Riflessione necessaria in preparazione al Sinodo 2018

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“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


26 Giugno 2017 alle 12h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


Archivio.

I Ragazzi di Don Bosco e l’Associazione Naturalmente, a Roma: “intercettano i ragazzi scappati dai centri di raccolta del sud Italia (sono oltre 6.100 i minori stranieri non accompagnati e finiti in clandestinità le 2016) e operano contro lo sfruttamento dei minori. Chi dice che questi giovani sono irrecuperabili, mente sapendo di mentire”. “É allarme minori non accompagnati. Secondo l'ultimo rapporto Unicef a livello globale i bambini rifugiati e migranti che si sono spostati da soli hanno raggiunto un numero record, quasi quintuplicato dal 2010. Tra il 2015 e il 2016 sono stati registrati almeno 300.000 bambini non accompagnati e separati in circa 80 paesi, rispetto ai 66.000 tra il 2010 e il 2011.  È l'Italia il primo Paese dell'Ue per numero di bambini migranti non accompagnati arrivati nel 2016: dei 28.223 minori giunti via mare sulle coste del nostro Paese, il 92% era solo o separato dai genitori, oltre il doppio rispetto ai 12.360 casi registrati nel 2015.  Tra il 2015 e il 2016, 170.000 bambini non accompagnati hanno fatto richiesta di asilo in Europa. A livello globale circa il 28% delle vittime di tratta sono bambini. In Africa Sub Sahariana e in America Centrale e nei Caraibi sono stati riscontrati i tassi più alti di bambini fra le vittime di tratta accertate, rispettivamente il 64 % e il 62%. Circa il 20% dei responsabili di traffico ha legami con organizzazioni per la tratta di esseri umani. "Anche un bambino che fugge da solo è troppo, e, già oggi, il numero di bambini che si mettono in viaggio da soli è sconcertante - noi adulti non li stiamo proteggendo", ha dichiarato Justin Forsyth, vice Direttore Generale dell'Unicef. 

"Responsabili di traffico e di tratta senza pietà stanno sfruttando le loro vulnerabilità per un guadagno personale, aiutando i bambini a superare i confini solo per venderli e costringerli alla schiavitù e alla prostituzione forzata. È immorale il fatto che non stiamo difendendo adeguatamente i bambini da questi sfruttatori". Si parla di “schiavitù e prostituzione forzata”. Quale formazione del cuore, della vita affettiva e della sessualità è possibile in queste condizioni? Non è un bollettino di guerra ma la relazione di una situazione tragica che sta diventando sempre più drammatica. Come Congregazione delle Scuole di Carità, il Signore ci invita a fare un serio discernimento e di chiederci: come reagirebbero P. Antonio e P. Marco Cavanis davanti ai numeri di questa tragedia inumana? Quale differenza tra la “gioventù dispersa” del loro tempo e quella di oggi? La definizione della propria identità sessuale e la ricerca di un equilibrio nel modo di viverla, costituiscono un problema fondamentale per i giovani di oggi, nel processo di discernimento interiore, in vista della scelta della loro vocazione. Si tratta di un tema che non va trattato in modo astratto, perché finirebbe per diventare un catalogo di norme, una morale che oggi ha pochissime possibilità di venire condivisa, ma va affrontato con concretezza, dalle problematiche legate alla definizione del proprio orientamento sessuale, ai precoci rapporti di coppia dove i giovani si aspettano troppo e troppo presto e all’uso diffusissimo della pornografia, che costituisce per tanti giovani “uno stupro dell’immaginario”. Anche in questo campo, nessuno evangelizza se non si lascia prima evangelizzare. 

Per quanto riguarda la dedizione ai giovani, occorre competenza professionale, ma da sola non basta. Essi hanno bisogno di umanità, dell’attenzione di un cuore evangelizzato. L’amore del prossimo non é più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivante da un cuore formato (Deus Caritas est, 31). Evangelizzare non sempre è sinonimo di “prendere pesci”, specialmente giovani, è amare con il Cuore di Cristo che ha scelto la povertà; agli onori ha anteposto l’umiltà, la croce e la trasparenza di vita; ha scelto ciò che conta nella vita e non l’effimero É il suo “testamento spirituale”: “rivela chiaramente la necessità che le forme istituzionali, religiose e simboliche hanno bisogno di guadagnare sempre in elasticità, senza la quale nessuna forma istituzionale è in grado di sopportare le tensioni della vita né può rispondere agli appelli della storia. Il rischio di cedere alla tentazione di ritornare al vecchio stile di un mondo chiuso sulle proprie certezze e abitudini è sempre in agguato. E’ la tentazione  di aggiustarsi tatticamente per evitare sfide continue della conversione del cuore”.

 




Copertina.






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