Dov’è il Signore?

Dov’è il Signore?

“I sacerdoti non si domandano più: dov’è il Signore?”


24 Febbraio 2020 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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“I sacerdoti non si domandano più: dov’è il Signore?”

P. Diego Spadotto

Gesù annuncia una buona novella capace di togliere l’ultima parola anche alla morte. Gesù non sta in fondo a un ragionamenti, ma è al principio di una esperienza vitale e originaria, capace di dare senso a tutte le altre esperienze che arricchiscono la nostra vita. Spesso giudichiamo il Signore per la mediocrità dei suoi figli e ministri, chiamati in tempi difficili e complessi ad essere coscienza critica della società, a dire parole scomode e brucianti che demoliscono le ipocrisie dei potenti, le illusioni del popolo. “I sacerdoti non si domandano più: dov’è il Signore? I dottori della Legge non mi riconoscono, i politici si ribellano contro di me, i profeti parlano in nome degli idoli” (Ger 2,8). Quando i sacerdoti e religiosi non si fanno più la domanda “dov’é il Signore”, cominciamo a non credere più in Dio con fiducia filiale, non è che non credano più a niente, credono anche loro, purtroppo, a tutto, ai falsi maestri, ai politici, alla propaganda del commercio, e diventano “guide cieche”. La storia dell’umanità è storia di adorazione di idoli, da quelli primitivi di legno o di argilla fino a quelli moderni: lo stato, i capi, la produzione, il denaro, il piacere (E. Fromm). La prima guerra da combattere, allora, è quella contro il pericolo di non chiedersi “dov’è il Signore?” e cadere nella vigliaccheria dei brontolamenti, per le situazioni complesse che si devono affrontare. Il Signore non ha bisogno di servili entusiasmi ma di fede libera non fondata sui “prodigi”.

La fedeltà alla vocazione religiosa è una conquista quotidiana e un dono da accogliere, conosce dubbi e crisi, talora pesa, specialmente quando si sperimenta il silenzio di Dio, oscurità della prova e della sofferenza. Il Signore non dà risposte immediate ai nostri dubbi. Lui stesso è la risposta. La preghiera diventa sincera, autentica e il rapporto  con Dio più umile e maturo, libero dalla superficialità e dall’esteriorità magica. Ci sentiamo pensati da Dio “cogitor ergo sum”. Quando Dio chiama entra in gioco la libertà dell’uomo nella risposta da dare. È una sfida per l’uomo e sembra essere una sfida di Dio a se stesso. Un antico apocrifo mette in bocca a Gesù una amara considerazione: “Ho qualcosa da dire ma non ho nessuno a cui dirlo”. Quando in una società il sentimento del bene diminuisce fino quasi a scomparire e il male, la corruzione, l’ingiustizia, la falsità, sembrano dominare e prevalere, occorre recuperare la convinzione che tutti siamo chiamati alla responsabilità del dono che siamo gli uni per gli altri, e dare risposte coerenti a Dio, ricordando che: “la Parola di Dio è vino forte inadatto per stomachi delicati”.

I tempi sono bui e difficili anche perché troppi ministri del Signore hanno taciuto e hanno fatto finta di non vedere, di non sapere, di non ascoltare. Oggi, abbiamo tanta fretta di liberarci dei poveri, viviamo di paura e scontentezza. E se un giorno ci trovassimo nuovamente noi a chiedere la carità altrui e un poco di compassione e accoglienza ? Per ora invochiamo lo stato di polizia, la sicurezza, i muri e odiamo le vittime del nostro stesso odio, resuscitiamo frontiere morte e sepolte, favorendo le mafie, la grande distribuzione, l’alta finanza, l’immunità parlamentare, e cose simili. Ci ritroviamo dietro a un filo spinato chiedendoci: «Ma chi sta veramente dietro il filo spinato? Noi o gli altri?”, il vento della storia può tornare a soffiare contro.  Ogni essere umano ha un compito immane davanti a sé: la felicità di un altro essere umano. Nessuno può salvare un altro, possiamo solo amarlo senza capirlo. Meglio guardarsi bene dentro, prima di giudicare gli altri. “Signore, dammi la forza di non rinnegare mai il povero, di non piegare mai le ginocchia di fronte all’insolenza dei potenti perché tradirei te, Signore” (R. Tagore), a cui fanno eco i profeti: “Guai a coloro  che assolvono per denaro un colpevole e privano del suo diritto un povero innocente” (Is 5,23); “Dal più piccolo al più grande cercano tutti di ingannare” (Ger 6,13). Sul rapporto con i poveri e con la “povera figliolanza dispersa” ci giochiamo la fedeltà al Signore e il futuro della Congregazione. Il Vangelo di Gesù è il vangelo dei poveri, “scandaloso” tanto quanto il Vangelo della misericordia. Non è facile accettare lo scandalo della povertà e della violenza. Dov’è il Signore?




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