Cercare il Signore con tutto il cuore e con desiderio di trovarlo

Cercare il Signore con tutto il cuore e con desiderio di trovarlo

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


02 Luglio 2017 alle 14h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

A riguardo di Dio si può parlare anche senza averlo mai cercato, senza averlo mai ascoltato e anche senza parlargli mai; si può avere l’illusione di una esperienza di Lui attraverso il parlare di Lui. Oggi, esibire, parlare, rappresentare Dio, sono le forme di linguaggio preferite, rispetto al silenzio e alla ricerca umile del volto del Signore. Quando il Nome o l’immagine di Dio sono usati invano o sono addirittura manipolati, quando le istituzioni della società sono sottratte al primato dello spirito, quando la legge è avulsa dalla misericordia, quando si divinizza l’opera delle mani dell’uomo, quando il Dio della vita diventa complice dell’oppressione e della violenza fanatica, allora Dio non è là dove sono i credenti che si rifanno a lui; Dio è altrove. I giovani, in questo mondo confuso, generalmente, dopo il periodo di ateismo mimetizzato da disinteresse, entrano facilmente nel ribellismo dell’adolescenza. Diventano ostinatamente convinti che la scienza, spiega tutto e fa luce su tutto. In questo periodo Dio sembra diventato muto o inutile, appartiene al passato dei vecchi.

“Voi giovani dite sui vecchi le stesse cose che dicevamo noi da ragazzi. E’ giusto. Ma un giorno altri ragazzi diranno lo stesso di voi” (Giovanni XXIII).

É giusto domandarsi, allora, se nei giovani è in crisi l’immagine di Dio o l’idea che essi hanno di uomo? Qualcuno dice loro: “Mostrami l’dea che tu hai di uomo e io ti mostrerò l’dea che tu hai di Dio”. Quanti educatori e formatori parlano con i giovani in questa loro fase della vita? “Molti parlano dei giovani; ma non molti, mi pare, parlano ai giovani” (Paolo VI). Se si parla con i giovani facilmente si intravvedono le conseguenze di una formazione religiosa sbagliata perché troppo legalista e senza il gusto della ricerca e della libertà. Il massimo della libertà consiste nell’essere legati a Dio, nell’agire come figli di Dio,  anche quando “egli tace”, accogliendo le sue ammonizioni a vigilare contro l’incredulità possibile e dire, dal profondo del cuore: “Ma il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,8). Siamo tutti amati, chiamati e cercati da Dio. Andiamo avanti attraverso inizi infiniti. Questa è la condizione umana, condizione di libertà e che non può non esprimersi in libertà. L’uomo è obbligato alla libertà, pur se preferirebbe farne a meno, per non accollarsi delle responsabilità.

La fede, soprattutto quella dei giovani è sempre “inferma”, dice San Girolamo. Bisogna sempre cercarla come si ricerca la salute fisica e mentale. Essa non ha come scopo quello di “intelligere” o comprendere concettualmente Dio, ha il suo significato è di comprendere che vi sono cose incomprensibili in questo mondo. La fede di Pietro in Gesù è insufficiente, non riesce a capire perché non ha preso nessun pesce, pur avendo pescato tutta la notte. La fede del credente è sempre poca, non ci resta che l’invocazione: Signore fa crescere la mia fede, io credo ma tu aiutami nella mia incredulità (Mc 9,24). Dalla  nostra profonda miseria, dalla paura di essere abbandonati, gridiamo al Signore e ricerchiamo il suo amore. “Ci sono due generi di persone oneste: quelle che vivono secondo la fede trovata, e quelle che cercano la fede, pronte a vivere secondo la fede che cercano” (Pascal). Per ascoltare il silenzio di Dio è necessario che anche l’uomo faccia silenzio, quello rispettoso del figlio nei confronti del Padre, quello come esperienza della sordità degli altri e delle cose. Il silenzio appartiene alla parola, nella mutezza la persona soffoca, nelle chiacchiere inaridisce, Dio lo si conosce nella gloria, se prima lo si conosce nell’abbassamento e ignominia della Croce: “Dio ha fatto di tutto per spezzare la mia fede in lui…ma ho seguito Dio anche quando mi ha respinto…l’ho amato e lo amo anche se mi ha torturato fino alla morte, mi ha ridotto alla vergogna e alla derisione…ma io crederò sempre in te e muoio come ho vissuto, nella fede incrollabile in te( Preghiera di un ebreo nel ghetto di Varsavia).




Copertina.






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