“Il problema dei cristiani non è quello di essere neutrali ma quello di essere credibili”

“Il problema dei cristiani non è quello di essere neutrali ma quello di essere credibili”

In una comunità globale non esistono “problemi degli altri”.


28 Ottobre 2019 alle 07h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Quando San Girolamo vide il crollo di Roma per mano dei barbari pensò che a Roma non ci sarebbe stato più futuro per Cristo: «È conquistata l’urbe che ha conquistato l’universo intero. Perisce di carestia prima che di spada (...) Orrore! L’universo crolla». Girolamo vedeva tenebre, solo dopo, ritrovata la fiducia nel Signore, indicò la Luce. Viviamo un’epoca di passioni e utopie tristi, come san Girolamo alla caduta dell’Impero romano, ora i cristiani devono dimostrare con la loro fede la forza dei sogni di Cristo, “Luce delle nazioni”, a riguardo del regno di Dio presente in mezzo a noi. I cristiani battezzati e inviati sono chiamati a recuperare dimensione non utilitaristica dei “servi inutili” e a ricominciare da Cristo e dalle inquietudini della gente. Il problema dei cristiano oggi non è quello di essere neutrali ma quello di essere credibili. «Qual è il segno che tu cristiano, sei un evangelizzatore? La gioia. Anche nel martirio». Il segreto di questo annuncio è il confronto continuo con la Sacra Scrittura per comprenderne il senso e trovarne il succo. Entrare nella Parola di Dio è essere disposti a uscire dai propri limiti per incontrare Dio e conformarsi a Cristo che è la Parola vivente del Padre.

In una comunità globale non esistono “problemi degli altri”. Le parole “comunità” e “globale” non indicano due concetti contraddittori, come potrebbe sembrare a prima vista. Da un lato, infatti, “comunità” si usa per indicare un insieme di persone che condividono uno stesso ambiente, come la comunità religiosa, mentre “globale” si usa“per attribuire alla realtà a cui ci si riferisce una estensione universale. Eppure la “comunità globale” è “la realtà in cui viviamo e con la quale dobbiamo fare i conti”(Papa Francesco). Oggi, continua il Papa, “ci ritroviamo in un tempo sempre più interconnesso e abitato da popoli ormai giunti ad essere parte di una comunità globale” e siamo “tutti più vicini di fronte alle grandi sfide con cui dobbiamo confrontarci”: Oggi nessuno può più dire: “Questo non mi riguarda”. La tutela dei diritti dell’uomo, la conquista della libertà di pensiero e religiosa, l’evangelizzazione dei lontani e dei vicini – cominciando da sé stessi –, la giustizia sociale, la tutela dell’ambiente e la comune ricerca di uno sviluppo sostenibile, l’avvento di una economia umanistica, di una politica che sia veramente al servizio dell’uomo non sono “problemi degli altri”, ma sono i nostri problemi, sono i miei problemi; non interessano più soltanto un popolo o una nazione, ma tutto il mondo”.

Noi Cavanis che per vocazione siamo chiamati a dedicarci a servizio della “povera figliolanza dispersa”, dobbiamo proporre una “proposta educativa critica”, cioè non qualunquista, non vuota di contenuti evangelici, ma credibile e solida. E ancora Papa Francesco che ce lo ricorda: In questo contesto vorrei incoraggiarvi a proseguire con entusiasmo il vostro compito educativo, soprattutto in un tempo in cui i giovani sono oberati da un’enorme quantità di informazioni e disorientati dalla velocità con cui esse vengono trasmesse. Di conseguenza è necessaria una proposta educativa che insegni a pensare criticamente, a discernere i pro e i contro dei mezzi che usiamo e che sappia indicare ai giovani un percorso di maturazione nei valori”. L’invito è chiaro: coniugare l’educazione con l’annuncio del Vangelo, attraverso la testimonianza personale e la cura attenta alla vita spirituale. L’ amore per i giovani, “è una forza che favorisce l’incontro con Dio”: “Quando viviamo lo spirito dell’incontro, quando ci avviciniamo agli altri con l’intento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un fratello e una sorella nell’amore, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Per questo, se volete crescere nella vita spirituale, non potete rinunciare ad essere missionarie”.




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