I Fondatori esempio come: uomini, credenti, educatori...

I Fondatori esempio come: uomini, credenti, educatori...

PENSIERI DEI FONDATORI SU : FORMAZIONE (EM vol. VIII pag. 402)
01 Giugno 2020 - Di P. Diego Spadotto CSCh



3C

  1. “…alcuni chierici…si addestrano per divenire buoni operai ed occuparsi con pienezza di cuore nel laborioso e difficile ministero, forma un assai lieto presagio sulla futura stabile sussistenza dell’Istituto medesimo…”  PAA-PMA
     
  2. “…Ma quanto al sacerdote non ho inteso da voi nulla che mostri che vi va a genio. Guardate come sia ch’è libero; da dove parte e perché. Quanto alla pietà preme assai d’essere tranquilli. L’esterno com’è? Come celebra? Pel chierico poi lodo la prudenza, ma anch’esso, perché non durò nella vocazione intrapresa?...Ha famiglia che possa mettere impedimento alle sue sante intenzioni?...” PAA
     
  3. “…L’Opera non può contare che su cuori sensibili, grati e costanti. Siate voi un di questi…” PAA
     
  4. P. Marco consegna una lettera ai confratelli che iniziavano la loro presenza a Lendinara e in quei giorni il P. Antonio predicava gli Esercizi Spirituali ai chierici, i Fondatori ricordano dei chierici che erano deceduti in quegli anni: “…affrettarsi a cogliere il frutto di tante grazie e essere fervoroso…pronto ad accogliere e secondare le pie esortazioni…costante nel frequentare (l’Oratorio festivo) senza mai trattenersi né per umani rispetti né per moleste intemperie delle stagioni…sollecito di esortar destramente anche altri fra i condiscepoli…reso egli più forte dalle frequenti meditazioni che era solito fare con il religioso amico…soffrì pure l’arduo travaglio di procurarsi da se medesimo…alcune elemosine per provvedere nell’ Istituto al proprio mantenimento…Sulla ferma base di una profonda umiltà, si pose ad erigere l’edificio delle più solide virtù…esempio di prontezza nell’ufficio assai laborioso di sorvegliare i fanciulli (ragazzi che venivano affidati in educazione ai Cavanis ora dalla polizia ora da persone varie)…professava amore grandissimo all’Istituto…l’amore infatti al proprio Istituto tien sempre vivo lo spirito della particolare vocazione, risveglia la stima di tanta grazia, infiamma l’impegno di corrispondervi, rende animosi a sostenere i travagli del ministero, avvalora a combattere le tentazioni dell’incostanza e dissipa le illusioni di una pietà capricciosa che si soddisfa e si pasce dell’immaginario fervore, trascurando intanto la pratica delle opere che si convengono al proprio stato, mentre pur queste son quelle che il Signore distintamente ricerca da ciascheduno. Senza questo amore il tenore della vita riesce languido e dissipato…I suoi pensieri e le sue parole e le continue sue occupazioni sempre davano contrassegni di quest’amore…se vegliava di notte ideava opere e chiese per l’ Istituto…se viaggiava diceva tratto a tratto ai compagni: qui ci starebbe assai bene una casa dell’Istituto…placido, dolce e caritatevole si mostrava con i suoi confratelli, severo e mortificato era con se medesimo…” PAA
     
  5. “…Voi non siete che uno: ma già sapete che quando uno è nelle mani di Dio può fare grandi cose…il Signore vuol servirsi di pochi per fare cose grandi…” PAA
     
  6. “…Il buon talento e l’ottima volontà dell’indicato chierico dando motivo di sperare in una attenta applicazione allo studio ed una felice riuscita…” PMA
     
  7. P. Paoli, formatore incaricato dei chierici e dei postulanti scrive al P. Antonio: “…li trovo docili e obbedienti, ascoltano volentieri le ammonizioni…brillano nella pietà…voglia il Signore per la sua pietà benedire le deboli mie fatiche e non permetta che io sia di impedimento al loro profitto…”
     
  8. “…Custodite gelosamente l’amore di Dio, la devozione alla Santa Madre Maria e l’odio santo di voi medesimo: con queste scorte non fallerete certo la strada…” PAA
     
  9. “…Carissimo, non è poi vero che siamo divisi, benché ci troviamo tanto lontani con la persona. C’è una stretta unione dei cuori e mi parlate anche spesso per via di lettere…servite il Signore con allegrezza” PMA
     
  10. “…Dopo nove anni dacchè con paterna cura esercitiamo verso voi l’amoroso uffizio di superiori e Padri, è bene molto a stupirsi che non ci abbiate ancora riconosciuto per tali. Questo lo mostra la indifferenza con cui vi diportate riguardo a noi nell’atto di prendere una risoluzione decisiva sul vostro stato: contento di parteciparci la determinazione già presa di allontanarvi dall’Istituto ci domandate francamente il congedo. Così appunto, né più né meno, si fa coll’oste dal cui albergo quando piace partire basta un avviso. Quel che faceste con noi lo faceste pure col saggio ed amorosissimo superiore vostro locale, con l’ottimo P. Matteo, mentre non apparisce alcun segno che abbiate aperto nemmeno a lui il cuor vostro in un affare di tanto peso, e gli abbiate nemmeno comunicata la presa risoluzione. … Quasi che la Provvidenza divina avesse costituito nei Padri persone inutili e indifferenti riguardo alla direzione dei rispettivi loro figlioli… Dopo questo vi perdoniamo di cuore …e diremo che siete posto in pienissima libertà, perché costì non ritengonsi che i figlioli. Il Signore vi benedica”. PAA e PMA
     
  11. “…Apra all’ottimo Padre candidamente il suo cuore e si ponga nelle di lui mani con piena docilità e finalmente si dia tutto l’impegno per affrettare quanto è da sé la decisione e l’adempimento della particolare sua vocazione, mentre non posso dirle abbastanza quanto lo starsene soverchiamente sospesi e l’essere fiacchi a risolvere e ad operare, apra l’adito al demonio per insinuarsi con le sue tentazioni e frastornare ogni cosa. Io, prego di tutto cuore il Signore ad assisterla e benedirla perché possa conoscere e con animo coraggioso eseguire la santa sua volontà…” PMA
     
  12. “Non potevate in modo veruno esprimere con più chiarezza il vostro affetto che a me vi lega, ed io l’ho inteso con sommo giubilo, giacchè deriva dall’amore che sentite per l’Istituto.” PAA
     
  13. “…l’affetto della fiducia che voi mostrate, in mezzo all’arduo conflitto, nella divina bontà. Bravo, bravissimo! Questo spirito noi dobbiamo coltivarlo con impegno affatto speciale perché ci abbisogna distintamente nella difficile impresa” PMA
     
  14. “Io frattanto avrei voluto scrivervi col pensiero, ed or finalmente rubo un poco di tempo per fare almeno tardi quello che avrei voluto fare da molto tempo. Del resto il mio affetto per voi ha troppo alta origine perché possiate temere che si diminuisca giammai. Io vi amo in Gesù Cristo, perché egli vi ama, perché voi l’amate per perché lo volete far amare ancora dagli altri, e specialmente dalla gioventù che è sì cara al divino suo Cuore…” PAA
     
  15. “…onde provvedere al religioso raccoglimento del loro spirito ed addestrarli insieme agli  uffizi della loro particolare vocazione…” PAA e PMA
     
  16. “…è troppo chiara la necessità che ci sia accordata per i nostri chierici lo studio domestico delle scienze; che il negarlo sarebbe un distruggere la Congregazione nell’atto stesso che si è approvata…che noi non possiam mai indurci a mandare li nostri alunni alle scuole esterne perché in tal modo ci sarebbe impossibile coltivarne lo spirito, addestrarli ai doveri della loro particolare vocazione…” PMA
     
  17. “…Se vi osserveranno applicato alla lezione dei libri sacri, alla orazione e alla frequenza dei SS Sacramenti, umile, mortificato, tranquillo sarà questo un linguaggio molto efficace…” PMA
     
  18. “…mostra un’ indole buona e si dichiara disposto a fare quel che possa, e forse col tempo potria riuscire anche bene; ma resta sempre certissimo che noi prima di intraprendere un lungo corso di sacrifici dobbiam conoscere il postulante e le particolari sue circostanze con autorevoli attestazioni e legittimi documenti.” PMA
     
  19. “Faccia pure la prova di inviarmi alcuno il qual da lei fosse riputato opportuno, e vedrà se sia fermo nella presa risoluzione…queste vocazioni son molto rare, o come è più da credersi, son dal comune nemico assai combattute, e continuamente svaniscono senza effetto. Non cessiamo di pregare e il Signore provvederà”. PMA
     
  20. “Spirito di vocazione sincera di dedicarsi alla caritatevole cura dei giovani…animo risoluto e sincero, sgombro del tutto da fini umani e prontezza a venire far la prova…tali vocazioni se non si effettuano con prontezza e fervore riescono inefficaci…”. PMA
     
  21. “L’attuale decadenza del clero in queste Province anziché formare difficoltà porge invece uno stimolo a dedicare  taluno ad una particolare cura dei giovani. In Venezia ed in Lendinara quante vocazioni si son da noi coltivate, che senza di tale aiuto rimaste sarebbero senza effetto. Ormai se ne contano cento e trenta fra i nostri alunni che diedero gran conforto all’Eminentissimo Card. Patriarca e al Vescovo di Adria, e se ne vanno sorgendo ogni anno di nuovi…” PMA

 

CONSIDERAZIONI, RILIEVI E  ATTUALIZZAZIONI

Riscoprire la grazia delle origini e viverle con gratitudine, assumere con passione il presente e aprirci con fiducia al futuro.

 

  1. Formare alla vita consacrata Cavanis, significa proporre come norma di vita una “forma”. Quale forma? “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo” (Fil 2,6) E’ la forma del Crocefisso che si raggiunge seguendo gli esempi di vita del Signore: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”. (1Pt 2,21) Significa arrivare insieme, in formazione permanente, all’essenziale della sequela Christi secondo la spiritualità delle Cinque Piaghe del Signore, per accogliere, custodire e orientare bambini, ragazzi e giovani. Forma nel significato più profondo e intenso della parola, “in cui si propone un diverso modo di essere e di vivere la relazione, di amare e di essere amato, di pensare e di volere, di concepire il senso della vita, di vivere la gioia e la sofferenza, di cercare il vero e il bello e il buono, di valutare ciò che conta e ciò che a un certo punto diventa spazzatura, di sentirsi responsabile di sé e dell’ altro, del bene e del male, del presente e del passato…è il momento nel quale l’ educatore diventa formatore. I Fondatori sembrano prendere alla lettera la parola del Vangelo: “ Ne costituì dodici perché restassero con lui…”. (Mc 3,13-14) I Fondatori hanno formato “restando”  con il Signore respirando le stesse ansie e soffrendo per gli stessi ideali missionari; hanno formato “rimanendo” nella carità fraterna con quelli che chiedevano di fare esperienza e di conoscere la Congregazione; hanno educato bambini e giovani “vivendo” con loro. Solo “dimorando con” ci si forma reciprocamente.
     
  2. Per i Fondatori la formazione alla vita consacrata Cavanis ha bisogno del cammino propedeutico di “liberazione” che é proprio dell’educazione e poi necessita dell’accompagnamento nella crescita. La formazione alla vita consacrata è un compito impegnativo anche perché è la vita a essere complessa. La formazione vera suppone l’apertura di cuore del formando. I Fondatori parlano di docilità , oggi tra i molti che si dedicano alla formazione si parla di docibilità mettendo l’ accento sulla formazione permanente. “La docilità è quella disponibilità della mente e del cuore a lasciarsi formare dalla vita lungo tutta la vita ma questa docilità/docibilità non si improvvisa né nasce dal nulla”. Quante volte alcuni giovani percorrono tutto l’iter formativo mantenendo un atteggiamento quasi ostile verso alcuni momenti della loro vita o verso delle persone. Cosa fare? Avanzare nel processo di liberazione, recuperare il principio di realtà, distruggere alcuni idoli, recuperare il gusto della sincerità, la gioia di sapere di preciso dove lavorarsi, su quale aspetto della personalità, su quali tendenze, contro quali abitudini, per non continuare a rendere sempre più invadente e prepotente la propria debolezza e finirla di raccontare balle e cominciare a costruirsi su fondamenti solidi.
     
  3. Può darsi che nelle nostre comunità formatrici ci sia buona volontà nella cosiddetta formazione ma poca educazione e accompagnamento, per mancanza di formatori e per scarsa “presenza continua” nell’impegno di formazione. La comunità formatrice è un vero “paese distante” o non esiste. Non è fuori luogo domandarci quanto la formazione, a vari livelli, che viene data nelle nostre case di formazione crei responsabilità nei nostri giovani, verso se stessi e verso gli altri, o verso la stessa formazione, o quanto quest’ultima rischi di essere sentita come un peso o un diritto con la pretesa di essere servito e riverito (dal giovane) o di essere considerata come una cosa scontata o un optional (dal formatore). L’accompagnamento ha anche la finalità di favorire la cosi detta “memoria credente”, cioè il ricordare, il ricostruire la propria vita raccontandola e scrivendola anche per colui che ora sta accompagnando il cammino formativo del giovane. E’ importante il come e il modo in cui il giovane si racconta, specie con i tipi così detti “ermetici”. Gli antichi dicevano che l’ oblio è il più grande dei peccati è figlio dell’idolatria e sostituisce l’io a Dio, è il vitello d’ oro che prende il posto del Signore di cui non si fa più memoria. “Si diventa così dottori della legge e analfabeti nella fede”. (A. Cencini)
     
  4. Senza la coordinazione di questi tre momenti:  educazione, formazione, accompagnamento, i formandi,  rischiano di diventare “alberi”,…ma alberi che danno frutti acerbi che non maturano né spiritualmente, né pastoralmente. La formazione Cavanis non è né esercizio intellettuale, né apprendistato professionale ma è imparare a leggere, interpretare e vivere il Signore nel quotidiano e nell’esercizio del carisma. Una buona formazione dà un livello umano e spirituale alto a una congregazione. Una formazione mediocre dà un livello mediocre. Per questo i giovani religiosi devono incontrare nei formatori persone capaci di accompagnarli e consigliarli a non aver paura della Volontà di Dio. Durante il tempo della formazione, specialmente iniziale, Dio ci libera dai nostri sogni per sostituirli con i suoi, e si scopre che i suoi sono mille volte meglio dei nostri.
     
  5. L’internazionalizzazione della Congregazione ha portato conseguenze molto pratiche e fondato prassi differenti nelle scelte strategiche di governo e nella costruzione dei percorsi formativi, nelle varie parti territoriali. Quindi ai formatori si richiede soprattutto a) conoscenza e amore per la Congregazione e la sua spiritualità; b) amore per la Chiesa e la gioventù specialmente più povera; c) conoscenza e rispetto per il progetto formativo della Congregazione e impegno per realizzarlo in unità.
     
  6. La formazione, allora, è essenzialmente “metodo” o, come direbbe il nostro P. Marco, esercizi spirituali. Per metodo non si intende semplicemente un insieme di tecniche o di processi. Il metodo è quello di Gesù, o meglio è Gesù. Si intende, come formatori, trovare strade e modalità sempre rinnovate e compatibili con culture e situazioni differenti. Con questo metodo di accompagnamento o “esercizi” si propone concretamente ai formatori e ai giovani in formazione cammini di adesione a modelli teologici del Cristo povero, casto e obbediente consoni con i grandi cambiamenti avvenuti in questi anni nella Chiesa e nella Congregazione. Si dice che se la vocazione non è vissuta come un donum (dono) finisce per essere vissuta come un dolum (inganno) per cui non basta mai quel che si riceve, si vive sempre scontenti e incontentabili e non si impara a godere di quel che si riceve e a viverlo con gratitudine. L’offerta che noi facciamo a Dio della nostra vita è il minimo che si possa fare, nulla di cui ci si possa vantare. E’ più un atto di gratitudine che di intraprendente oblazione.
     
  7. Ci troviamo, oggi, in questa situazione: a una certa “ricchezza” di modelli teologici fa riscontro una certa povertà di percorsi metodologici per arrivare ai modelli. Non siamo poi così tanto sicuri che in tutte le case di formazione ci sia effettivamente formazione Cavanis. Qualche volta ci viene il dubbio che non vi sia sufficiente attenzione alla complessità dell’azione educativa/formativa. La quale è tutt’altro che il risultato finale di una catena di montaggio…dopo molti anni di seminario un candidato può non essere cambiato in nulla, non avere nessun sentimento di appartenenza e morire per obesità di informazioni e per mancanza di formazione. A volte cambiano le strutture ma non cambiano le persone le quali si tengono il proprio io ben stretto, ancorato ai propri limiti e resistenze.
     
  8. Per migliorare la formazione non sarebbe urgente e necessario unirci, preparare e aumentare i formatori nelle case di formazione, diminuire le case di formazione, studiare e coordinare più e meglio il cammino di formazione a livello generale di congregazione? O invece, é sufficiente cambiare di casa o facoltà, arrivare ad avere diplomi, aumentare gli anni di formazione, introdurre tirocini, altri anni di noviziato?
     
  9. Oggi le scelte nel campo della formazione non possono più essere fatte solo nell’ottica di una parte territoriale ma nell’ottica del bene e dell’equilibrio di tutta la Congregazione per essere tutti, in qualsiasi parte del mondo “lievito e profezia”.
     
  10. Con l’internazionalizzazione l’esperienza del carisma al momento presente è frammentaria e lascia i giovani Cavanis insicuri quanto al loro futuro ministero e servizio nel campo dell’educazione cristiana della gioventù, bisogna favorire un chiarimento, un processo di unificazione dello spirito e di diversificazione di modalità di servizio. Per superare l’ insicurezza quanto al futuro c’è la tendenza tra i giovani, specialmente, a ritagliarsi una nicchia tutta per sé, per esempio come parroco (molti) professore, teologo, psicologo,...(pochi) I superiori hanno paura di contrastare questi desideri per non provocare una crisi vocazionale, tanto più che di vocazioni oggi ce ne sono poche. Ma un superiore non dovrebbe essere tenuto in ostaggio dalla paura di perdere una “vocazione” che, forse, vocazione non é.
     
  11. I giovani religiosi Cavanis fanno spesso queste domande: “un domani cosa “farò” dentro la Congregazione?… Far scuola?…aver a che fare con giovani e adolescenti è molto difficile…meglio i bambini…ma dove…come…non ho nessuna professione in mano, nessun diploma…farò il parroco?…essere “scelto” dal Signore e dalla Congregazione? Quali i criteri di questa scelta? La mia scelta di Cristo è scelta di  “chi” ? La mia scelta dello stile di vita di Cristo povero, casto e obbediente è scelta di quale “come” o quale stile di vita, oggi?…La mia scelta dello stato di vita è scelta di “che cosa”?”
     
  12. Non sono questioni da poco. L’indeterminatezza su un temi come questi può avere effetti fuorvianti e deformanti a breve e a lunga scadenza. Se anni addietro l’enfasi nella formazione era sui “lavori” prestati o da prestare, oggi si fa più attenzione all’esprimere in verità e chiarezza il carisma e la spiritualità, le motivazioni e la consistenza. Rimane importante svolgere per esempio servizi educativi ma quel che conta più sono le motivazioni spirituali cristiane e la coerenza tra “il dire e il fare”. Meno professionisti e più testimoni. Ma se la formazione non riesce a formare né professionisti né testimoni?
     
  13. La formazione ha bisogno di progetti che affrontino i cambiamenti avvenuti e che avvengono nella chiesa e nella società, i cambiamenti legati all’inculturazione e all’internazionalizzazione della congregazione; ha bisogno di forte spiritualità Cavanis di comunione e fraternità e di un numero sufficiente di formatori che amino il servizio che fanno, che facciano bene il loro lavoro senza farlo pesare e senza farselo “pagare” con umiltà e senso di umorismo. In fin dei conti anche i formatori hanno solo “cinque pani e due pesci” a disposizione e devono dar da mangiare a tanta gente…Ma guai a pensare che se avessimo di più sarebbero risolti tutti i problemi!
     
  14. Siamo chiamati a prevedere per poi provvedere, come direbbe il titolo di un bel libro sulla formazione. Prevedere l’espansione della congregazione, prevedere le nuove sfide della pastorale vocazionale, della formazione e del carisma, in altri continenti e paesi. Del resto il carisma è come il “tesoro nascosto” fin che rimane nascosto o sempre nello stesso luogo non si “moltiplica” né attrae vocazioni. Ma quando si espande bisogna prevedere quali necessità creerà.
     
  15. Chi si interessa solo di “opere” o parrocchie sviluppa una mentalità che lo porta a trascurare la realtà della scarsità di “operai” e a vivere in un mondo di sole “relazioni sociali”, di parole, di dichiarazioni, di sogni più o meno grandi. Non sa calcolare, mettere delle scadenze in tempi lunghi, come invece richiede il tempo lungo della formazione. Per chi ama apparire nelle opere o in altre attività interessa l’annuncio, il momento in cui emerge la loro persona e la gente ne parla. Sono criteri ben differenti da quelli di chi vive e opera nella formazione. E il futuro della Congregazione non dipende dalle opere ma dalla formazione e dai formatori.

 




Copertina.






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