Pastorale vocazionale: Pastorale di testimonianza

Pastorale vocazionale: Pastorale di testimonianza

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


08 Maggio 2017 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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Il documento preparatorio del sinodo 2018 ricorda il primo incontro di Giovanni e Andrea con Gesù: “Gesù li chiama al tempo stesso a un percorso interiore e a una disponibilità a mettersi concretamente in movimento,senza ben sapere dove questo li porterà. Sarà un incontro memorabile, tanto da ricordarne perfino l’ora”(Giovanni,1, 39). La fede riconosce in quell’incontro, apparentemente casuale,il passaggio di Dio che chiama all’avventura incomparabile della sequela. Se è vero che Cristo chiama anche oggi attraverso gli incontri, allora la pastorale vocazionale sarà innanzitutto una pastorale della testimonianza. Ogni autentico accompagnamento vocazionale è testimonianza, comunicazione alla libertà dell’altro di quanto “abbiamo veduto e udito” (1 Giovanni, 1, 3). Questa è la responsabilità nei confronti dei giovani, da parte di coloro che vivono alla sequela di Cristo casto, povero e obbediente: testimoniare la libertà e la gioia di vivere ogni giorno la vita come vocazione. Il primo senso della parola vocazione è custodito dal mistero della nascita che nessuno può dare a se stesso. Esistere è sempre essere voluti. Il rapporto quotidiano con la realtà, fatta di relazioni e di circostanze, risveglia nel tempo la coscienza di essere in rapporto con gli altri. La realtà, gli eventi, gli incontri di ogni giorno mettono in movimento l’esistenza, permettendo di scoprire nel cuore un desiderio insopprimibile di verità,di bellezza e di bontà.

Accanto a questo troviamo anche un uso più debole del termine, in cui si sente il bisogno di attribuire il carattere vocazionale ai diversi servizi che si possono svolgere, rischiando talvolta di trascurare la dimensione totalizzante della chiamata, come invece emerge sia nel matrimonio che nella consacrazione. Si può constatare anche un suo uso secolarizzato, quando a esempio si indica con la parola vocazione un impegno, senza tuttavia fare riferimento a una “chiamata” da parte di Dio. Questo uso può anche assumere carattere banale, come quando in certe pubblicità troviamo l’indicazione di un prodotto realizzato con cura.  Dobbiamo anche dirci sinceramente che oggi siamo nel tempo dell’«uomo senza vocazione». Non certo perché il Signore non chiami più, ma perché la nostra cultura fatica a capire il senso di questo termine. Molti giovani sentono questa parola estranea alla vita,sia perché nel tempo della tecno scienza si pensa in qualche modo di “farsi da sé”, sia perché l’idea della chiamata appare incompatibile con il moderno concetto di libertà. Il forte individualismo che caratterizza la nostra cultura sembra allontanare l’idea della vocazione. Per questo occorre innanzitutto ripartire dall’esperienza elementare che in particolare nell’età giovanile si fa intensa. La vocazione indica innanzitutto il mistero dell’esistenza personale. 

“Sporcandosi le mani” con la realtà quotidiana, ci si accorge che la vita è vocazione perché la realtà è pro-vocazione! Dio ci chiama a uscire da noi stessi attraverso l’attrattiva e le domande che la realtà suscita in noi e ci lancia alla ricerca di un senso per cui valga la pena vivere. Su questo terreno accadono anche gli incontri che cambiano la vita e imprimono a essa una nuova direzione (Evangelii gaudium7). Alla cultura del provvisorio e della frammentarietà, ci ricorda Papa Francesco, risponde la cultura dell’incontro.  In tale sviluppo doloroso e fecondo, dove non contano i numeri ma l’accoglienza di fede del tempo che ci è dato da vivere, la vita consacrata continua ad essere nel mondo senza essere del mondo per contribuire a una nuova narrazione secondo il mistero di Cristo e del suo Vangelo. L’accoglienza di tale sfida nella fedeltà è già soglia di nuove sintesi. Si trova a sperimentare in tal modo la possibilità di una nuova narrazione fondata sul valore della vita e della sua cifra trascendente, sul primato del bene e del vivere in sintonia solidale-caritativa, sul senso di responsabilità personale e collettiva. Donne e uomini consacrati, come pizzico di lievito e di sale, fermento e sapore nella massa, vangelo della gioia.




Copertina.






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