Molto meglio la vita se è piena di speranza, pazienza e gioia

Molto meglio la vita se è piena di speranza, pazienza e gioia

Sarà poi la preghiera a farci vedere la luce dentro le ombre che avvolgono il mondo...
25 Giugno 2020 - Di P. Diego Spadotto CSCh



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Il significato della Vita Consacrata nel nostro tempo é: “stare davanti a Dio a nome dei fratelli per ricordare a tutti che, anche se gli uomini non si occupano più di Dio, Dio non smette di occuparsi degli uomini, e continua in mille modi ad attirarli a sé”. La vita consacrata è attendere, cercare e far posto a lui nella nostra vita, perché c’è sempre qualche angolo oscuro della vita occupato solo dal nostro “io” e che vuol sfuggire alla luce di Dio. I grandi interventi di Dio nella storia della salvezza, dalla creazione in poi, hanno a che fare con la luce. La creazione si inaugura con la luce: è la prima alba del mondo. I misteri del Natale e della risurrezione sono misteri di luce che avviene, come dice il vangelo, “quando era ancora buio…” ed è annunciato da angeli in vesti sfolgoranti di luce. Il nostro protagonismo ci impedisce di trovare il tempo per “stare” davanti a Dio con Gesù che illumina la nostra vita, affinché gli “altri, vedendo le nostre opere buone, glorifichino il Padre che è nei cieli”. Ci riteniamo padroni del tempo convinti che il tempo è tutto, che nulla di ciò che ci riguarda accade fuori del tempo. Intanto il tempo ci scivola tra le mani e non ci è consentito di trattenerlo. Possiamo solo offrirlo come quotidiano sacrificio di obbedienza alla vita.

Sarà poi la preghiera a farci vedere la luce dentro le ombre che avvolgono il mondo, dentro le contraddizioni e il buio della violenza del male che colpisce l’umanità in tante parti del mondo. Prendiamo nelle nostre mani e nel nostro cuore i doni dello Spirito, la speranza, la pazienza, la gioia, desiderando di farli giungere a coloro che entrano in contatto con le nostre comunità. Doniamo anzitutto la speranza che annuncia l’inesauribile novità di Dio, cantando con fede la convinzione che le grazie di Dio non sono finite. La speranza non può essere contraddetta perché è l’impegno che Dio ha preso con l’umanità. E poi la pazienza che sa aspettare e insegna ai fratelli l’arte cristiana dell’attesa di fede, convinti dalle parole di Gesù che, parlando delle preghiere rivolte dagli uomini al Padre, si domanda: ”Li farà forse aspettare?” Chi è stato esaudito sorregga chi non ha ancora ricevuto ascolto, e metta la propria carità fraterna come argomento. Infine la gioia che si mantiene condividendola, perché essa è come l’amore che si moltiplica facendone parte con gli altri, come si fa con il pane tra affamati. Non ci si sazia mai se si mangia da soli, così non si è mai veramente nella gioia se si pretende di essere felici da soli.

Nella relazione personale con il Signore e con gli altri non facciamo commercio di cose, sempre lo scambio di cose ci porta fuori strada. Il Signore non vuole che la nostra preghiera sia uno scambio di favori, ma un incontro tra persone che si amano. Nella preghiera non esistono meriti, punti paradiso, sensi di colpa, conteggi di peccati; nella preghiera esiste solo il mio cuore che incontra il cuore di Dio. E poco importa se il nostro cuore non è dei migliori. Cerchiamo il Signore non per convincerlo ma per lasciarci guarire e convertire alla gratuità dell’amore.Sono affranto, costernato e inorridito per la ferita del mio popolo” (Ger 8,21), il profeta è quasi disperato davanti alla miseria in cui è piombato il suo popolo. In queste situazioni, disperare è facile ed è la grande tentazione da vincere con la fede: “Per le sue piaghe noi tutti siamo guariti” (Is 53,5). Non cercare fuori di te il profumo di Dio, per perire nella giungla della vita. Non cessare di cercarlo dentro di te e vedrai che lo troverai.  La sincerità e la limpidità nelle relazioni umane sono qualità fondamentali. Perché fare del giardino che il Signore ci ha donato un deserto? Purtroppo viviamo sempre più in una società dell’apparenza in cui tutto è artificioso. Mai un sussulto di coscienza. E’ così che ci si abitua a non dire mai la verità a essere “sepolcri imbiancati, all’esterno belli a vedersi, ma dentro colmi di morte” Mt 23,27). Signore non conosco le tue vie, ma tu sai quale è la mia via. L’inferno è proprio il tormento di non essere capaci di amare e di essere amati, di vivere una vita artificiosa senza speranza, pazienza e gioia, ma voler apparire e competere con gli altri ad ogni costo.






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