Per essere “leader”, iniziamo non da quello che facciamo, ma da chi siamo

Per essere “leader”, iniziamo non da quello che facciamo, ma da chi siamo

Capitolo Generale 2019


28 Giugno 2019 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Dopo il nostro Capitolo 2019, in tutta la Chiesa, si celebrerà il mese di ottobre come Mese Missionario Straordinario e il Sinodo sull’AmazzoniaIn questi avvenimenti saranno segnalate molte delle sfide che la Chiesa è chiamata ad affrontare per la diffusione del Vangelo. Quale contributo, i nuovi “leader”, della Congregazione daranno alla vita consacrata Cavanis per affrontare queste sfide ? Secondo Papa Francesco, il contributo della vita consacrata può aiutare a non sbagliare nei processi di inculturazione nella missione, e nell’accompagnare in dialogo le varie realtà umane e sociali dei popoli, per noi Cavanis, specialmente i giovani. Certo “Non possiamo cadere nel pensiero ingenuo secondo cui tutti sono disposti a dialogare”. Sarà quindi necessario prima “indignarci, profetizzare” di fronte alle ingiustizie che fanno soffrire i più deboli, e poi certamente “negoziare, trattare”. Non si può avere un atteggiamento accomodante: “la situazione è clamorosa e mostra una costante e persistente violazione dei diritti umani e una degradazione della casa comune”. La Chiesa dovrà necessariamente essere profetica ed essere profetici significherà avere uno spirito di denuncia e di dialogo”.

La Congregazione vive un provvidenziale processo di internazionalizzazione e multiculturalità. Processo rischioso, ma più rischioso è spaventarsi e non rinnovarsi in altre culture. I veri “leader” Cavanis, ascoltino e non parlino de omni re scibili et quibusdam aliis, come se sapessero tutto, preferiscano testimoniare il carisma, donando se stessi gratuitamente: “Oggi ci sono due agenti che chiamano al cambiamento: i giovani e i poveri. Quando ci diventeranno intollerabili la diseguaglianza e la mancanza di futuro loro arriveranno in nostro soccorso ad indicarci la via” (P. Giulietti, vescovo di Lucca). I giovani e i poveri vengono in nostro soccorso e ci indicano la via già tracciata da P. Antonio e P. Marco. Il carisma Cavanis dona una identità, ma essa si manifesta attraverso l’appartenenza reale e sofferta con quanti vivono realmente con i giovani e i poveri e hanno “ l’odore delle pecore”. Speriamo che i “leader” Cavanis che conoscono la forza generativa del carisma sappiano fare scelte libere, responsabili, appropriate alle varie realtà culturali, per trasformare e motivare la crescita delle nostre comunità.

L’Apostolo Mattia è stato scelto dagli altri apostoli, per occupare il posto Giuda. Barnaba era l’altro candidato. Secondo il libro degli Atti degli Apostoli, Mattia é scelto e subito dimenticato, invece Barnaba sarà protagonista con Paolo nell’evangelizzazione. Questa fragilità della scelta, si manifesta anche nelle scelte degli obbiettivi e delle persone di governo, i “leader”. Essa aiuta a capire e a imitare la fragilità di Gesù che sposa la nostra umanità non come è un atto di beneficenza sociale, ma come atto di amore gratuito. Il ministero della fragilità appartiene ai veri “leader”, è liberazione dalle dipendenze: social, pregiudizi, abitudini, elogi e riconoscimenti. Mattia, presto dimenticato e Barnaba che non è stato scelto ma ha visibilità, sono ugualmente impegnati per il Regno in comunione missionaria, sulla strada della Parola di Dio, in “Obbedienza caritativa, quella che si fa non per ordine ricevuto ma per amore gratuito senza aspettarsi riconoscimenti, con semplicità di cuore, in spirito di servizio, non di servitù, pronti a farsi di lato”.




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