P. Basilio Martinelli

P. Basilio Martinelli

Il suo amore alla Congregazione e fedeltà al carisma Cavanis.


16 Marzo 2017 alle 11h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Pietro Fietta CSCh, Preposito Generale


Affresco - ritratto di Dio Padre Basilio Martinelli con i bambini e la comunità.

Ricordiamo oggi il 55° anniversario della morte del nostro confratello e Servo di Dio P. Basilio Martinelli. Vogliamo rivisitare la figura di un religioso Cavanis che ha attinto allo spirito originario dei Fondatori attraverso  confratelli che avevano vissuto assieme a P. Antonio e P. Marco Cavanis come P. Casara, Da Col, Dalla Venezia, Rossi, Chiereghin ecc..Per tutti costoro nutriva affetto particolare; a prova di questo basti ricordare quanto scrive del P. Casara: “Dai frutti si conosce l’albero. Quanta virtù nel P. Seb. Casara che ha bevuto a gran sorsi per molti anni dagli esempi dei Fondatori. Un’umiltà profonda, una uniformità incondizionata alla volontà di Dio, uno spirito di preghiera continua, una semplicità da santo! Non ho conosciuto una persona più perfetta di lui.(I.32,4).

P. Basilio era convinto che “come congregati siamo obbligati a procurare il miglior bene della Congregazione”(V.917,13) e che “la glorificazione dei nostri Fondatori dipende dal nostro spirito di sacrificio e di unione con il Signore. La santità dei Fondatori esige santità da parte  nostra”(V.909,12). 

P. Basilio lo ricordiamo come un “santo di casa nostra”, un uomo di Dio che ha lasciato un segno nella nostra storia. Il suo profondo desiderio era ardere d’amore, essere come un ferro incandescente, consumarsi per il Signore:”Prego gli angeli della redenzione che mi ottengano la grazia di amare nostro Signore Gesù Cristo sino al massimo sacrificio, quello della vita. Morir d’amore!” (I.1,4)

I santi sono sempre attuali perché vengono dal futuro, non sono del passato e ci trasmettono un raggio della divina bellezza che illumina il cammino della nostra esistenza e ci ricordano la nostra vocazione alla santità, ad essere persone docili all’azione dello Spirito Santo che camminano spedite nella fedeltà al carisma della chiamata e della missione.

“Il mio prossimo devo amarlo per Lui, per lui solo, superando ogni egoismo. O  re del mio cuore, fatemi santo, presto santo”.(I.4,1)

Non pretendo trattare esaurientemente la grande figura di P. Basilio, non ne sarei capace, ma per brevità di tempo mi limito a trarre dal suo Tesoro spirituale alcune espressioni che evidenziano il suo grande amore alla Congregazione e fedeltà al carisma Cavanis. Più che parlare io, lascerò parlare lui per mezzo dei suoi scritti. 

Sono frequentissime le espressioni che dimostrano l’amore del P. Basilio per la cara Congregazione. Eccone alcune:

“Da parte mia non mi stanco di ringraziare Dio che ha avuto la bontà di chiamarmi a questo santo Istituto.. É una grazia grande morire in Congregazione fedele alla propria vocazione.(IV.648,3)

“Intendo di patire qualunque cosa purché il Signore benedica e prosperi la mia Congregazione” (I.14,6)

Nella sua preghiera è costante il ricordo per la Congregazione. 

“Una preghiera specialissima per la mia congregazione. Provvedi tu, che puoi tutto, ai suoi bisogni ora e sempre”. (V.825,9)

“Nella stanza di S. Giuseppe Calasanzio celebrai la Messa pregando per la nostra cara Congregazione. Che faccia del bene tra i giovani sino alla fine del mondo con lo spirito dei Cavanis”. (V.826,3)

“Sino alla fine del mondo la mia cara Congregazione faccia del bene. Cresca e si diffonda lo spirito dei Fondatori. La preghiera per la sua gloria il Signore la benedica e la perpetui”. (V.789,13).

“Vi prego, o Signore, di benedire i padri della Congregazione in modo particolarissimo. Che tutti tendano alla perfezione. E se qualcuno non fosse secondo il cuore vostro, subito riconducetelo sulla retta via. Vi dia ciascuno la maggior gloria possibile essendo zelante e operoso. E questa preghiera ve la faccio anche per i congregati dei secoli venturi sino alla fine del mondo. Che non vi sia fra essi il figlio della perdizione né alcuno che distrugga la vita comune e lo spirito di povertà”.(I.7,4)

“L’aiuola del Signore che è la nostra cara Congregazione bisogna raccomandarla a Dio che fiorisca bene. Se c’è qualche gambo infermo che si consolidi. Se c’è qualche erbaccia, che non danneggi l’aiuola. Che implorino sopra di essa la divina rugiada i padri Fondatori e tutte le anime sante che ci hanno preceduto in paradiso. Che il Signore la conservi e la vivifichi sempre più e sia di conforto a migliaia di altri giovanetti per tutti i secoli”. (IV.665,6)

“Dio sa cosa giova al buon andamento della cara Congregazione. Oh Dio manda i buoni pensieri ai nostri superiori. Anzi sia lui che tutto fa, tutto dirige. Se abbiamo un po’ di fede tutto va fatto, tutto riesce nel modo migliore”. (IV.637,6)

Devotissimo di Maria, P. Basilio ha consacrato alla Madonna la Congregazione.

“Nel mio povero cuore consacro la mia Congregazione alla Madonna”.(III.517,4)

P. Basilio nutriva grande venerazione verso i Padri Fondatori e ricorreva spesso al loro insegnamento ed esempio per cogliere il loro spirito di carità e di pietà.

“Il servo di Dio p. Antonio Cavanis, riguarda dal paradiso la Congregazione che hai fondato con grande fatica. Dopo più di un secolo é ancora piccola: Fa’ che si diffonda per il bene di tanti giovani, te ne prego. Ma fiorisca sempre in essa lo spirito di umiltà, di nascondimento che era la tua prerogativa e la santa povertà. Che il granello di senapa cresca in albero, ma sempre col tuo spirito buono e fidente in Dio. Lasciamo fare a Dio, erano le tue parole. Si faccia la volontà di Dio in noi padri e nei cari giovanetti, nostra assidua e amorosa cura”. (I.6,2)

“Se il p. Antonio era la mente della Congregazione il p. Marco Cavanis ne era il braccio. Quanti passi per essa, quante fatiche! Vogliamo imitarvi, o padre amatissimo, e faticare nella tua vigna senza dir mai: basta, ma vogliamo faticare e non mai cessare di essere anime interne, tutte di Dio. Il tuo cuore era tutto umiltà, tutto carità, tutto dedizione. Eri un santo che miravi a far santi specialmente con l’esempio e padri e i fratelli inservienti e i giovani alunni. Lassù nel cielo prega per noi che possiamo imitarti”(I.6,3)

“Il p. Marco...ci benedica tutti dal paradiso. Quante fatiche per l’istituto, quanta umiltà, quanta carità, quale spirito di preghiera. Preghi dal Paradiso perché l’imitiamo in tutte le sue virtù e non ci stanchiamo mai di lavorare, nell’opera dell’educazione, con spirito di fede, di umiltà e di sacrificio”(III.525,4)

P. Basilio ripetutamente insiste perché si conservi nei religiosi Cavanis lo spirito dei Fondatori perché solo così la Congregazione potrà crescere ed espandersi.

“...Lo spirito dei fondatori si perpetua nelle congregazioni anche per le preghiere che fanno di continuo in cielo. Se questo spirito per colpa dei congregati venisse a mancare del tutto la congregazione andrebbe un po’ per volta estinguendosi. Per mantenerla in fiore occorre preghiera continua e opere meritorie.(III.437,5)

“Lo spirito del fondatore continua nella congregazione o nell’ordine attraverso i secoli. É questo un fatto che non si può negare. Lo spirito di semplicità e povertà è proprio dei francescani. Lo spirito di organizzazione e fede viva è proprio dei gesuiti. Lo spirito di preghiera ed azione è proprio dei Canossiani e dei Cavanis. Tra i Canossiani e i Cavanis vi è affinità di spirito perché la Canossa era in continua relazione coi padri Cavanis. Si imitavano a vicenda. Preghiamo che il buono spirito continui sempre vigoroso in tutte due le congregazioni. Vi è come una comunione di sentimenti. I miei santi fondatori pregano lassù in paradiso e noi preghiamo qui sulla terra che si rafforzi lo spirito dell’istituto. E la preghiera che innalzo per la mia congregazione intendo innalzarla per tutti gli ordini e le congregazioni che militano in tutta la terra”. (III.526,3)

“Lo spirito dei fondatori, spirito di nascondimento, di pietà, di fiducia, si mantenga nella Congregazione e si diffonda con bene delle anime. (V.759,12)”

“Noi religiosi dobbiamo corrispondere fedelmente alle grazie per non restringere le misericordie di Dio a nostro riguardo e a riguardo della Congregazione”.(IV.639,5)

“Lo spirito di povertà c’entra in tutte le virtù e tutte le sostiene. Se in una casa c’è la vera povertà Iddio provvede a tutto. Se manca la povertà si lambicca. La povertà è il fondamento delle congregazioni, se manca il fondamento cadono. Da parte mia voglio essere povero molto povero. Senza bastone senza bisaccia con una sola veste. Senza superfluità, senza desideri. Povero in vita povero in morte. Ricco solo di amore verso Dio e i fratelli”.(IV.642,6)

“Non venga mai meno la povertà, la carità paterna, l’umiltà, lo spirito dei Fondatori. Se c’è questo, il bene che faremo sarà grande e l’impronta nei nostri cari alunni non si cancellerà”. (IV.665,11)

“Chi ha cariche in comunità stia attento di non perdere punto dello spirito religioso. Più si è in vista e più buon esempio bisogna dare”. (III.380,6).

“Chi manca con facilità alle pratiche religiose finisce male. La lampada senza alimento si spegne”. (V.932,14)

P. Basilio auspicava una diffusione sempre maggiore dello spirito Cavanis.

“Che la fiamma della carità che arde nell’istituto si diffonda. Altri paesi, altre città dove fare il bene. mandaci, o Dio, buone vocazioni zelanti superiori. Nuclei di anime interne che con la loro santità generosa propizino il cielo. Noi siamo un nulla: tutto dalla tua grazia. Quante anime anche lontane aspettano il nostro aiuto. A Dio, se corrispondiamo, non mancano i mezzi. Hic ure, hic seca: qui brucia, qui taglia, purché si vada avanti moltiplicandoci nel fare il bene”. (II. 231.5).

“La Congregazione non deve esaurirsi in uno o due luoghi con opere molteplici sia pure di educazione a scapito del diffondersi. La diffusione è un bene per le vocazioni e anche per la disciplina religiosa. ... Quello che preme si è di portare ovunque il buono spirito dei nostri santi Fondatori. Il cardinale La Fontaine quando si aprì la casa di Porcari (Lucca) disse a uno dei padri: Ma perché andare a Porcari? Non potevate moltiplicare le vostre opere qui a Venezia? Invece il servo di Dio don Orione ci ripeteva: Diffondetevi. É un bene per le vocazioni e un conforto per i congregati”. (II.313,4).

Nel suo cuore ardente d’amore P. Basilio coltivava anche lo spirito missionario.

“Se i padri della mia Congregazione vanno in missione voglio accompagnarli con le mie preghiere affinché possano diffondere il regno di Cristo tra gli infedeli. Voglio accompagnarli nelle loro peregrinazioni alleviando invisibilmente le loro fatiche, asciugare i loro sudori, difenderli dai pericoli specialmente delle loro anime. Conservino sempre tra le fatiche dell’apostolato lo spirito dell’istituto che è spirito di umiltà, semplicità, raccoglimento”. (III.475,2)

Ha avuto anche delle intuizioni sulla necessità dell’inculturazione in terra di missione e anche sul futuro della Congregazione.

“Nelle missioni siamo indiani con gli indiani, cinesi con i cinesi...conoscendo a fondo la lingua, le consuetudini, rispettandoli, amandoli”.(IV.632,16)

Perché la Congregazione possa espandersi è necessario coltivare le vocazioni.

“Il nostro padre superiore generale ci ha quasi imposto - e sappiamo che per mezzo dei superiori si manifesta la volontà di Dio - di ricercare tra i nostri giovanetti delle vocazioni e trovatele di coltivarle con grande impegno. L’ordine, messo ad effetto, ha dato buoni frutti. Ringraziamo il Signore che pare dia incremento all’istituto. O padrone della vigna, mandate ottimi operai. Siano adorni dell’amore al sacrificio, dell’umiltà, della pietà, della docilità. Dicano sempre ai superiori col fatto e con le parole: quello che vuoi tu non quello che voglio io; l’obbedienza sopra tutto ne vada anche la vita. Questi soggetti sono vere benedizioni per la comunità”. (I.8,3)

“Non mi stanco di dirlo. O sacerdoti e religiosi, non stancatevi di coltivare le vocazioni. Non basta più una pietà ordinaria per la perseveranza, ma ne occorre una straordinaria. L’ideale dell’immolazione, l’ideale di una vita santa”. (II. 299,2).

“Ciascun padre o converso dev’essere impegnato a procurare alla congregazione almeno una vocazione. Che dire di coloro che di vocazioni non vogliono impacciarsi? Iddio ci domanderà conto dopo la morte nel giudizio del bene trascurato e della causa del Signore non punto calcolata. Come invece è caro al Signore quel religioso che è tutto zelo nel suscitare vocazioni che non si stancano di operare il bene e che non dicono mai basta. Il riposo non qui sulla terra, ma nel cielo, dov’è la stabile nostra dimora”. (III.441,2)

“Si coltivino specialmente le tenere piante della congregazione. Le case cosiddette di formazione siano esemplarissime. Lontano da esse ogni elemento anche un po’ solo turbolento. I giovani hanno bisogno di buon esempio e di osservanza regolare. Umiltà, semplicità, carità, modestia, zelo della gioventù, zelo di bene, pietà, interiorità: ecco le virtù che devono fiorire nelle nostre case le quali devono essere come oasi che attirano le benedizioni”. (II.314,1).

“É il Signore che chiama allo stato religioso e sacerdotale e che accompagna chi è chiamato tra i mille pericoli. A coloro che sono chiamati occorre generosa corrispondenza alla grazia”. (II.298,5).

“Lavoriamo con grande impegno non solo i nostri alunni ma anche i probandi, i novizi, i chierici. Proprio come una madre che ha cura dei suoi figlioli e li vuole buoni e bravi. Ma specialmente buoni”. (III.530,5).

“Se c’è qualche possibile vocazione coltiviamola per il bene che vogliamo alla nostra cara congregazione”. (IV.597,5)

“Beato quel Sacerdote che procura alla Chiesa una o più vocazioni e che non dimentica le missioni”. (IV.636,5)

“Manda, o Dio, qualche vocazione alla nostra Congregazione. Che ogni nostro congregato si interessi delle vocazioni. Lasciamo dopo di noi qualcuno che lavori nella vigna”. (V.791,7)

“O sacro Cuore di Gesù, concedi santi novizi, chierici, padri e conversi alla nostra amata Congregazione. Dà più gloria a Dio un santo religioso di cento altri, mediocri nella via del bene. Vi domando questo con grande insistenza perché amo la Congregazione e amo la vostra gloria” (VI.85,11).

“Vi sono di coloro che si occupano di vocazioni e fanno bene. Altri mostrano di non interessarsene per nulla e non mostrano certamente zelo per la causa del Signore. Basta talvolta una parola per risvegliare in qualcuno il desiderio di darsi a Dio nello stato clericale o religioso. Un giorno il servo di Dio Giuseppe Sarto, poi Pio X, ci disse vedendoci in pochi: Procuratevi vocazioni, fate come i Gesuiti. E difatti i Gesuiti quando vedono qualche giovane buono fanno di tutto per acquistarselo e spesso con l’aiuto di Dio vi riescono. Chi ha coltivato una vocazione si è reso benemerito della sua Congregazione e della Chiesa. E che dire dei meriti che si acquistano presso Dio?” (VI.91,4)

P. Basilio, educatore Cavanis ha insegnato nella scuola per più di 50 anni e fino all’età di 78 anni. Egli cominciò a insegnare lettere nel ginnasio inferiore fin dal 1897 per passare poi, dopo il conseguimento della laurea, anche nel ginnasio superiore e nel liceo classico come docente di latino e greco. Seguiva i suoi alunni - dato che nella maggioranza erano convittori - anche fuori dell’orario scolastico. Aveva una cura particolare dei meno dotati.

“Il buon religioso nella scuola. É ben preparato alla lezione anche per interessare gli scolari e tenerli attenti. Dà buon esempio col suo portamento dignitoso e modesto e con le parole assennate. Si ricorda di trovarsi lì nella scuola più che per istruire per educare. Profitta quindi per parlare di Dio e della Vergine e per dare opportunamente insegnamenti di virtù. Non permette niente d’incomposto. Ha gli occhi a tutto, nulla sfuggendogli. É questo il segreto per ottenere anche la disciplina che è così importante. Lo è veramente e si mostra adorno di ogni virtù per essere modello ai suoi allievi. Luceat lux vestra coram hominibus. Un buono e bravo maestro è una vera benedizione per la scolaresca e lascia negli animi giovanili un’impronta indelebile abituandoli a dovere”.(I.8,4)

“Se vogliamo lavorare in profondità nell’animo dei ragazzi dobbiamo essere coerenti ed esigere coerenza. Non permettere mai niente in noi stessi e nei nostri ragazzi che non sia conforme al perfetto modello che é Cristo Signore. Gli è ben vero che per essere veri educatori dobbiamo avere in noi l’acume del filosofo e la virtù del santo”.(I.15,4)

“Chi vuol ottenere qualcosa nell’educazione acquisti e mantenga sugli alunni una certa autorità. Chi la possiede è più stimato e le sue parole hanno più valore. Come si acquista? Col parlar poco e a proposito e mostrare l’affetto più che con le parole col sacrificio”.(I.19,3)

“L’assennatezza è dote principale di un vero educatore. Nemica della precipitazione riflette prima di agire. É un frutto della vera umiltà. Dio confonde i superbi e dà le grazie agli umili. Concedimi, o Signore, la sapienza che è un tuo dono affinché faccia del bene a coloro che mi sono affidati. Se un cieco é guida di un cieco cadono tutti e due nella fossa”. (i.19,4)

“Sarebbe pericoloso in una scuola dire tutto quello che si pensa della medesima. Non si sa quali conseguenze cavino alcuni degli scolari a scapito del buon andamento. Nel parlare alla scolaresca la prudenza non è mai sufficiente. Qualche osservazione si riservi a qualcuno degli alunni in privato. Sulla fronte di un educatore che ha fatto molto bene tra i giovani pareva fosse scritta la parola “mistero”. Vedeva tutto, calcolava tutto, ma lasciava trasparire solo quello che gli sembrava opportuno per una soda educazione. Aveva sagge parole anche in privato e il suo motto pareva essere: Amore al dovere”.(I.26,1)

“Non mostriamo impazienza nel correggere gli alunni. É segno d’impazienza uscire in espressioni poco misurate e ciò che è peggio offendere. Con l’impazienza non si educa e si mostra ai ragazzi contro i principi pedagogici un nostro lato debole: l’impotenza di fronte a certe difficoltà. Noi educatori non prestiamoci a scioccamente demolirci. Confidiamo nel compatimento degli scolari? Sarebbe finita per la disciplina”. (I.107,4)

“Come educatori tentiamo tutte le vie per creare nei giovani serie convinzioni religiose. Se con tutti non si riesce, non disperiamo. Tentiamo di ottenere quanto è possibile, aspettando il momento della grazia. Del resto certe abitudini buone non mancano di produrre i loro frutti non fosse altro in età avanzata”. (I. 157,3)

“Una scuola deve essere come una famiglia. Tutto é basato sull’amore vicendevole. Vi sono le gioie e vi sono i dolori. Sarebbe sbaglio mettere tutti in una forma comune usando con tutti la costrizione come con un branco di esseri irragionevoli. Si deve invece trattarli tutti ragionevolmente prendendo ciascuno per il suo verso. Sarà difficile scoprire il carattere di qualcuno ma scopertolo non è difficile l’educazione. Ognuno deve vedere nell’educatore un padre, una madre, un fratello. Vi deve essere comunicazione di pensieri. Il tacere e agire può essere pericoloso per una buona educazione. Dire dove c’é difetto. Se vi é egoismo, o poca sincerità, o falsità, o orgoglio, o indolenza, o cocciutaggine, o mancanza di pietà, di rispetto. Messo davanti il difetto con sincerità e carità, il ragazzo si sente spinto a correggersi. Dove è l’educatore che si porta a questo modo? Di solito sfuriate minacce impazienze che provocano reazioni malcontenti. Capire i ragazzi e farsi capire e non risparmiare parola che possa far del bene”. (II.215,1)

Fedele nel seguire i metodi educativi dei Fondatori, cercava di essere presente nei cortili durante le ricreazioni.

“Preme che gli alunni siano assistiti nella scuola fatta con competenza, ma preme anche che siano assistiti nelle ricreazioni. Che non si dica: là in quel collegio i giovani sono nelle mani dei prefetti. I Fondatori nostri assistevano essi stessi i ragazzi nelle ricreazioni e volevano che si facesse altrettanto dai padri. Se vogliamo salvarli dalla corruzione del secolo dobbiamo vegliare che non venga il lupo. E ai nostri tempi i pericoli non si contano”. (II.304,5).

“I giovani hanno bisogno di chi mantenga la disciplina, ma hanno bisogno specialmente di chi li comprenda e guidi. Si deve evitare ad ogni costo che si corrompano coi discorsi e con stampe. Si tengano occupati con giochi nelle ricreazioni. Si faciliti molto la confessione e la comunione. La moralità è in ragione diretta con la frequenza ai sacramenti”. (II.309,1).

“Chi vuol fare del bene nel ministero della scuola non deve limitarsi all’insegnamento. Deve, è vero, occuparsi con impegno e competenza anche di questo altrimenti tradirebbe le speranze dei genitori. Ma quello che preme di più è l’educazione del cuore. Non stancarsi di parlare anche sui pericoli della gioventù; sulla confessione e comunione; sull’amore al dovere; sulla bellezza della purità; sulla fuga della leggerezza; sull’amore di Dio e alla religione base d’una vita veramente morale. Chi ha lo zelo della gioventù fa ad essa del bene, che è apatico la lascia andare alla cieca. Quello che si dice della scuola si dica anche della predicazione. Illuminare i ragazzi; sostenerli efficacemente nelle loro lotte; che non si trovino impreparati davanti ai pericoli presenti e futuri. (II.322,5).

 “Non siamo nella scuola soltanto professori ma soprattutto padri educatori. Non dimentichiamo la spiegazione della massima religiosa e l’Ave Maria ogni ora”. (III.544,6)

“Noi educatori se otteniamo qualche cosa la otteniamo con la carità. Anche la forza, ma specialmente la carità. Una parola benevola difficilmente si cancella”. (II:318,1).

Una parola P. Basilio, la dirige anche a chi lavora nelle parrocchie:

“Nei paesi e nelle città attirare a sé la gioventù” Ecco il programma dei parroci e dei cappellani. Se si ottiene questo con uno zelo che non indietreggia davanti al sacrificio la parrocchia è salva. Da buoni giovani provengono buone famiglie”. (II.315,2).

“La nostra Congregazione assiste volentieri i vari Istituti e le Parrocchie. “Una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso” (V.927,6)

Certamente il tempo in cui è vissuto P. Basilio non presentava tutta la problematica della scuola che si sta vivendo oggi. Alcune delle sue osservazioni sono oggi anacronistiche, ma lo spirito di alcuni pensieri continua ad inquietarci.

“Stiamo attenti che le massime del mondo, nemiche della regolare osservanza, non penetrino nella congregazione. La povertà si può mantenere anche se l’Istituto è ricco. Perché non imporre una tassa ad ognuno che frequenta le nostre scuole, come fanno altre congregazioni? L’educazione che ricevono sarà più calcolata. Il badare a queste e altre insinuazioni sarebbe decadere. Come decaddero altre congregazioni che nate per i poveri ora per accumular denaro badano solo ai ricchi. E, pur volendolo, non possono riformarsi tornando all’antico perché il denaro li stringe da tutti i lati con tali nodi che non si possono sciogliere. Il seniore dei fondatori sul letto di morte ha pregato perché l’Istituto non fosse mai ricco. Amiamo la povertà che è un vero tesoro!” (III:510,1).

P. Basilio insiste sullo spirito religioso perché una Congregazione non muore quando diminuiscono i suoi membri, ma quando viene meno lo spirito che ha animato i Fondatori.

“Guardiamoci dagli scoraggiamenti. C’è Dio in alto che guida secondo sapienza e bontà gli avvenimenti. “Non si muove foglia che Dio non voglia”. Non demeritiamo gli aiuti”. (V.762,10)

“Ragazzi da educare non mancano sino alla fine del mondo. Mantieni, o Dio, sempre vigorosa la nostra Congregazione”. (V.784,8)

“Un padre Cavanis che abbia un vero spirito religioso fa del bene insegnando, fa del bene confessando, fa del bene predicando, fa del bene pregando: quando muore quante anime lo ringraziano del bene ricevuto. Ci sono poi migliaia e migliaia di giovani che non possono dimenticare i buoni principi avuti”. (V.882,5),

“Mai scoraggiarci. La confidenza in Dio é necessaria”. (V.893,11)

Concludendo possiamo dire che anche noi, come il buon  padre di famiglia, possiamo trarre dal buon tesoro di P. Basilio “cose vecchie e cose nuove”. La novità viene sempre dallo spirito che è spirito di Carità. 

Percorrendo i suoi “pensieri ed affetti” riscopriamo in P. Basilio l’uomo di Dio tutto assorto nella preghiera con una devozione specialissima all’Eucaristia (Ora santa), alla Madonna, al Sacro Cuore, alla passione del Signore (Via Crucis) alle anime del purgatorio; il religioso obbediente e fedele alle costituzioni con grande rispetto per i Superiori e la disciplina religiosa; l’insegnante educatore Cavanis fedele al suo dovere nella scuola, interessato e assiduo in educare la mente e il cuore degli alunni, sempre presente in mezzo a loro.

Ma appaiono anche un grande amore per la Sacra Scrittura (molti dei suoi pensieri sono commenti a citazioni della Scrittura ed ha un bellissimo commento al Padre Nostro). Dimostra grande amore alla Chiesa, al Papa, interesse per le vocazioni, per l’ecumenismo, per gli ebrei, per le missioni.

Si è dedicato al ministero del confessionale, prodigandosi con zelo instancabile per giovani, per padri e madri di famiglia, per sacerdoti e anime consacrate ed ha lasciato tanti insegnamenti di carattere spirituale e pedagogico per chi si dedica a dirigere anime e ad attendere alle confessioni.

Il suo desiderio era “consumarsi d’amore” e penso che ci sia veramente riuscito:

“Siamo per la carità un cuor solo e un’anima sola. Non c’irritiamo per i difetti altrui. Ne abbiamo tanti anche noi. Badiamo alle buone qualità che ciascuno ha e ci sia di conforto il bene grande che compie la Congregazione che ci accoglie. Gli atti di carità che compiamo quando si presenta l’occasione consolano noi e sollevano l’animo degli altri. Dio è carità e vuole che gli animi nostri ardano di carità”.(I.49,7)

Oggi diamo gloria a Dio per la testimonianza di santità del nostro carissimo confratello P. Basilio Martinelli e ci auguriamo di vederlo ben presto elevato agli onori degli altari.

P. Pietro Fietta


Calceranica, città natale di P. Basilio Galeria - Calceranica, città natale di P. Basilio




Il Servo di Dio P. Basilio Martinelli


Il Servo di Dio P. Basilio Martinelli (1872 - 1962). Sacerdote ed educatore dell'Istituto Cavanis dichiarato venerabile da Papa Benedetto XVI. P. Basilio Martinelli insegnò soprattuto vivendo la sua consacrazione nella povertà, castità e obbedienza




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