"Essere il cambiamento che vogliamo diventare"

"Essere il cambiamento che vogliamo diventare"

Capitolo Generale 2019


10 Dicembre 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“Pietre scartate, paternità e maternità, castità e teoria del gender, sfide dell’era digitale, bulimia dei mezzi e anoressia dei fini”, sono tutti temi trattati nel Sinodo 2018. I Padri sinodali hanno presentato i bambini e i giovani come le vittime di una società fondata sulla menzogna e i giovani hanno chiesto loro di “essere ascoltati e non semplicemente sentiti”, di essere “presi sul serio con fiducia”.

La metodologia di rapporto del Papa e dei Padri sinodali con i giovani può essere un modello da seguire o da adattare per il nostro Capitolo generale 2019?

Con coraggio, i ragazzi hanno aperto il cuore davanti a Papa Francesco e ai Padri sinodali: "vogliamo farvi fare un viaggio alla scoperta di noi, delle nostre vite. Essere giovani non è facile, soprattutto se dobbiamo affrontare il dolore, la mancanza di lavoro o possibilità di studiare, se per vincere la noia e la tristezza ci impegniamo a lavorare per i dimenticati e gli esclusi dalla società o per la cura del creato. Conosciamo le parole pace, perdono, condivisione, perché le viviamo quotidianamente nelle rovine di famiglie distrutte e nella polvere di campi profughi che sono peggiori dei lager e dei gulag. Conosciamo anche l’umiliazione di un’infanzia e di una adolescenza tradita e abusata”.

Che presenza avranno i giovani nel nostro Capitolo? Saranno ascoltati con fiducia?

Dopo averli ascoltati attentamente il Papa ha risposto: “A voi, giovani, che avete parlato, che avete dato la vostra testimonianza, che avete aperto una strada, dico: Fate la vostra strada. Siate giovani in cammino, che guardano gli orizzonti, non lo specchio che non rimangono tutto il giorno seduti sul divano. Lo avete detto bene: ciò che ci fa trovare noi stessi non è lo specchio. Trovare se stessi è andare alla ricerca del bene, della verità, della bellezza. Lì troverete voi stessi. Quale strada percorrere? Quella della coerenza di vita. E quando vedete uomini e donne di Chiesa incoerente, che vi leggono le Beatitudini e poi cadono nel clericalismo più principesco e scandaloso, cosa dovete fare? Prendete le Beatitudini e mettetele in pratica”.

“Davanti al problema scandaloso delle diseguaglianze non perdete il vero senso del potere, il vero potere è servire. Altrimenti è egoismo, è abbassare l’altro, non lasciarlo crescere, è dominare, fare schiavi, gente immatura. Il potere è per far crescere la gente, per farsi servitori della gente. Non siete merce all’asta! Per favore, non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono idee nella testa e alla fine diventiamo schiavi, dipendenti, falliti nella vita. Voi non avete prezzo: questo dovete ripetervelo sempre: io non sono all’asta, non ho prezzo. Io sono libero, sono libera! Innamoratevi di questa libertà, che è quella che offre Gesù”.

“Nelle testimonianze che ci avete dato siete stati molto concreti. Nessuna delle testimonianze che voi avete dato era “liquida”. La concretezza è la garanzia per andare avanti. Se i media, se l’uso del web ti porta fuori dalla concretezza, ti rende “liquido”, taglialo. La concretezza è anche accoglienza. Come vincere la mentalità sempre più diffusa che vede nello straniero, nel diverso, nel migrante, un pericolo, il male, il nemico da cacciare?. Questa è la mentalità dello sfruttamento che rende schiavi i più deboli. E oggi sono un po’ di moda i populismi, che non hanno niente a che vedere con ciò che è popolare. Popolare è la cultura del popolo, la cultura di ognuno dei vostri popoli che si esprime nell’arte, si esprime nella scienza del popolo, nella festa.  Tanti di voi giovani che siete stati abusati  o che non avete trovato ascolto e fiducia, vi siete allontanati dalla Chiesa. Ora il Sinodo e il Papa vi invitano a tornare e ad aiutarci a fare della Chiesa il posto più sicuro per i bambini, adolescenti e giovani”.

I giovani sono uno spazio in cui Dio ci parla. Sacerdoti e religiosi, sono chiamati a essere vicini ai giovani con “compassione”, mettendosi in ascolto, nonostante il clima di sospetto che aleggia su tutta la Chiesa. “Il sospetto cade sul 100% dei preti e religiosi, e al sospetto fa seguito il disprezzo e l’insulto che si fa sentire anche su chi è rimasto sempre fedele a Dio come sacerdote e come uomo. Ma come superare vergogna e offese? Con quale stato d'animo affrontare questa terribile crisi? Basta un clergyman o una croce al petto per essere additati e sospettati del più orribile dei crimini e, cioè, di violenza su minori e persone vulnerabili.  Come si convive con il sospetto? Sappiamo che la gente sa fare la differenza, ma gli orrori commessi da sacerdoti fuorviati cadono come un peso enorme sulle spalle di tutti i sacerdoti. Non c’è più la difesa della istituzione a tutti i costi.

L’istituzione si salverà solo se viene purificata da questi scandali orrendi. Allora, bisogna reagire con umiltà vincendo la tristezza e l’accidia che ignora se stessa e la sofferenza di tante vittime per chiudersi in un clima di stanchezza e di noia, di vuoto spirituale, terreno favorevole per le più assurde compensazioni., finendo per non sapere più piangere per quello che si è commesso. Pietro, invece, scoppia in lacrime, mentre Giuda non riesce a farlo. Pietro accetta di essere un uomo che ha tradito, Giuda invece si lascia travolgere dalla tristezza. Le lacrime dei giovani vanno prese sul serio, sia quando sono segno di pentimento che quando sono segno di gioia.

I grandi testi della sapienza cristiana non sono mai conclusi, e di generazione in generazione, aiutano a ricostruire la fiducia e ad ascoltare, a chiedere perdono e a piangere come Pietro; aiutano a ricostruire la fraternità nella verità dei rapporti e a ricostruire la vera identità sacerdotale e religiosa. Quale spazio avrà la Parola di Dio,  quale tempo avrà la preghiera nella preparazione e nell’attuazione del Capitolo? I capitolari agiranno come amministratori di una azienda, trasformando il servizio in potere, rischiando di essere attori più che testimoni del “carisma dell’insieme”, condottieri di battaglie personali?




Copertina.






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