Ci sono situazioni, come quelle che stiamo vivendo in questi giorni, in cui il lasciasi interrogare dalla vita

Ci sono situazioni, come quelle che stiamo vivendo in questi giorni, in cui il lasciasi interrogare dalla vita

...il destino dei narcisisti è quello di condannarsi a non conoscersi mai, pena la follia e la morte.


11 Luglio 2016 alle 11h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Formazione.

Ci sono situazioni, come quelle che stiamo vivendo in questi giorni, in cui il lasciasi interrogare dalla vita riesce a mettere in discussione le idee più scontate e suscita la fantasia per porsi domande coraggiose. Non c’é fondatore di Congregazione religiosa che non  abbia sempre attribuito alla Provvidenza di Dio le opere materiali e la crescita di quanto iniziava, mosso dallo Spirito Santo. Si dice che la prima vittima di ogni guerra, anche verbale, è sempre la verità. Così, la prima vittima dei cattivi pastori orgogliosi che attribuiscono i successi a se stessi, è sempre l’eliminazione della Provvidenza di Dio. Nell’attuale crisi della VC, molte strutture e opere, attribuite alle capacità o all’astuzia umana, presto faranno i conti con la storia e con l’usura del tempo, perché non hanno saputo cambiare e hanno posto la propria fiducia “nell’uomo” e non nella Provvidenza. É il Signore che inizia le opere buone e le porta avanti, fino alla fine, pur se “A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore”(Papa Francesco). Dio Misericordioso non elimina le difficoltà, è come una “madre” (Is 66, 12-13), un padre provvidente (Os 11, 3-4), un  pastore vigilante e premuroso (Is 40, 11 – Ez 34,16), non é un padrone o un mercenario che si serve dell’uomo, ma, in Gesù, veglia sui suoi figli e si mette a servizio dell’uomo. Dio “vede e provvede” e insegna agli uomini a mettersi a servizio gli uni degli altri. Lo ricordava Papa Francesco, a Firenze: “Nello “Spedale degli Innocenti” creato a servizio dei bambini abbandonati e madri disperate, spesso queste mamme lasciavano, insieme ai neonati, delle medaglie spezzate a metà, con le quali speravano, presentando l’altra metà, di poter riconoscere i propri figli, in tempi migliori. Ecco dobbiamo immaginare che i poveri abbiano una medaglia spezzata, noi abbiamo l’altra metà”.

 Gesù parla spesso di seminatori/agricoltori, trasforma i suoi discepoli in pescatori di uomini, ma è con la figura del pastore che lui si identifica: io sono il Buon Pastore. “Pastore” è chi procura il “pasto”, il cibo. Il pastore di pecore procura il cibo al gregge, il “pastore di anime” procura il cibo alla comunità. Dio è il “pastore del suo popolo”(Is 40, 11 – Ez 34,16). Il pastore porta il gregge in buoni pascoli (pasto), è sempre in movimento cercando l’erba migliore. Il sacerdote, “pastore d’anime”, deve procurare il cibo spirituale più adatto alle persone a lui affidate. Ai bambini un certo tipo di cibo, diverso dal cibo che procura per gli adulti o per le persone più deboli e malate, provvede un “cibo sano” e “ben servito”. La Bibbia presenta due tipi di pastore: quello buono e quello cattivo. Il pastore buono, ha “l’odore delle pecore”, le conosce una a una, si dona ad esse gratuitamente, le soccorre e difende; disposto sempre a dare la sua vita per salvarle, non è un mercenario. Anche il pastore cattivo vive con la gente, ma non ha “l’odore delle pecore”, il suo pensiero costante è l’utile, il denaro, il guadagno, è avido, egoista, cinico, calcolatore. Il pastore buono ha la “fantasia della carità”, ha discernimento per scoprire veleni nascosti nel cibo che offre alle pecore; sa riconoscere i lupi “vestiti da agnelli”; aiuta altri pastori, feriti, stanchi, delusi, tentati di abbandonate il posto, soggetti a viltà, inclini ad omologarsi al mondo.

Papa Francesco non si stanca di presentare l’esempio di buoni pastori e di smascherare coraggiosamente i cattivi pastori. Vuole una Chiesa che si rinnova, che “sburocratizza” l’annuncio e la missione, che diventa più ricca di fede che di denaro; meno istituzione immobile e più attenta alle molteplici povertà, che dà più spazio all’armonia dello Spirito che al protagonismo ostinato di qualcuno, all’umiltà gioiosa che all’astuzia furbesca di chi sempre sfugge a un confronto sereno e fraterno. Nella Chiesa le opere autoreferenziali sono destinate a morire presto, il destino dei narcisisti è quello di condannarsi a non conoscersi mai, pena la follia e la morte. L’attuale momento difficile della VC deve aiutare a rinnovare la fiducia nella Provvidenza misericordiosa del Padre, alimentando una “grandezza umile e discreta” che vinca la tentazione “pelagiana che ci ha portato ad avere fiducia nelle strutture, nell’organizzazione, nelle pianificazioni perfette, perché astratte. E’ inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di attività e opere superate”; e una seconda tentazione “quella dello gnosticismo, cioè di una fede rinchiusa nella autoreferenzialità delle esperienze e delle opere” (Papa Francesco). Le opere che non ci fanno prossimi alla sofferenza dei fratelli, a esempio di Gesù che si incarna e si prende cura, come Buon Samaritano, dell’umanità ferita, hanno i giorni contati. Con fiducia nella Provvidenza, in umiltà, disinteresse e gioia, la VC è chiamata a percorrere le strade evangeliche: farsi prossimo; coltivare relazioni umane e umanizzanti; responsabilità per offrire risposte di senso alla vita di chi soffre; essere credenti e credibili, ricordando che educare fa rima con pregare (dicevano i Cavanis); radicarsi nella realtà e nella storia e non nelle nuvole passeggere.

P. Diego Spadotto CSCh




Copertina.






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