I giovani e la fede

I giovani e la fede

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


06 Febbraio 2017 alle 15h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


JMJ 2005 - Alemanha.

Purtroppo l’idea per cui i giovani sono “tutti uguali, indifferenti, senza sogni e ideali o idealisti impulsivi”, ecc., sta prendendo piede in molti genitori, educatori, responsabili delle istituzioni. Ormai, non è un’idea ma una ideologia, frutto del disfattismo, del catastrofismo globalizzato. Una sindrome che colpisce anche la Chiesa nella sua missione di evangelizzare e di irrobustire la fede donata da Dio a ogni battezzato. Come conseguenza del peccato sappiamo, però, che dentro ciascuno di noi “c’è un non credente che inquieta il credente” e viceversa. Nella “Cattedra dei non credenti”, il Card Martini, negli anni passati distingueva alcuni tipi di fede: la fede “devozionale” è quella che nel linguaggio comune diciamo: “io sento la presenza di Dio…tu non la senti”; la fede “negligente” che non riconosce un atteggiamento di ricerca ragionevole dei motivi per credere, mentre bisogna dare regione sia del credere che del non credere; la fede “diffidente”, incapace di fidarsi; la fede “questuante” che chiede qualcosa nella sua inquietudine; la fede “fragile” che ha già raggiunto qualcosa ma rimane sempre flebile; la fede “agonica” di combattimento e, infine, la fede che si “affida” umilmente. 

Sono tante le domande che i giovani si pongono a riguardo della fede: Il cammino dalla non fede alla fede, si fa solo per la via della logica? Perché tanti cristiani si presentano come credenti, ma in realtà vivono e mostrano una caricatura della fede? Perché nel mondo della sofferenza c’è un’invincibile oscurità di Colui che è solamente luce? Una invincibile assenza di colui che è Presenza? I discorsi sulla fede o sulla religione non “trafiggono il cuore”della maggior parte della gioventù (At 2,27). Come fare una lettura sapienziale della Bibbia che permetta di sperimentare quel fuoco nel  cuore, che ha riscaldato i due discepoli sulla strada di Emmaus. Per cuore si intende non il sentimento, bensì l’intera persona che si affida totalmente a qualcosa di grande che la affascina, la attrae, la conquista. La fede nasce dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori e spigiona energie segrete e che richiama a realtà che ci vengono date senza che possiamo conoscerne a fondo l’origine: la riceviamo come dono misterioso dall’alto e poi si entra in una zona di rischio: la fede c’è, ma la si può perdere, non è una tessera o un’iscrizione a una organizzazione. L’età media della crisi di fede tra i giovani è 13 anni. La loro fede è “liquida e confusa”. Molti abbandonano  la Chiesa per incongruenze tra scienza e fede, altri, invece, per il fatto di studiare insieme scienza e religione nella stessa scuola conciliano le posizioni. 

Il problema per gli educatori e formatori alla fede non è tanto trovare la risposta a tutte le domande, ma vivere le loro domande e portare insieme i pesi della responsabilità. Si dice che i giovani stanno diventando pagani, ma non sono gli adulti che sono già diventati pagani, che hanno costruito una società pagana? In una società pagana quale discernimento vocazionale è possibile? Secondo San Paolo, il discernimento è la capacita, per dono di Dio, di distinguere ciò che lo Spirito Santo suggerisce al cuore per “valutare ciò che è meglio” (Fil 1,10). Non è una tecnica o una ricetta predefinita, ma è una grazia ispirata dalla Parola di Dio. Questo discernimento diviene necessario di fronte alle precise scelte da compiere, quando impegnano la forma di dare alla nostra vita. E’ operazione delicata e difficile e sempre andrebbe affrontata con l’aiuto di qualcuno veramente “spirituale”. Se ciascuno di noi e la Chiesa nel suo insieme sapessimo esercitare meglio il dono del discernimento, forse molte vocazioni sarebbero più feconde. Come vivere la dimensione infinita dell’attimo presente?  La questione cruciale è come rendere attraente la fede e la vita cristiana, in un mondo in cui il valore supremo é la libertà. La fede non ha bisogno d’altro, essa non si comunica per costrizione ma per attrazione.




Copertina.






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