"Scuole di Carità?"

"Scuole di Carità?"

Dio è Carità, si fa Misericordia nei santi e nelle opere che realizzano.


23 Settembre 2016 alle 12h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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Nella canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, il Papa e i media hanno messo in risalto non solo la figura della Santa, ma anche la continuità eroica del carisma della Carità, attraverso le religiose/i Missionarie/i della Carità, che portano avanti in tutto il mondo la missione che il Signore ha affidato alla Fondatrice. Dio è Carità, si fa Misericordia nei santi e nelle opere che realizzano. Anche la nostra Congregazione  ha nel suo titolo canonico la Carità: “Congregazione delle Scuole di Carità”. Carità/Amore è l’altro nome di Dio, secondo l’evangelista Giovanni. Dire Missionarie/i della Carità o religiosi delle “Scuole di Carità” è fare riferimento solo a Dio/Carità, quindi alla ragione dell’essere consacrati e missionari. Non esiste alternativa. Il messaggio sottrae la Carità all’idea che essa funzioni solo se tecnicamente efficiente come carità, elemosina, denaro, ecc. Se fosse così, la Chiesa, le congregazioni religiose,  sarebbero delle ONG multinazionali che funzionano a suon di soldi e non per la Carità del Padre “che non abbandona mai chi si fida della sua Provvidenza”. P. Antonio e P. Marco Cavanis, santa Teresa di Calcutta, mossi dalla Carità, si sono chinati sui sofferenti, sui poveri, sui bambini e giovani, lasciati ai margini della società, riconoscendo la dignità che Dio ha dato loro. Hanno fatto sentire la loro voce ai grandi e potenti perché non si preoccupavano dei poveri e si sono resi disponibili con misericordia a chiunque ne avesse bisogno. I Cavanis hanno amato nella Carità del Padre i “cari figlioli”, essi sono stati il loro futuro, preziosi come il Sangue di Cristo; si sono preoccupati affinché i confratelli fossero formati agli stessi sentimenti del Cuore di Cristo, miti e umili, per testimoniare la Carità, quella che non fa sconti, che è tutto o non è niente. 

I giovani non sono solo qualcuno a cui dare istruzione e educazione ma sono Cristo, “non si conquistano ma si “comprano” pagando con la propria vita”. Le “Scuole di Carità” devono essere Vangelo vissuto, perché l’istruzione o l’educazione senza la Carità, non bastano a migliorare la società. In India i collaboratori laici delle Missionarie della Carità sono in maggioranza non cristiani, ma sono formati a donare tutto di se stessi nella Carità dell’Unico Padre. “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro? (Gv 21, 13), Gesù formula tre domande a Pietro, ogni volta diverse, avvicinandosi sempre più alla sua fragilità umana. La prima: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?” Gesù usa la parola “agape”, il verbo dell’Amore assoluto. Pietro risponde solo in parte, evitando il confronto con gli altri: “certo, Signore, tu sai che io ti amo” e usando il verbo “fileo”, cioè: ti sono amico. Nella seconda Gesù non ripete “più di costoro”,  e Pietro risponde ripetendo il verbo “fileo” con umiltà: “tu lo sai”. Nella terza domanda Gesù usa anche lui il verbo “fileo”, Pietro, mi sei amico?. Parte da questa scena la domanda di amore di Gesù per avvicinarsi sempre più a Simone, a Teresa di Calcutta, a P. Antonio e P. Marco Cavanis e a noi “avviando percorsi, iniziando processi” di risposta con passione rinnovata, per Cristo e il Vangelo. 

Se veramente c’è Carità nelle “Scuole di Carità” o in qualsiasi altra opera e attività essa è evidente, solare, indiscutibile. Dio “ama l’uomo e colma le sue povertà, non cerca in lui la perfezione, ma l’autenticità”. Gli esseri umani non sono al mondo per essere immacolati, ma per essere incamminati, come mendicanti di amore, senza pretese, verso il cuore di Dio. Lui conosce la "povertà” di ognuno e chiede a tutti un po’ di amicizia e tanta fiducia, dando tre passi: “ho bisogno, mi fido, mi affido", nella certezza che è Lui ad “amare per primo tutti i ragazzi del mondo”. La crisi di fede nella Carità del Padre incomincia proprio con la crisi dell’atto umano di credere, non si crede all’amore, al dono di se stessi.  Amare Dio “con tutto di noi stessi, corpo e anima", smettendola di amarLo da sottomessi e da schiavi, infelici e facendo altri infelici. Tornando ad amare Dio da “innamorati”, ci sarà un rifiorire del carisma della Carità nelle nostre opere, prevedendo, prevenendo, aiutando e ricostruendo le fragili e violentate vite dei ragazzi.

P. Diego Spadotto CSCh
ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA – MESE MISSIONARIO OTTOBRE 2016

 




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