Dialogo e Perdono

Dialogo e Perdono

L’Anno della Vita Consacrata si è provvidenzialmente inserito nell’Anno Santo della Misericordia.


13 Giugno 2016 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Formazione: Anno Santo della Misericordia

L’Anno della Vita Consacrata  si è provvidenzialmente inserito nell’Anno Santo della Misericordia. Molti religiosi hanno preso sul serio l’invito di Papa Francesco, hanno seguito le varie iniziative e stimoli che sono venuti dalla Congregazione dei religiosi e dalle singole Congregazioni, ora hanno tanti motivi per ringraziare il Signore e per continuare il cammino dalla vita religiosa con più fervore e fedeltà. Da alcune verifiche fatte dalla propria Congregazione dei religiosi, si constata che quanti non hanno accolto l’invito del Papa, né le parole e  gli esempi densi di significato di altri religiosi, perché troppo presi a se stessi, hanno accentuato i problemi della vita comunitaria con grave danno per tutta la Vita consacrata. Per costoro anche le parole dell’Anno Santo della Misericordia, dense di significato, rischiano di essere solo parole ripetute, senza conseguenze. Può succedere che la stessa parola Misericordia, non provochi nessun cambiamento in profondità. Quando Papa Francesco parla di profumo o balsamo di Misericordia si sente che non è maquillage, non è marketing. Nella Vita consacrata quante parole hanno perso significato o sono usate e abusate; non sono messe a servizio della verità ma astutamente messe insieme per altre finalità di interesse di parte, difesa personale, far carriera o per assicurare il “posto fisso”, e non per il bene della propria Congregazione e della sua missione nella Chiesa. 

Molti si chiedono: quando ci sarà, nei rapporti interpersonali di vita comunitaria, un vero dialogo, un confronto franco, senza compiacenze né veleni? Quando si dialoga con umiltà e misericordia il Signore si fa presente secondo la parola del profeta Malachia (3,16): “Allora quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro; il Signore è stato attento ed ha ascoltato”. Dialogo e perdono. La maggior parte delle difficoltà di comunità, però, nascono da banalità, senza nessuna gravità: cose lasciate fuori posto, luci accese, orari non rispettati, chiavi introvabili, cibo non ben preparato o freddo…Cose da nulla, ma che segnalano un mondo sommerso: il sistema di difesa dalle angosce non regge, oppure rapporti sbagliati privi di un limite necessario. Il Signore non è più il centro della vita del consacrato che non potrà cantare: “Tutto ruota intorno a Te, in funzione di Te; e poi non importa il come, il dove, il se. Che Tu splenda sempre al centro del mio cuore, il significato allora, sarai Tu: quello che farò sarà soltanto amore. Unico sostegno Tu, la stella polare Tu, al centro del mio cuore ci sei solo Tu”. Quando il Signore non è al centro del cuore, i poveri non sono al centro della missione, i rapporti interpersonali non sono vissuti nel dialogo e nella misericordia e gli “altri” sono “comprati” con regali e soldi. Ma fare dono di se stessi non costa denaro.

Chi vuol cambiare in meglio le cose, spesso abortisce i migliori progetti, perché dimentica: “Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose nella tua comunità, le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante educarsi ad avere un cuore puro e purificato” (S. Tamaro). “Vedranno Dio i puri di cuore”, quelli che mantengono il cuore libero, umile, misericordioso e attraverso la preghiera lasciano che il Signore formi in loro gli “stessi sentimenti del Cuore di Cristo”. Per favorire il dialogo nelle comunità religiose sono necessari formatori “allenatori” di religiosi che non sono prigionieri di se stessi e imparano a pregare e pregano di fatto; non servono formatori “fantasmi” che appaiono  e scompaiono dalla comunità a loro piacimento; nemmeno servono formatori  “tifosi” di una squadra di un solo giocatore, il proprio formatore, o di una squadra che non esiste come tale, perché non c’è spirito di squadra. Servono esempio di religiosi oranti. Quando Charles de Foucauld venne ucciso accidentalmente dai Tuareg stava pregando: verrà sepolto in ginocchio.

P. Diego Spadotto, CSCh

 




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