"Non sei credibile se cancelli il valore di chi ti ha preceduto nella missione"

"Non sei credibile se cancelli il valore di chi ti ha preceduto nella missione"

Anno Santo della Misericordia


29 Marzo 2016 alle 05h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Formazione.

Nei suoi viaggi nel Continente americano, in Asia e in Africa, Papa Francesco non si stanca di incontrare sacerdoti e religiosi e ripetere, con insistenza, quelli che ritiene essere i punti fondamentali della vocazione e della consacrazione al Signore. Nella Chiesa non c’è posto per la propria ambizione e l’orgoglio, la presunzione, di chi nega il valore di quanti lo hanno preceduto nella missione. “Gesù bisogna seguirlo fino all’ultimo passo della sua vita terrena, ovvero la Croce, come hanno fatto quelli che ti hanno preceduto e dato tutto della loro vita. Prima di sminuire quanto è stato fatto da altri pensa alla tua perseveranza e se tu arriverai fino alla fine, nella fedeltà a Lui e non alla tua ambizione di potere e successo”. Il segreto è ovviamente saper presentare il bene che ha fatto il Signore, prima di te, per mezzo di altre persone. Il bene fatto è innegabile. “Non chiudete la memoria nell’armadio”. “Le Chiese locali non devono “abituarsi ad ereditare” il bene come un “ricordo lontano” di coloro che hanno dato “la loro stessa vita”. Invita a chiedere la “grazia della memoria e a non vivere di rendita”. 

Essere “missionari”, significa: “offrirsi al vescovo, al proprio superiore per andare in un’altra diocesi, in un altro Paese, che abbia bisogno di missionari. E questo non è facile”, specialmente quando si conduce una ‘vita poco profetica”, con l’anima secca, inaridita. Evangelizzare non significa far propaganda del Vangelo e comunicare alcune belle frasi nei social network. La verità del Vangelo non trae il suo valore dalla sua popolarità o dalla quantità dei “mi piace” che riceve ma dalla testimonianza di vita. Il sacerdote e il levita della parabola evangelica, non videro la realtà di un loro prossimo ferito, violentato e abbandonato, ma la pseudo realtà di un estraneo da cui era meglio tenersi lontano. Non hanno testimoniato come il samaritano, invece, ha fatto. “Se un sacerdote, un religioso non sa piangere sulle sofferenze dei fratelli, qualcosa non funziona nella sua testa e nel suo cuore. Non smettete mai di pregare, altrimenti la vostra anima si secca”. Non smettete mai di piangere. Quando a un sacerdote, un religioso, una religiosa si asciugano le lacrime, c’è qualcosa che non funziona. Piangere per le proprie infedeltà, piangere per il dolore del mondo, piangere per la gente che è scartata, per gli anziani abbandonati, per i bambini assassinati, per le cose che non capiamo; piangere quando ci chiedono perché. Nessuno di noi ha tutti i ‘perché’ nessuno di noi ha tutte le risposte ai perché”.

Continua Francesco “Non si entra nella vita consacrata “dalla finestra”. Questo deve portare ad una consapevolezza di persone scelte”. Ci sono alcuni che non sanno perché Dio li chiama. Però sentono che Dio li ha chiamati: “Andate tranquilli, Dio vi farà capire perché vi ha chiamati”. Ci sono “altri che vogliono seguire il Signore per qualche interesse, è la tentazione di seguire Gesù per ambizione di denaro e di potere”. Una tentazione che è stata seminata nel cuore ed è cresciuta “come una erba cattiva”. Nella sequela di Gesù Cristo, sia nel sacerdozio che nella vita consacrata, si entra dalla porta! E la porta è Cristo, volto della Misericordia del Padre. “Quando Gesù ci sceglie, non ci canonizza”, tutti siamo “peccatori” dal Papa in giù. Tutte le parole restano parole, ma quando è Papa Francesco a pronunciarle acquistano forza straordinaria, creano ascolto, perché sostenute dalla sua testimonianza di vita. Ai giovani seminaristi ha suggerito di non aver paura di smascherare le ambiguità di vita di tanti consacrati più adulti che parlano bene ma razzolano male, di arrischiare a mettersi in gioco, di diffondere la “mistica della partecipazione” alla Croce di Cristo, non stando seduti in comodi divani come nei salotti eleganti, dove si fanno progetti finalizzati a se stessi e alla propria sicurezza, ma rompendo tante “abitudini cristallizzate di tribalismo e nazionalismo che ci fa credere di essere i migliori, la pigrizia che solo fa sfoggio di potere e giustifica una vita comoda da funzionari di una ONG e non di missionari”.

P. Diego Spadotto CSCh
Anno Santo della Misericordia




Copertina.






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