Con passione e compassione "per la povera gioventù dispersa" in piena gratuità

Con passione e compassione "per la povera gioventù dispersa" in piena gratuità

Capitolo Generale 2019


20 Novembre 2018 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

In una qualsiasi competizione, perché qualcuno sia considerato arrivato primo, è necessario che ci sia qualche altro concorrente arrivato secondo; perché ci sia qualcuno considerato migliore, è necessario che ci sia almeno un altro considerato scarso o mediocre; perché ci sia qualcuno valutato più produttivo e che guadagna un utile per se stesso, è necessario che ci sia qualcuno che lavori in piena gratuità per il Regno, non lavori per ricevere un guadagno o altri riconoscimenti di questo mondo, e dica: sono servo inutile ho fatto semplicemente quello che dovevo fare(cfr. Lc 17,10). Questo l’avevano ben capito P. Antonio e P. Marco Cavanis. Oggi, chi si dedica alla gioventù bisogna che cambi il linguaggio, rallenti il passo, progetti il futuro insieme ai giovani, umanizzi il dialogo, evangelizzi con coraggio e lungimiranza in piena gratuità. Solo così potranno dire ai giovani: “che cosa vuoi fare della tua vita? Quale pensi che sia il sogno di Dio su di te? Pensi di vivere la vita come dono e come servizio?”. Le scelte che i giovani fanno non sono un menù. Quando scelgono, scelgono la libertà che si gioca tra euforia e dubbio:“Ma come si fa ad impegnarsi per tutta la vita?”

Risponde Papa Francesco: “Giovane chiediti per chi sei tu”, solo in questo modo la vocazione assume i tratti originali di una “grazia, di una missione e saranno i nostri fratelli a farci scoprire cos’è la libertà”. Bisogna rinnovare il linguaggio con cui parlare ai giovani per renderli protagonisti, bisogna recuperare gli insegnamenti dei Fondatori che indicavano orizzonti ai loro ragazzi anche nelle piccole scelte. Aiutare i giovani nei processi decisionali, nelle scelte vocazionali tra libertà e progetto personale. Le scelte e i processi decisionali costituiscono quindi “il nuovo campo di battaglia in cui si giocano i progetti professionali e vocazionali”. Educare alla scelta ha a che fare inevitabilmente anche con “l’accoglienza del mistero che accompagna ogni decisione, perché essa implica sempre una rischiosa consegna di sé, un affidamento a qualcosa o a Qualcuno”. Dal punto di vista pastorale è importante, allora, curare la formazione degli educatori, dei formatori, tra cui anche i genitori “perché apprendano il discernimento come stile permanente di vivere e di educare”.

Siamo Chiesa, siamo famiglia Cavanis, siamo “tutto per i giovani”, questa è la nostra missione.  Si tratta di credere e amare i giovani, mettendo tutto il nostro impegno nel lasciare loro in eredità un mondo accogliente che sia terreno buono, per farli fiorire come cristiani gioiosi e cittadini solidali. “L’uomo diventa la Parola che ascolta”, l’uomo fedele alla Parola di Dio, in un tempo di fake news, è profeta che ascolta. Noi adulti, siamo sempre in un atteggiamento d’insegnamento e parliamo continuamente quando siamo in una relazione con i giovani, ma non ascoltiamo. Invece, abbiamo bisogno di ascoltare che cosa i giovani ci dicono. I giovani di oggi “sono i nuovi poveri”,  è una “povertà esistenziale e sociale”, fatta di lavori sottopagati, di luoghi e ambienti non “sicuri”, fatta di strumentalizzazione delle loro paure, giovani disorientati e senza regole, come li chiama il Papa nell’Amoris Laetitia. Come Congregazione non solo non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo abbandonare i giovani, ma intendiamo fare fino in fondo la nostra parte per aiutarli a divenire protagonisti della loro vita, facendo tutte le “alleanze educative”, specialmente per la scuola nei paesi più poveri e per un corretto uso dei beni a servizio dei poveri, testimoniando Cristo povero “abbracciando gioiosamente la povertà”, facendoci servi inutili dei ragazzi, non ci dedichiamo loro per guadagnare o per uno stipendio. Facciamo quello che dobbiamo fare (cfr. Lc 17,10). Nel mondo greco-romano gli schiavi e i servi erano costretti a lavorare e non guadagnavano un salario, erano “in-utiles”, senza un utile per se stessi. Noi ci dedichiamo al Regno di Dio e ai giovani in piena libertà, gratuità, Carità.




copertina.






Scrivi il tuo commento...