Missionari o dimissionari?

Missionari o dimissionari?

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


12 Dicembre 2016 alle 10h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C.

Per il battesimo e la professione religiosa, i consacrati sono tutti inviati in missione. Chi invia è colui che chiama, Gesù. “Fuoco che accende altri fuochi”, é la missione a cui è chiamata la vita religiosa (José R. Carballo). La dimensione missionaria richiede superiori religiosi profetici che sappiano leggere i segni dei tempi e accogliere le sfide con fiducia nel Signore, e non politici che vivono per garantire se stessi e le loro poltrone. “Oggi, non è la crisi dei numeri ma della fede che interpella la Vita Consacrata per superare la tendenza all’autoreferenzialità e la lotta per la semplice sopravvivenza, mettendo “vino nuovo in otri vecchi” ovvero il carisma in strutture non più rispondenti ai reali bisogni”. Il futuro dei consacrati ci sarà “se sapranno cogliere le sfide attuali” (Benedetto XVI). La vita consacrata si rinvigorirà se farà una forte opzione preferenziale per i poveri, se susciterà comunità fraterne che generano speranza nella compassione e comunione nel servizio ai poveri, nella condivisione del carisma con i laici. Il processo é tutt’ora in corso, per ripensare presenze e vita delle fraternità, rinnovare capacità di ascolto e revisione, dal campo economico all’evangelizzazione, per vincere le pregiudiziali paure anche a livello psicologico. 

Per noi Cavanis, la mobilità delle persone ha provocato una scossa di vita che ha portato recentemente all’apertura di una nuova missione in Mozambico, ad ampliare il raggio di azione missionaria e un maggior coinvolgimento responsabile dei laici nelle opere. Un percorso da portare avanti superando impazienza, pessimismo e miopia di visione. Non é un’ulteriore riflessione sull’ideologia del cambiamento ma una preziosa occasione da vivere nella prospettiva ecclesiologica indicata da Papa Francesco di riforma della Chiesa, e per evitare il rischio di avviare processi meramente estetici e autoreferenziali. Ogni cambiamento necessita di un profondo respiro teologale e di comunione ecclesiale e congregazionale, che parta dal di dentro delle persone per poi arrivare alle strutture. Non  ha la pretesa di risolvere tutto ma é un’opportunità per guardare avanti con speranza, per raggiungere meglio la gioventù in qualsiasi Paese del mondo dove si trova in emergenza. I cambiamenti rapidi esigono la revisione di norme, già obsolete dopo pochi anni da che sono state formulate, preservandone radici spirituali e culturali, rivedendo i livelli di governo. Un vero e proprio cantiere, dove è bene tener presente che “la vita religiosa è un sistema spirituale in cui tutto è in relazione”. 

Nella Giornata Mondiale dell'Infanzia, Papa Francesco ha lanciato questa sfida "si adotti ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce". A quanto si legge in un recente rapporto dell’UNICEF, nel mondo dei 31 milioni di bambini che vivono al di fuori dei loro paesi di nascita, 11 milioni sono sfollati con la forza. Come Cavanis ci dichiariamo solidali con tutti i bambini e adolescenti i cui diritti alla vita, allo studio e alla prosperità sono compromessi. Ma cosa farebbero oggi i Fondatori? Stiamo vivendo un momento critico della storia, in cui in tutto il mondo si va chiudendo violentemente l'accesso all'asilo e diverse nazioni  non vogliuono affrontare le cause prime della fuga, dei conflitti, della povertà e degrado ambientale, e questo fa sì che il numero delle persone che fuggono cresca in misura esponenziale. "I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili" (Papa Francesco). Soprattutto quando viaggiano non accompagnati, i minori migranti e rifugiati sono praticamente invisibili al mondo e costituiscono una facile preda per i trafficanti di ogni tipo, finendo spesso vittime di violenza sessuale. Sono anche a forte rischio di sfruttamento e abusi, tra cui il reclutamento in gruppi armati o di natura criminosa, il prelievo illegale di organi, lo sfruttamento sessuale organizzato, il lavoro minorile e il matrimonio precoce.

P. Diego Spadotto CSCh




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