La Vita Consacrata alla prova della fede

La Vita Consacrata alla prova della fede

Anno della Vita Consacrata


23 Maggio 2016 alle 14h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Foto: Texto - "La Vita Consacrata alla prova della fede"

Quando la  libertà umana non è orientata dai criteri del bene e del vero ma da quelli del piacere e dell’utile, solo le azioni da cui deriva un vantaggio, meritano di essere fatte. Memoria e dimenticanza, spesso in contrasto tra loro, sono le forze che operano nella storia umana. Se nella storia, prevale la dimenticanza, scompare la possibilità di migliorare la convivenza tra gli uomini. Cristo, entrato nella storia dell’uomo ha rivelato Dio, Padre Provvidente, e ha affidato ai discepoli il compito di fare memoria e di orientare la libertà umana con i criteri del bene e del vero. Le sue parole, non sono contro né al di sopra della libertà dell’uomo, sono semplicemente altro da ogni tipo di “Legge”, sono il vero cammino di libertà. Se l’umanità seguisse i suoi criteri di uso della libertà, non ci sarebbero le guerre che rendono la terra un “cimitero”, non ci sarebbero le frontiere geografiche e umane, conseguenze di guerre, divisioni, povertà e oppressione. L’uso della libertà, secondo i criteri dell’utile e del piacere, provocano lo sfaldamento della convivenza civile e la violenza che distrugge la fede in Dio e la fiducia nelle relazioni interpersonali.  Sono molte le guerre in atto nel mondo, non ultima quella che corre sulla rete, più veloce del pensiero. “Si preme un tasto si uccidono migliaia di persone, catene invisibili di bit strangolano i più deboli e indifesi, senza spargimento di sangue; si preme un altro tasto, chilometri cubi di denaro volano chissà dove, straripando dai depositi bancari che presto saranno vuoti, perché, premendo un altro tasto, volano via, lasciando milioni di affamati  a frugare nelle discariche, alla ricerca di qualche rifiuto ancora mangiabile”. 

Seguire Gesù nella VC vuol dire, allora, contemplare evangelicamente la realtà del mondo  in tutta la sua complessità, assumendo liberamente come unico ed esclusivo il suo piano di vita, al punto che esso fa passare in secondo piano, tutte le altre aspirazioni, estranee al Regno di Dio. La formazione alla VC  va indirizzata, in primo luogo, alla ricerca di Dio, a una resa incondizionata al suo amore, all’uso della libertà secondo i criteri del vero e del bene. Se invece si limita a rendere le persone “capaci” di fare qualcosa, come per preparare un tecnico o un professionista qualsiasi, sarà presto crisi e abbandoni. Nell’episodio evangelico “Il giovane ricco”, Gesù riconosce che il giovane è un bravo ragazzo e “fissandolo lo amò”, ma lui si aspettava una risposta ben diversa da quella che Gesù gli dà. Forse, si aspettava che gli dicesse dove frequentare un corso superiore di conoscenza della “Legge”, e invece Gesù gli propone un altro cammino: seguirlo, assumendo la sua problematica, la sua regione d’essere, il suo stare dalla parte dei “poveri e dei piccoli”. Per seguire Gesù bisogna evitare ogni tipo di dualismo anche intenzionale. 

Se l’episodio narrato da Luca nel capitolo 10 del Vangelo è letto con mentalità “greca” si cade nel dualismo: lavoro servile (Marta) e lavoro liberale (Maria), oppure “contemplazione e azione”. In realtà non c’è nessun dualismo, il centro dell’episodio non è l’immobilità di Maria, ma il suo interesse per l’ascolto della Parola di Dio, la “parte migliore”, la contemplazione evangelica, il guardare la realtà dalla parte di Gesù, fidandosi di Lui. Molti religiosi si abituano “a portare a passeggio per tutta la vita una persona che è due in uno, e uno che è in due”: parlano stupendamente di povertà, senza essere poveri; difendono a parole gli oppressi, senza mai sceglierli efficacemente, così continuano a vivere in strutture che non hanno niente a che vedere con il piano di Gesù; vivono una vita sparpagliata in una quantità inutile di desideri. Non c’é esperienza di Gesù, senza seguirlo in una profonda esperienza della storia e del mondo, del dolore umano nel Cristo della Passione, e della gioia nel Cristo risorto: “Chi è debole che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo che anch’io non frema” (2Cor 11,29). I consacrati contemplativi, non vedono Dio, ma vedono il mondo “con gli occhi di Dio”, vedono Gesù nei “piccoli”, si lasciano trasformare da “produttori” di preghiere e di meriti, in “ministri” di gioia, speranza e misericordia, avanguardia della Chiesa in uscita, libera dalla paura, in ricerca di nuove strade, pur sapendo di avere questo tesoro “in vasi di creta” (2Cor 4,7).

La scelta di seguire Gesù nella VC esige una fede robusta e sincera. La Chiesa prima di mettere sulle spalle di un consacrato una responsabilità di comando, chiede la “professione di fede”. E’ una adesione contenutistica e intellettuale? Uno può firmare il contenuto intellettuale del “credo”, senza avere la virtù della fede. Gli esami sulla fede che il Vangelo propone, sono di ben altra natura: “…Per la vostra vita, non affannatevi di quello che  mangerete o berrete…(Mt 6, 25-30 e ss). Gesù, non chiede di recitare il Credo, ma di fidarsi di Dio Padre. La fede che Gesù vuol trovare è fiducia in Lui e nella sua parola,  senza barare: dire di avere fiducia in Dio e intanto interessarsi di blindare ed aumentare altre sicurezze, dimenticando di essere “nel” mondo e non “del” mondo. Il primo esame sulla fede riguarda “l’economia”; il secondo è sulla  “paura di affondare a causa delle onde, del vento e… della poca fede”; il terzo  è sul “mi ami più di costoro”, amore che è un incalcolabile infinito presente, nella cura paterna di “piccoli e poveri”; il quarto e sulla “gioia”, “la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11), anche nelle sofferenze e prove. Il Cantico delle creature è sgorgato  da un San Francesco, cieco, piagato, incompreso dai confratelli. 

P. Diego Spadotto, CSCh
Anno della Vita Consacrata




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