I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

è il tema fissato da Papa Francesco per il Sinodo dei vescovi 2018.


31 Ottobre 2016 alle 04h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Tra sfide e sogni di un futuro possibile per i giovani, la Chiesa sceglie di impegnarsi, nel prossimo biennio, in una riflessione attenta e concreta per ascoltare la voci dei giovani. Molti religiosi e religiose, che secondo il carisma della loro congregazione si dedicano all’educazione e formazione cristiana della gioventù, auspicano che Papa Francesco inviti a partecipare al Sinodo, non solo tutti i Superiori/e generali delle loro congregazioni, ma anche un consistente gruppo di giovani, rappresentando la Chiesa nei cinque continenti. Papa Francesco non è nuovo a queste esperienze, sembra riprendere lo spirito del card. Martini quando a Milano ha aperto il “Sinodo dei giovani” tra il 2000 e il 2002. Un biennio dedicato all’educazione. Recentemente prima della pubblicazione del DOCAT, libro sintesi della Dottrina sociale della Chiesa, ha voluto che il testo fosse rivisto da un gruppo di giovani. Dopo la loro revisione il testo è cambiato molto, non quanto al contenuto ma quanto al linguaggio di trasmissione del contenuto. La Chiesa e le Congregazioni religiose, con verità e coraggio, devono impegnarsi a camminare accanto alla complessa e variegata realtà giovanile per ascoltare e cogliere, con rispetto e gratuità, le loro aspettative e resistenze nel vivere “con fede e per fede”. 

Nonostante tutto, i giovani sono ancora capaci di entusiasmarsi e di accettare le sfide della vita, ma i loro sogni e progetti si scontrano con un contesto socio-culturale che non sembra in grado di valorizzarne le risorse, né di garantire loro le condizioni minime per l’esercizio della propria libertà di scelta.
Molte ricerche dicono che nei giovani sono state soffocate le utopie, è stato spento il loro giusto protagonismo, e continuano ad essere visti come un “pericolo” e, per questo, hanno un rapporto infelice con il futuro, che non appare loro come promessa, ma piuttosto come minaccia. La relazione con il futuro non è una dimensione banale nei giovani. Solo alla luce del futuro un giovane può scommettere su se stesso, può imparare a resistere alla tentazione di bloccarsi alla prima difficoltà, può accogliere e vivere con fede fiduciosa il tempo del sacrificio e della resistenza. Ma quel’è l’idea di Dio che emerge nei giovani? È nella logica della personalizzazione, del fai da te, divenendo così una nicchia di proprietà individuale. E’ una situazione complessa, dove le questioni dottrinali non solo non interessano e non riescono ad arrivare ai giovani come messaggio, ma non fanno emergere in primo piano neppure la figura di Gesù.  “È una fede che c’è, ma che ha bisogno di crescere, o meglio, che sarebbe necessario far crescere. Come un germoglio che fa fatica a fiorire”. In questa prospettiva la tematica del “discernimento vocazionale” diviene cruciale. 

Imparare a discernere la propria vita significa essere aiutati in una ricerca di integrazione tra valori diversi e spesso confusi, conservando ciò che è utile e importante, é cercare il significato della propria esistenza e il modo di viverla con responsabilità, rispondendo a quella chiamata personale di realizzazione che c’è nel cuore di ciascuno: “Ma tu perché vivi? Io vivo perché amo” (Paul Evdokimov). In un’epoca di grandi trasformazioni, come quella che vivono oggi la Chiesa e il mondo intero, nei campi più diversi, c’è bisogno di educatori dalle visioni ampie, che non abbiano paura della globalizzazione dei fenomeni di cambiamento. La nostra storia missionaria è la storia di tanti consacrati, che hanno offerto e sacrificato la vita per la missione, per i poveri, per raggiungere terre lontane, “anche in America”, come diceva P. Marco Cavanis. Il campo della missione sembra allargarsi ogni giorno, abbracciando “tanta povera gioventù dispersa”  dal volto di Cristo che chiede aiuto, consolazione, speranza, nelle situazioni più disperate della vita. Ogni terra é “terra di missione”, come pure “ogni dimensione dell’umano” attende l’annuncio del Vangelo. C’è bisogno di audacia missionaria, di disponibilità con i giovani e per i giovani. La Carità Cavanis sia la prima regola di vita, la premessa di ogni azione apostolica.

Oggi la Congregazione guarda ai giovani, per intercettare la voglia di cambiamento?  E i giovani come guardano alla Congregazione fondata per loro? Che cosa vogliamo dire alla Congregazione e alla società? Diventare adulti è sempre più faticoso, ma oggi i giovani sono la generazione che abbatte le distanze, coltiva amicizie in tutto il mondo, viaggiano tra gli Stati come in passato si poteva solo sognare. Con le nuove tecnologie arricchiscono le conoscenze, si confrontano, fanno sentire la loro voce. E nelle loro vite precarie riscoprono valori dimenticati: l’incontro, la condivisione, la solidarietà. Non vogliono semplicemente il cambiamento. Sono già cambiati, e sanno che il mondo deve cambiare insieme con loro, perché muri e sfruttamento non prevalgano su ponti e dignità. Si tratta di ragionare sulle difficoltà a credere che hanno i ragazzi, facendole nostre, non guardandole dall’alto e parlando come chi parla sapendo le risposte. Questi due anni sono un’occasione straordinaria per generare processi di conoscenza reciproca con i giovani, processi di ascolto, di dialogo schietto. Insieme si può provare a leggere questo mondo, e i segni di bene che lo abitano.

Certo, molti giovani hanno pregiudizi nei confronti della Congregazione per mancanza di conoscenza di religiosi veramente impegnati con loro. La presenza dei laici nelle opere non basta. Serve comprendere i motivi di un distacco che si è venuto creando e di tanti pregiudizi. Dove c’è un pregiudizio, lo si può vincere solo offrendo una nuova chiave di lettura: il sogno è che le nostre opere e attività, tutti, religiosi e laici si aprano per ascoltare i giovani; che siano sempre più accoglienti, e che nessun giovane si senta giudicato ed escluso. Il tema del Sinodo, scelto da Francesco, ha le potenzialità per coinvolgere proprio tutti. La maggior parte dei giovani che frequentano le nostre opere, è vero, dice di non avere "fede". In un mondo che ci sembra andare troppo veloce, bisogna di recuperare spazi di vita spirituale. È da qui che si può partire, accompagnando le domande di senso, lungo una strada nuova da percorrere insieme. Anche il "discernimento vocazionale" è un cammino: nelle grandi decisioni, come nella vita quotidiana. Ogni giorno siamo chiamati a discernere: da che parte stare, come portare il nostro contributo per un mondo più equo, con meno squilibri e più diritti. 

P. Diego Spadotto CSCh
“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” è il tema fissato da Papa Francesco per il Sinodo dei vescovi 2018




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