle celebrazioni. 

Per tutti costoro la cura suggerita è l’impegno serio e costante nelle Opere di Misericordia Spirituale e corporale. Una cultura miope che si lascia guidare dagli interessi di pochi, anziché dal bene comune, una politica che si fa razzista e dimentica sempre gli ultimi, con la scusa che non ce n’è per tutti, una Chiesa chiusa in se stessa come gli Apostoli nel Cenacolo, sono le “braccia corte” che non aiutano i poveri e i sofferenti.

Gesù risolve il binomio pane/poveri non con una soluzione comoda e sbrigativa suggerita dagli Apostoli “andare per le campagne e villaggi vicini e comprare da mangiare”, ma con una risposta precisa e di autorità: “voi stessi date loro da mangiare” e comanda di distribuire il frutto di una “moltiplicazione” di cinque pani e due pesci. Fare questo, in memoria di Gesù, con misericordia e perseveranza, significa usare bene la fantasia della carità che riceve, distribuisce e ne avanza ancora. Nessuno deve rimanere senza il cibo necessari alla crescita fisica e morale e senza il Pane della Parola e dell’Eucaristia, altrimenti invece dell’amore trionfa l’ipocrisia. “Mangia, mangia così cresci”, ci dicevano quando eravamo piccoli. Mangiare il pane quotidiano, il pane della cultura e del sapere, il pane della fraternità, il pane della gioia, il pane della Parola di Dio, il Pane del Corpo di Cristo. In questo nostro mondo, è sotto gli occhi di tutti, che “i ricchi hanno problemi di bilancia, i poveri hanno problemi di bilancio; molti sono in affanno per smaltire l’eccesso di calorie, i poveri, invece, sono in cronica ricerca di calorie; per tenere alti i prezzi, l’eccesso di frutta prodotta è distrutto dalle ruspe e l’eccesso di latte che supera le “quote” è buttato via”. Così “sperperando il patrimonio” del Padre, come il Figlio prodigo, i poveri sono costretti a “mangiare le carrube dei porci ma nessuno le dà loro” (Lc 15,11).

Il cassonetto dell’immondizia è il simbolo di quella “cultura dello scarto” di cui parla spesso Francesco. Usa e getta. Molti di noi sono nati in un’epoca in cui le cose si aggiustavano e non si buttavano, si riciclavano in casa. Le cose oggi hanno vita breve, purtroppo anche i valori e le persone che valgono finché producono, poi sono da rottamare. San Basilio di Cesarea scrive: “All’affamato appartiene il pane che metti via: all’ignudo i vestiti che conservi nei tuoi armadi; al povero il denaro che tieni nascosto”. Essere Chiesa in uscita é ritrovare la gioia della solidarietà e della moderazione per essere persone libere da condizionamenti. “Se non puoi nutrire un centinaio di persone, allora, alimentane una sola” dice un detto di saggezza cristiana. “Non di solo pane…” lo ricordava anche Madre Teresa di Calcutta: “La fame d’amore è molto più difficile da rimuovere della fame di cibo”; faceva eco a Gandhi: “Ci sono persone nel mondo così affamate che Dio non può apparire a loro se non in forma di pane”.

La fede prima di essere dottrina è vita vissuta. Qualcuno dice che le Opere di misericordia non cambiano assolutamente niente del mondo. Non è vero che non puoi cambiare niente, parti da te stesso e vedrai la differenza. Esse ti cambiano. Inoltre, come afferma Francesco, i poveri hanno molto da offrire per venire incontro ai bisogni di persone sazie! La lacrima di un bambino affamato, che tu asciughi, pesa più di tutta la terra, gli stranieri ti insegnano che: “Non c’è razza, non c’é colore, perché il cuore di chi dice di avere un altro Dio, è uguale al tuo”. 

P. Diego Spadotto CSCh
Anno Santo della Misericordia






Copertina.






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