Giovani liberati e liberi di servire in Cristo

Giovani liberati e liberi di servire in Cristo

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"
09 Gennaio 2017 - Di Fernando Riqueto



3C.

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” è il tema fissato da Papa Francesco per il Sinodo dei vescovi 2018. In questi due anni che ci separano dal Sinodo, il tema dovrebbe essere oggetto di riflessione in tutta la Congregazione, coinvolgendo religiosi, laici collaboratori e soprattutto i giovani. E’ un’occasione di grazia per uscire, sia dallo scoraggiamento che dal torpore, e tentare di seguire l’azione misteriosa dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose. Nel secondo libro delle Cronache, Josafat re di Giuda, alla vigilia di una battaglia contro gli Ammoniti e Moabiti, nel pieno dello sconforto, dichiara: “Signore, non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te”. Il re non pronuncia parole di chiarezza e neppure ordini precisi, dichiara la sua impotenza e fragilità. Di fronte all’immensità dei problemi che affliggono la società, la Chiesa e anche la nostra Congregazione, a riguardo dell’infanzia e della gioventù, il ritorno alla fiducia nel Signore, ammettendo tutti i nostri limiti e stanchezze, è l’atteggiamento più sensato. Ma perché Josafat confessa che non sa più che cosa fare? Quando si sceglie una fedeltà esteriore e astratta alla Parola di Dio, si abbandona la corretta sequela di Cristo nella missione apostolica, presto o tardi si arriva a dire: “Signore, non sappiamo che cosa fare…”

I cristiani sono continuamente sottoposti a scelte e decisioni che non li esimono dall’angoscia e dalla sofferenza, ma in esse sperimentano la benedizione e l’azione salvifica di Dio. Imparano a distinguere ciò che ha veramente a che fare con il Vangelo, da quell’idealismo etico e sociale, che crede nel progresso, che si arroga il diritto, non si sa bene su quale base, di chiamarsi “cristiano”. Nel mondo, la modernità, specialmente nel campo dell’educazione, è stata spesso vissuta come pura e semplice eliminazione dell’ipotesi di Dio. Moderni  sono i giovani che si preoccupano di compiacere gli altri per avere una identità e un’approvazione sociale. Ma la vera identità é quella di una persona liberata da Cristo che non dipende da elogi o approvazioni altrui, la libertà di una persona dipende dalla sua capacità di definire i propri confini per riconoscere e rispettare quelli degli altri e crescere nella responsabilità di donarsi gratuitamente. Fede é riconosce di essere amati senza condizioni da Dio, confidare che se ti doni gratuitamente riceverai gratuitamente. E’ pericoloso donarsi agli altri nella speranza di ricevere il contraccambio. Se questo non succede ci si sente come rubati di qualcosa che ci era dovuto.

 “Forti nella fede, di mente aperta, coraggiosi di cuore”, sono i giovani di cui ha bisogno la Chiesa nella sua Missione, che considerino la vita come possibilità concreta di servizio e carica di significato. Durante gli anni della scuola superiore e dell’università, essi vanno coltivati offrendo la domanda fondamentale sul che fare della propria vita e su quanto tempo e attenzione sono necessari, per non continuare a cullarsi nel tepore delle mura domestiche, come se l’infanzia non dovesse mai concludersi. Per l’attività missionaria ci vogliono giovani che siano dotati di freschezza di mente e di cuore, che scrutino l’orizzonte, piuttosto che continuare a guardare dentro casa. Il Vangelo non sarebbe mai arrivato neppure a Roma o sulle coste del Mediterraneo, se i primi cristiani si fossero accontentati di essere missionari generici là dove vivevano, lavoravano e avevano una famiglia. Non ci sarebbero oggi Chiese cristiane fuori dall’Europa se alcune migliaia di giovani europei non fossero partiti negli ultimi secoli per questo preciso scopo. Il punto di partenza dell’annuncio del Vangelo è il racconto in movimento, sembra di corsa, che le donne fanno ai discepoli e poi  dei discepoli che fondano comunità cristiane in tutto l’Oriente. La fede rompe gli ormeggi dei sensi e naviga su testimonianze di persone concrete. Questa è una catena di trasmissione come dice Paolo: Io vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto (1Cor 11,23).




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