Ricordando gli 80 anni di Consacrazione della Chiesetta del Sacro Cuore di Gesù

Ricordando gli 80 anni di Consacrazione della Chiesetta del Sacro Cuore di Gesù

La Casa é stata costruita specialmente per i ragazzi e i giovani, nello spirito del carisma Cavanis...
12 Giugno 2019 - Di P. Diego Spadotto CSCh



Casa del Sacro Cuore di Gesù, a Possagno, sul Col Draga. Durante l'anno qui si può trovare diversificate proposte di spiritualità (singoli e gruppi).

RICORDANDO GLI 80 ANNI DI CONSACRAZIONE DELLA CHIESETTA DEL SACRO CUORE DI GESÚ

P. Diego Spadotto

In questo mese di giugno 2019 ricordiamo gli 80 anni della Consacrazione della Chiesetta della Casa del Sacro Cuore di Gesù, a Possagno, sul Col Draga. La Casa é stata costruita specialmente per i ragazzi e i giovani, nello spirito del carisma Cavanis, per “arricchire ogni giovane della scienza e dell’amore di Cristo”: “Pueris renideo: laeta montibus sacris atque flumine Patriae”. P. Basilio guardava  lontano nel tempo quando ha scritto queste parole. Viveva lo spirito dei Fondatori, sapeva dell’amore preferenziale del Padre per i giovani, conosceva l’“orrenda strage che fa il demonio di tanta povera figliolanza dispersa”. “Il futuro è nelle mani di Dio, ma in questo futuro Dio vuole che siano le nostre mani a costruire una casa dove ogni giovane possa conoscere la gioia della missione che il Signore gli affida”.

Nella Chiesetta della Casa del Sacro Cuore, nel mosaico centrale del presbitero è raffigurata la Madonna con il Bambino al centro del suo petto. Ha le braccia aperte per indicare Gesù e nello stesso tempo per proteggere e benedire i due ragazzi ai suoi piedi in atteggiamento di preghiera e di studio. La Casa Sacro Cuore è una casa dei passaggio. Non è stata costruita per tenere i giovani “vicino alla Chiesa”, ma perché tutti quelli che vi passano continuino a camminare, si accampino accanto a dove altri giovani vivono, studiano, sono in ricerca, soffrono e lottano. Al tempo di Gesù i rabbi non sceglievano i propri seguaci, quelli che volevano seguire un rabbi lo cercavano. Gesù, invece, chiama e chiede a quelli che “lui sceglie” il proprio assenso a seguirlo con fiducia, condividendo la vita con lui, imparando da lui a essere “miti e umili di cuore” e poi inviarli in missione. Ragazzi e i giovani che passano per questa Casa, provano spesso un senso di inadeguatezza alla chiamata di Gesù, a volte di paura del cambiamento e di una maggiore intimità con Lui. Bisogna continuare a chiedere: Signore, invia operai alla tua messe.

Nel centro del presbitero della Chiesetta domina da un grande e bellissimo Crocifisso/Risorto, l’altare e il tabernacolo. L’Eucaristia é il cuore della vita cristiana e del carisma Cavanis. L’evangelista Marco racconta che Gesù “ebbe compassione della moltitudine perché erano come pecore senza pastore… e si era fatto tardi”, allora dice agli apostoli “date voi stessi da mangiare”. L’evangelista Giovanni annota che “era prossima la Pasqua…nella folla c’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”.  Gesù, come un buon capofamiglia, benedice i pani e i pesci e chiede di distribuire.  Gesù, non é Dio che si finge uomo o in un uomo che si finge Dio, è vero Dio e vero uomo, nella condizione umana meno minacciosa di tutte: quella di un neonato, di un ragazzo, di un giovane che ha bisogno di crescere in statura, sapienza e grazia. È venuto al mondo bisognoso di aiuto per aiutarci e insegnarci ad aiutare gli altri. Così hanno fatto P. Antonio e P. Marco Cavanis e così hanno insegnato. I giovani vogliono imparare a servire i più piccoli, le persone povere e più fragili, anziani, bambini, vogliono essere liberi, come il giovane Gesù, la cui libertà scaturiva dalla sua relazione intima con il Padre, dalla voglia di provare e di non lasciarsi dettare l’agenda dal mondo, liberi di “proclamare ai prigionieri la liberazione”. “Cari giovani non risparmiatevi nel volontariato e nel servizio ai poveri. Una vita senza amore è sterile, ricordatevi c’è più gioia nel donare e nel donarsi che nel ricevere”. Moltiplicare e distribuire il pane della scienza e della sapienza, donando se stessi.

Nella parete di fondo della Chiesetta un mosaico rappresenta la parabola del Padre Misericordioso. Come al tempo dei Fondatori, anche oggi sono in pericolo la famiglia, l’educazione, la scuola, la solidarietà, lasciando voragini aperte che sfociano in bullismo, individualismo, egoismo e incapacità di comprendere i bisogni dei più deboli. È scomparsa la compassione, c’è un momento di latitanza di umanità. Ci si chiede: “pietà l’è morta”?  La parabola ha a che vedere con il carisma Cavanis: attraverso la formazione della mente e del cuore, curare le relazioni ammalate, mostrare le qualità straordinarie con cui Dio ha dotato la vita di ogni giovane. Il Padre manifesta la sua compassione uscendo di casa per accogliere il figlio minore che torna e per invitare il figlio maggiore che non vuol entrare per partecipare alla festa. Ogni Cavanis deve vivere “in uscita” per accogliere i giovani che hanno abbandonato la casa del Padre, che vivono nelle condizioni disumane del “figlio prodigo” o, come l’indemoniato di Gerasa, vivono nei “cimiteri di morte”: tossicodipendenze, problemi di alcol, disordini alimentari, disturbi emotivi e affettivi, insignificanza della famiglia, mancanza di istruzione e educazione, ecc. Gli evangelisti collocano questo episodio, dopo quello della tempesta sul lago. Quante tempeste i giovani devono affrontare nella loro vita per crescere bene. Gesù, attraverso gli educatori Cavanis vuole aiutarli a non temere le tempeste e a sentire nostalgia della Casa del Padre dove “tutti hanno da mangiare in abbondanza”.   I giovani amano l’azione, chiedono “cosa dobbiamo fare?”, i Cavanis li aiutano a realizzare insieme “le opere del Padre”. Li aiutano a seguire Gesù, il “figlio del falegname” (Mt 13,55) educato e formato in una famiglia e in modo “comunitario” dalla gente del “villaggio” di Nazaret.  Con Papa Francesco i Cavanis chiedono ai giovani “di superare l’apatia, di offrire una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, di essere costruttori , di non guardate “dal balcone”, di entrare nella realtà come ha fatto Gesù, di lottare per il bene comune come servitori dei poveri, di essere protagonisti della rivoluzione della carità, resistendo alle patologie dell’individualismo consumista”.

 


Casa del Sacro Cuore di Gesù Casa del Sacro Cuore di Gesù






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