159° Dies natalis del Ven.le P. Antonio Cavanis

159° Dies natalis del Ven.le P. Antonio Cavanis

Lettera Circolare del P. Preposito - MARZO 2017


11 Marzo 2017 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Pietro Fietta, Preposito Generale


3C

Carissimi Confratelli e Amici laici, 

Oggi ricordiamo il dies natalis di Padre Antonio Angelo Cavanis. 

159 anni fa P. Antonio ha terminato il suo pellegrinaggio su questa terra ed è entrato nell'eternità. La sua missione non è terminata, ma continua perché non si allontana da noi chi è vicino a Dio. Assieme al fratello Marco e a tanti Padri Cavanis che fanno parte della schiera dei santi di casa nostra, continua ad essere per noi esempio, incoraggiamento e sostegno. La memoria di chi ci ha preceduto sostiene le nostre fatiche e ci apre alla speranza che non delude perché ancorata in Dio che vede e provvede. 

Vi scrivo da Timor Est, un Paese del sud-est asiatico, uno dei due Paesi prevalentemente cattolici presenti in tutta l'Asia, l'altro è l'arcipelago delle Filippine. Timor Est è un paese giovane, con una popolazione molto giovane: più della metà della popolazione non ha ancora compiuto 19 anni, ma purtroppo il tasso di analfabetismo è molto elevato; il 40% della popolazione non sa leggere e scrivere. Questa situazione implica molte sfide, ma può anche essere fonte di molte opportunità. 

Celebrare l'anniversario della nascita al cielo di P. Antonio Cavanis in Timor Est, mi fa sognare e sperare con la forza che viene dall'Alto e mi dà la sensazione di essere concreto come un sognatore. Vedo concretizzato il sogno dei nostri Fondatori che scrutano dal Cielo quanto è vasto il campo della nostra missione e ci danno il coraggio di osare e andare oltre. I sogni sono bussole del cuore, sono progetti di vita; resistono alla pressione dei problemi e ripristinano la speranza quando il mondo sembra crollarci addosso. 

Il Carisma, il sogno di Dio nato nel cuore dei nostri Fondatori, è in cammino, ci scuote e ci invita continuamente ad uscire e andare incontro a tanta povera gioventù dispersa. Non mancano né mancheranno mai i giovani, i poveri, i "defraudati dei loro diritti": è Dio che chiama, ma in realtà sono anche i ragazzi e i giovani che chiamano. P. Antonio rispose a Venezia con tutta la sua vita, il suo coraggio, la fedeltà: direzione, formazione, scuola, ministero sacerdotale. P. Marco rispose insegnando, pregando, scrivendo, piangendo, urlando, viaggiando, chiedendo elemosine e vocazioni, disposto, dice in una lettera del 1850, "ad andare anche in America per una causa sì bella". 

Papa Francesco ci incoraggia a vincere «la tentazione della sopravvivenza» che inaridisce i cuori e li priva della capacità di sognare, fare «memoria di come sognarono i nostri anziani, i nostri padri», e riscoprire il «coraggio per portare avanti, profeticamente, questo sogno». 
Le Chiese particolari e le Congregazioni religiose, non si chiudano, ma mettano a disposizione se stesse e le loro forze per tutta la Chiesa e per il Regno. 

Il grosso rischio che abbiamo di fronte è quello di rincorrere le sensibilità sociopolitiche di oggi, per cui occorre pensare prima a noi, e poi, forse, agli altri. Ma questo ragionamento è una sfida persa e ci impedisce l'ossigenazione: restiamo soffocati. La missio ad gentes è una ricchezza più per chi la vive che per chi la riceve: "Noi andiamo a dare, ma riceviamo un grande ritorno, perché respiriamo la fede viva delle Chiese giovani. Così, siamo in grado di riportare a casa quest'aria fresca"

In questo Tempo Forte di Quaresima i nostri Fondatori ci ripetono con San Paolo: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto... Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nella carità" (Rm 12, 2. 12-13). 

Un proverbio africano dice che la speranza è come una strada nei campi: non c'è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma. La speranza ci porta fuori dalla sensazione di pura e semplice sopravvivenza che a volte ci coglie. Ci permette di accettare il morire di qualcosa — magari il futuro sognato in quel modo specifico — e trasformarci perché altro sia possibile. La speranza cristiana poi non è l'ottimismo, è Dio che cammina con noi. L'ottimismo può deludere, la speranza no, perché Dio non ci abbandona mai. 

I fratelli Cavanis avevano una incrollabile fiducia nella divina Provvidenza, riassunta nella loro esortazione "Dio sa, Dio può, Dio vuole: perché temere?". La preghiera fu la struttura portante di tutta la loro azione. «Io prego, o Signore, di poter pregare sempre» era solito ripetere P. Antonio, facendo emergere quell'attitudine contemplativa che è il segreto di ogni autentica dedizione cristiana. E il fratello P. Marco, infaticabile ambasciatore e patrocinatore delle Scuole di Carità presso i pubblici poteri, gli faceva eco: "Tante orazioni fatte finora non possono andare a vuoto: perciò riposo tranquillo nel seno amoroso della Provvidenza divina"
La carità di Cristo ha infiammato il cuore dei nostri Fondatori e si è fatta visibile nella loro Opera da loro chiamata Scuole di Carità. Così hanno voluto giustificare la loro azione: "Il titolo per cui si presta a coltivar la gioventù è sacro, perché deriva da un sentimento di carità"

Sta ora a noi mantenere viva la fiamma della carità e ricordiamoci che l'amore è come il fuoco: se non si propaga si spegne e inoltre arde soltanto se ha qualcosa da bruciare. Quanti problemi, quanti sacrifici, quanta fatica nella nostra vita, ma "chi ama, ama la propria fatica" dicevano i nostri santi Padri che hanno sacrificato la loro vita perché altri avessero vita. 

Celebriamo quindi con gioia la nascita al Cielo di P. Antonio che assieme al fratello Marco, al caro P. Basilio e a tutti i Cavanis che hanno perso la loro vita per amore, oggi ci benedicono e ci sostengono e ci incoraggiano nel cammino da loro tracciato. 

In questi giorni sono ospite, assieme a P. Josè Valdir Siqueira, nella casa delle Suore di San Paolo di Chartres a Dili, la Capitale. Il giorno del nostro arrivo siamo stati ricevuti dal Vescovo Mons. Virgilio Do Carmo Da Silva, salesiano che regge la Diocesi di Dili dal 30 gennaio 2016. Ci ha voluto a cena con lui già due volte e ci ha invitati anche per domani. P. Laudgerio, Vicario, generale della Diocesi, è venuto a riceverci all'aeroporto; nei giorni seguenti ci ha condotto in macchina a conoscere le opere e parrocchie della Diocesi. 

Abbiamo incontrato le suore e i Padri fondati da Santa Maddalena di Canossa, il P. Pierluigi Fornasier, un sacerdotefidei donum della Diocesi di Bolzano che lavora nell'isola di Atauro, Sr. Alma Castagna, salesiana di Lecco, Ispettrice della Provincia di Timor-Indonesia e altri religiosi e religiose. Abbiamo visitato scuole e abbiamo incontrato tanti ragazzi e giovani. 

Da questa terra del sole nascente, terra di Santa Croce e di Santa Maria, invio un cordiale saluto e un grazie sincero a voi, Confratelli e Laici collaboratori, per tutto quello che fate per mantenere vivo il Carisma lasciatoci da P. Antonio e P. Marco Cavanis. 

A Timor Est le lingue ufficiali sono il portoghese e il tetum. C'è una frase antica usata nella lingua tetum per dire grazie: "Che i fiori spuntino sulla tua bocca "; mi piacerebbe augurare che ogni nostra parola e ogni nostra scelta faccia spuntare gioia nella vita degli altri. 

Con affetto e gratitudine. 

 

P. PIETRO FIETTA CSCh — PREPOSITO G. 
Dili - Timor Est, 12 Marzo 2017 

 

Curia Generalizia Istituto Cavanis Via Casilina, 600 00177 Roma Tel e fax (06) 2427309 piero.fietta@gmail.com 

 

 

 






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