2 Maggio - Giorno Cavanis

2 Maggio - Giorno Cavanis

In ringraziamento alla Madre delle Scuole di Carita


01 Maggio 2017 alle 23h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“Maria, quale Madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia. E’ la missionaria che si avvicina a noi e ci accompagna nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio” (EG 266)

 
“L’angelo fu mandato a una giovane, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”.
La giovane ha detto il suo primo “si” a Giuseppe e il secondo a Dio, dopo aver chiesto perplessa: “come avverrà questo?”. Tutto ciò che è verginale e materno, tutto ciò che è intuitivo, penetrante e delicato, tutto ciò che è intimo, accogliente e protettivo, tutto ciò che è espressione concreta della vicinanza, della comunione e della partecipazione, tutte queste qualità dell’umano che si incontrano in tutti, ma più intensamente nella donna, vengono per mezzo di Maria assunte e fatte realtà dello Spirito Santo. A riguardo di Maria scrive una mistica mussulmana dell’VIII sec.: “Quando nel giorno della resurrezione saremo chiamati, la prima ad avanzare dalla fila delle creature umane sarà Maria, Madre di Gesù. Su di lei sia per sempre la pace”. Non sappiamo se San Francesco sapeva tutto questo, ma quando gli fecero osservare che non avevano più soldi in cassa per aiutare i poveri, il santo rispose: “Spoglia l’altare della Vergine e vendi le suppellettili, se non hai altra via d’uscita. Credimi, le sarà più gradito che venga osservato il Vangelo di suo Figlio, spogliandone l’altare, che lasciare adorno di ricchezze l’altare, disprezzando nel povero suo Figlio”. Maria ora ci chiede:

  • Perché non prenda forma la più grande minaccia, che “è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità e si sviluppa la psicologia della tomba, che a poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo: Non lasciatevi rubare la gioia del Vangelo!
  • Non vi si chiede di essere immacolati, ma di essere sempre in crescita, di vivere il desiderio profondo di progredire nella via del Vangelo senza lasciarvi cadere le braccia: Non lasciatevi  rubare la speranza
  • Anche là dove i discepoli del Signore sono un “piccolo gregge” (Lc12,32), essi sono chiamati a vivere come comunità “sale della terra e luce del mondo” (Mt 5, 13-16), a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova come “segni di contraddizione” (Lc 2, 34), per questo: Non lasciatevi rubare la comunità e la comunione!
  • Per vivere la vita come un dono da mettere al servizio di chi ha più bisogno, la povertà evangelica non sia una “ideologia”. Non siete cristiani e religiosi/e da museo, di buone maniere e di cattive abitudini. Per questoNon lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!
  • Persino chi ha solide convinzioni spirituali spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, a spazi di potere e di gloria umana che si procura in qualsiasi modo, per questo: Non lasciatevi rubare l’ideale del sevizio e la “parresia” missionaria nella versione attualizzata di 1 Cor 13, 1-13 di Dom Helder Camara:
  • Se imparassi a parlare inglese, francese, spagnolo, tedesco e cinese, e decine di altre lingue, ma non sapessi comunicare come persona, le mie parole non valgono niente.
  • Se terminassi un Corso superiore e esibissi vari diplomi e lauree, se frequentassi innumerevoli corsi di attualizzazione, ma vivessi distante dai problemi della gente, la mia cultura è una inutile erudizione,
  • Se abitassi in una regione povera , ma non conoscessi le sofferenze della gente del mio Paese e  andassi in vacanza nei posti più esotici, ma non facessi niente per promuovere le persone del posto dove abito, non sono cristiano.
  • Se abitassi la casa migliore della mia strada, se vestissi il vestito più alla moda, e non mi ricordassi che sono responsabile anche per quelli che abitano vicino a casa mia e non hanno nemmeno il minimo conforto in casa, sono appena un manichino colorato.
  • Se passo i fine settimana in feste e programmi vari, senza  vedere la fame, la disoccupazione, l’analfabetismo e la malattia del mio prossimo e senza voler ascoltare il grido di sofferenza di chi vive ai margini della storia e della dignità umana, non servo a niente,
  • Il cristiano non scappa dalle sfide del suo tempo, non rimane con le braccia incrociate, con la bocca chiusa, con la testa vuota; non tollera l’ingiustizia né le diseguaglianze scandalose del mondo; lotta per la verità e la giustizia, con l’arma dell’amore.
  • Il cristiano non si scoraggia né si dispera davanti alle sconfitte e difficoltà, perché sa che l’unica cosa che rimarrà di tutto questo è l’Amore.

 “Santa Maria , donna feriale, tu che all’interno della casa di Nazaret, tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato in tutto lo spessore della tua femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni, torna a camminare con noi, o creatura straordinaria, innamorata di normalità, che, prima di essere incoronata regina del cielo, ha ingoiato la polvere della  nostra povera terra, aiutaci a salvare il quotidiano” (Tonino Bello).




Copertina.






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