Qualcosa da dire anche a noi

Qualcosa da dire anche a noi

Appelli accorati per il popolo della Repubblica Democratica del Congo
22 Gennaio 2017 - Di P. Diego Spadotto CSCh



3C

IL DISCORSO DI FINE ANNO DI PAPA FRANCESCO ALLA CURIA ROMANA E I SUOI APPELLI ACCORATI PER IL POPOLO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO HANNO QUALCOSA DA DIRE ANCHE A NOI

Il discorso di Papa Francesco alla Curia Romana è fonte di ispirazione per quanti vogliono portare avanti le riforme nelle congregazioni religiose. Ogni riforma incontra "resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive, spesso in veste di agnelli". Ci sono resistenze che "si nascondono dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l'atto, l'attore e l'azione. Resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del 'gattopardismo' spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima. Non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie". Per ogni riforma  ci vuole, anzitutto, conversione individuale senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti delle strutture: "La vera anima della riforma sono gli uomini che ne fanno parte e la rendono possibile. Papa Francesco indica alcune linee di riforma:

La pastoralità: Anche una congregazione religiosa, come la Curia romana, non sia una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione; di fratelli che tutto fanno con senso di collaborazione".

La missionarietà: "Il fine principale di ogni servizio ecclesiastico è portare il lieto annuncio a tutti, fino ai confini della terra; senza autentico spirito evangelico, qualsiasi struttura si corrompe".

La razionalità: è necessaria una razionalizzazione delle parti territoriali delle Congregazioni, più conforme ai tempi e ai rapidi cambiamenti che stanno avvenendo anche nella Vita religiosa. 

La funzionalità: Il Papa parla di eventuali “accorpamenti di due o più Dicasteri della Curia”. Per le congregazioni religiose quali accorpamenti e semplificazioni sono necessarie? 

La modernità: "Ossia la capacità di leggere e di ascoltare i segni dei tempi". In questo senso, le congregazioni religiose che stanno diminuendo come numero di religiosi o non crescono affatto, provvedano a rapidamente a uno snellimento delle strutture di governo della Congregazione. 

La sobrietà:  in questa prospettiva é necessaria una semplificazione complessiva della legislazione e delle strutture che erano proprie della fase di espansione della congregazione,  con soppressioni o accorpamenti di province, regioni ecc. che non risultano più rispondenti alle necessità contingenti, “tutto in vista della indispensabile sobrietà necessaria per una corretta e autentica testimonianza".

La sussidiarietà: il riordinamento mira a raggiungere maggior rapidità, coordinamento e sussidiarietà nelle competenze e nell’interconnessione dei servizi. 

La sinodalità: ogni attività anche nelle congregazioni religiose deve essere caratterizzato dalla sinodalità e, con la riduzione del numero dei governi intermedi, favorire una coordinazione migliore da parte del governo generale. 

La cattolicità: ogni congregazione religiosa deve rispecchiare la cattolicità della Chiesa attraverso i rappresentanti provenienti da tutte le parti territoriali anche le più piccole.

La professionalità: é indispensabile adottare una politica di formazione permanente e una visione di congregazione internazionale e non solo di parte territoriale. 

 

Nel mese di dicembre 2016, varie volte, nei suoi interventi pubblici Papa Francesco prega e invita a pregare per i popoli e la nazioni che si trovano in guerra o vivono situazioni di sofferenza prolungata a causa di calamità naturali. Negli ultimi giorni ha fatto sentire la sua voce invocando la pace e la concordia nel gran de paese africano, la Repubblica Democratica del Congo. 

 “Coloro che hanno responsabilità politiche ascoltino la voce della propria coscienza, sappiano vedere le crudeli sofferenze dei loro connazionali e abbiano a cuore il bene comune”. Questo è l’accorato appello di Papa Francesco, per la Repubblica Democratica del Congo, dove si teme lo scoppio di una guerra civile. Poi si rivolge a tutti congolesi: “Alla luce di un recente incontro che ho avuto con il presidente e il vice-presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, rivolgo un accorato appello a tutti i congolesi perché, in questo delicato momento della loro storia, siano artefici di riconciliazione e di pace”. Ai fedeli presenti in Piazza San Pietro:  “Vi chiedo di pregare affinché il dialogo nella Repubblica Democratica del Congo si svolga con serenità per evitare qualsiasi tipo di violenza e per il bene di tutto il Paese”. 

I Vescovi del Congo hanno riferito al Papa l’opera di mediazione che la Chiesa congolese sta conducendo in questo momento difficile. Sono ormai settimane che il Paese africano è divenuto scenario di proteste e violenze. Il 19 dicembre scorso, è ufficialmente scaduto il secondo mandato del presidente Joseph Kabila, salito al potere nel 2001 senza essere eletto, che non ha voluto però indire delle elezioni per la sua successione.  Già il mese scorso, infatti, i cittadini congolesi avrebbero dovuto (e voluto) andare alle urne, ma la commissione elettorale ha annullato la consultazione denunciando difficoltà logistiche ed economiche nell’organizzazione del voto. La Costituzione congolese non permette al Presidente Kabila di candidarsi per un terzo mandato, e l’opposizione pretende garanzie affinché questo non avvenga, parlando pure di “profonde divergenze”, in particolare sulle modifiche alla Carta costituzionale.

La diplomazia lavora perché il leader si dimetta, evitando così che la crisi politica sfoci in una sanguinosa guerra civile. Tale situazione ha creato e continua a creare forti tensioni all’interno del Paese. Nelle città principali del Congo si sono avvicendate manifestazioni di protesta. Il clima sta diventando sempre più teso e gli scontri assumono toni violenti, estendendosi anche in Sudafrica, dove, a Pretoria, nei giorni scorsi, si sono tenute pesanti proteste. L’Occidente trema davanti ai possibili risvolti di questa crisi: la paura è che possa addirittura ripetersi ciò che avvenne durante i conflitti del 1996, anno in cui il dittatore Mobutu Sésé Seko fu spodestato, andati avanti fino al 2003. In sette anni furono oltre cinque milioni le persone uccise, senza contare le migliaia di donne abusate da ribelli e militari.




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