La Chiesa e nella Chiesa i Cavanis in cammino con Papa Francesco

La Chiesa e nella Chiesa i Cavanis in cammino con Papa Francesco

“Sogno una Chiesa povera per i poveri, sogno una chiesa giovane e vicina alla gente”.
07 Settembre 2020 - Di P. Diego Spadotto CSCh



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“Sogno una Chiesa povera per i poveri, sogno una chiesa giovane e vicina alla gente”. La Chiesa è un ospedale da campo, e la tradizione cristiana insegna ad accogliere e curare i feriti e ad eliminare tutti i muri, specialmente quelli che tengono separati i bambini dai genitori, i bambini e i ragazzi dal loro futuro. Purtroppo per la droga "non ci sono muri che tengano", là non c’è la Chiesa. Nella "filosofia della difesa" che fa credere che "solamente con la paura e rafforzando i confini è possibile difendersi", non c’è la Chiesa.  Al dolore e allo scarto si unisce lo sfruttamento delle persone, anche qui non c’è la Chiesa. Nella Chiesa bisogna dire sì a Gesù, "sapendo che può accadere di tutto, anche un fallimento nel presente, continuando a provare "gioia e pace". Manteniamo un cuore aperto davanti alle condizioni che ci pone nel presente a riguardo del nostro apostolato con i giovani, affinché la nostra fedeltà sia meglio forgiata. Non dobbiamo avere paura. Restiamo liberi dalla tentazione di voler tornare indietro. Il mondo dei morti è già sepolto, i pezzi morti della nostra vita sono sepolti dalla misericordia di Dio. E non chiudiamo le finestre della speranza. Apriamole per guardare l’orizzonte con pace, con gioia, facendo quello che ognuno può fare. Gesù ci accompagna sempre. Ci ha scelti per questo, per affrontare insieme le “passioni tristi” della gioventù più povera: la paura, la lo scoraggiamento, il risentimento, l’invidia.

Nella tradizionale udienza alla Curia Romana, il Papa  ha manifestato la consapevolezza che ormai «non siamo più nella cristianità, non più». «Oggi l'Occidente non è più cristiano». Significa che «le popolazioni che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo non vivono affatto soltanto nei Continenti non occidentali, ma dimorano dappertutto, specialmente nelle enormi concentrazioni urbane che richiedono esse stesse una specifica pastorale». Il primo è più importante compito della Chiesa è l’evangelizzazione. La fede, in gran parte dell’Occidente, “non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata”. “La Chiesa è rimasta indietro di duecento anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? La fede è il fondamento della Chiesa. Solo l’amore vince la stanchezza”(Card. Martini). Occorre rivedere l’atteggiamento nei confronti di un realtà informativa e culturale sempre più digitalizzata, in cui l’immagine prevale sull’ascolto e sulla parola scritta. Oggi «non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri».

Nel mondo che cambia, non si cambia “per seguire le mode”. Sviluppo e crescita la Chiesa li vive dalla prospettiva di Dio, é “un cammino segnato da avvii e ripartenze”. Il santo cardinale Newman, quando parlava di “cambiamento” in realtà intendeva “conversione”. L’atteggiamento sano è quello di “lasciarsi interrogare dalle sfide del tempo presente”, con discernimento e coraggio, piuttosto che farsi sedurre dalla comoda inerzia del lasciare tutto com’è: “Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito, e poi rimanere in realtà come si era prima. Rammento l’espressione enigmatica, che si legge in un famoso romanzo italiano: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” (Il Gattopardo di G. Tomasi di Lampedusa). L’amore vince la stanchezza dell’auto preservazione. “Qui occorre mettere in guardia dalla tentazione di assumere l’atteggiamento della rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibro si alimentano a vicenda in un circolo vizioso ed oggi questa tentazione della rigidità è diventata tanto attuale”.








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