“La buona “osteria” non ha bisogno di tante insegne”

“La buona “osteria” non ha bisogno di tante insegne”

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02 Settembre 2019 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto




Dovrebbe essere chiaro per tutti che nella vita consacrata Cavanis non si sta insieme per competere e farsi dei meriti più degli altri o per rendere maggiormente produttivo il lavoro realizzando “grandi opere”, ma per testimoniare Gesù Cristo, amandoci come lui ci ha amati negli umili servizi alla “povera figliolanza dispersa”. Nella nostra formazione c’è stata “formazione alla disciplina, alla dottrina, all’ascetica, alla religiosità, ai ruoli e alle funzioni, a una visione statica e ripetitiva, ma non alla creatività”. E così la vita religiosa è diventata una specie di “ideologia” (Papa Francesco). Scappare dalla realtà che è in continua trasformazione, è come vivere in una bolla di sapone, quasi che la vita con il suo continuo divenire non c’entri per nulla. Di qui la crisi di persone, di progetti, di linguaggi, di rapporti, di leadership. La nostra vita consacrata deve rivedere il suo modo di stare nella realtà attuale, così distante da quella in cui è nata. L’istituzione non viene prima della persona, la legge non viene prima della coscienza, il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato. La fedeltà riguarda la sequela di Cristo non la continuità delle strutture. Solo così saremo attrattivi: “La buona “osteria” non ha bisogno di tante insegne”.

Il nostro tempo è sempre più caratterizzato da grandi contraddizioni e quelli che sono i valori universali di giustizia, eguaglianza, libertà, rispetto sono sempre più circoscritti al “nostro” benessere, alla “nostra” sicurezza. Mentre, un quinto della popolazione dell’Africa, 237 milioni di persone, soffre di denutrizione cronica, carestie cicliche, guerre, sfruttamento selvaggio della terra, calamità naturali, colonizzazioni e invasioni, aumentano la povertà di anno in anno e lo sfruttamento di minori nelle miniere é una vergogna in molte Nazioni. L’Africa è strangolata. Tra inflazione, dittatori e populismo, corruzione e tensioni sociali, l’America Latina è contesa dalle strategie economiche e politiche delle superpotenze. In questo contesto si realizzerà il Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica che ha un significato che va al di là dei confini geografici dei 9 Paesi che la formano. Si tratta di una regione che ospita oltre un terzo delle riserve forestali primarie del mondo e una enorme riserva di biodiversità. Al suo interno si trova un quinto dell’acqua dolce non congelata disponibile. Nell’area vivono 34 milioni di persone: afrodiscendenti, pescatori, agricoltori e più di tre milioni di indigeni, di 390 gruppi etnici, minacciati dal così detto progresso. Questi popoli ci insegnano il valore del limite, anche quello del progresso, della gestione comunitaria dei beni comuni come aria e acqua. Insegnano che non si può calcolare il valore economico di un fiume, di un albero, o di una vita umana, il loro valore dipende dalle relazioni che hanno generato.

Il Sinodo si occuperà di “ecologia integrale”, o meglio della “Casa Comune”, la “Madre Terra” e dei suoi abitanti. La crisi ambientale è la crisi dei suoi abitanti, specialmente dei più fragili, i poveri, gli animali, le piante, l’acqua, l’aria, l’ecosistema, la biodiversità, ecc. Non ci sono due crisi una ambientale e una sociale, ma una sola crisi di ecologia integrale. Secondo papa Francesco per arrivare a una vera azione efficace nell’ecologia integrale è necessario promuovere la missione di ogni cattolico all’interno della società, essere “lievito” per portare avanti il messaggio di Gesù, individuando le sfide da superare. L’opera missionaria non è un programma o un progetto. La situazione socioculturale di molti Paesi, la rivoluzione industriale 4.0, la religione e la politica strette tra nazionalismo ed internazionalismo, chiedono molto discernimento alle Chiese missionarie nazionali e da noi Cavanis, e un lavoro di squadra tra tutte le forze vive, chiamate, secondo l’insegnamento di Paolo, non ad essere padrone del cammino di fede ma collaboratrici della gioia di tutti i popoli amati da Dio e che “cercano Dio e non lo trovano. Cercano la loro anima e non la trovano. Cercato il proprio fratello e li trovano tutti tre”.




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