"Lasciate che io possa essere il cuore pensante in questa baracca"

"Lasciate che io possa essere il cuore pensante in questa baracca"

... la baracca è quella di un campo di concentramento dove la giovane ebrea Etty Hillesum ha passato gli ultimi giorni della sua vita, prima di essere portata al forno crematorio.
24 Ottobre 2020 - Di P. Diego Spadotto




“Lasciate che io possa essere il cuore pensante di questa baracca”, la baracca è quella di un campo di concentramento dove la giovane ebrea Etty Hillesum ha passato gli ultimi giorni della sua vita, prima di essere portata al forno crematorio. Sostenuta da una forte spiritualità chiese a Dio di essere in quel campo di concentramento un “cuore pensante” non disperato, per trasmettere anche là dentro la presenza di Dio. Veramente: “C’è una crepa in ogni cosa. E così che entra la luce” (Leonard Cohen). L’educazione familiare, scolastica e sociale, anche a causa del covid, è oggi una “baracca” dove regnano sfiducia nelle istituzioni e confusione. I ragazzi ne pagano le conseguenze. Gli adulti responsabili possono essere il “cuore pensante” o la crepa che fa entrare la luce. Dio non risolve i nostri problemi ma ci chiede di essere il “cuore pensante”, donandoci libertà e intelligenza. Chi cerca solo i propri interessi ha lo sguardo beffardo. Nell’educazione della gioventù confondere la fede con la religione ha sempre creato non poche confusioni. Ho ascoltato tanti ex allievi e persone che hanno avuto a che fare con i Cavanis. Una delle cause del rifiuto che hanno verso un cammino di fede, é da imputare alle negative “esperienze di religione” fatte negli anni dell’adolescenza. Esperienze di vuoto formalismo, sature di moralismo teso a disconoscere ogni sensazione di gioia. Un “grigiore” permanente: si fa, non si fa, ti devi sforzare di fare, non si può…se non ti adegui, se non ti va bene, sei fuori. Il moralismo, lontano dalla gioia liberatrice del Vangelo, non avvicina a Dio. Il molto parlare di Dio e il poco parlare con Dio, non vuol dire automaticamente trasmetterlo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

“I giovani sono delle aquile non possono essere costretti a vivere come polli”, costretti a recitare una parte, spinti o sedotti da coloro che “sanno, controllano, dominano”, onnipresenti nel nostro tempo. Sotto le apparenze di libertà, sono pronti ad alzare steccati, minacce, agli ordini del più terribile dei giudici: il moralismo. I giovani, allora, indossano la maschera e la vita diventa una recita senza senso. Nella vita di un giovane, a volte, basta che qualcuno lo accompagni nel passaggio difficile del guado dall’adolescenza. Niente è insuperabile se accanto si manifesta una presenza rassicurante. Quante vite rovinate da relazioni affettive di dipendenza che contenevano soltanto il simulacro di libertà educativa. Quante vite adulte spese nell’opacità, nell’implosione, in una perpetua seduta analitica, nel tentativo di liberarsi da una ragnatela di rapporti di dipendenza per compiacere, per aver successo o per avere qualcosa in cambio. Il tutto produce tossicità velenosa, recriminazioni, sensi di colpa, il rimpallo continuo di responsabilità dove i “se” sono mattoni di una costruzione sulla sabbia. “Se tu…se io non…se quel tale”, si rivanga il passato per  giustificarsi delle proprie maschere, non c’è perdono e verità.

“Aiutami a fare da solo”, é quello che ogni bambino dice ai genitori e educatori, secondo Maria Montessori.  Aiutami a camminare da solo, a mangiare da solo, a vestirmi da solo, aiutami a diventare autonomo. Maria Montessori, era del “partito del bambino”, convinta che il bambino è il nostro maestro, il maestro degli adulti perché ha stupefacenti capacità intellettuali. La grande educatrice diceva che: “Quando si è risolto il problema  di attirare l’attenzione del bambino si è risolto l’intero problema dell’educazione”. La Montessori  è stata una femminista sempre pronta a scendere in piazza per difendere i bambini e i più fragili, medico psichiatra che curava i bambini chiusi in manicomio, donna di affari che discuteva di brevetti con le ditte fornitrici di materiale didattico. E aggiungeva: “tutti pensiamo che sia ovvio prendere un bambino in braccio. Si ha così poca considerazione del bambino che si crede sia suo dovere lasciarsi accarezzare a baciare. Il bambino ha esigenze ben diverse da un adulto”. Bisogna aver vissuto un certo numero di anni, e aver messo a fuoco nella nostra vita la presenza di Dio, per rendersi conto che tutto ciò che accade nel campo dell’educazione, in realtà, ha un senso. Che Dio ci lasci un “cuore pensante”, ci aiuti ad avere comportamenti che trasmettano gioiosamente la sua presenza ai giovani.








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