Riunirsi e fare discernimento nello Spirito Santo. Ma come?

Riunirsi e fare discernimento nello Spirito Santo. Ma come?

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


31 Luglio 2017 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“Quod omnes tangit, ab omnibus tractari debet”. Chiaro il significato del detto latino: ciò che riguarda tutti, deve essere trattato da tutti. I Cavanis, sono un “piccolo gregge” che vive con la paura di scomparire. Ad essi Gesù ripete: “non temere piccolo gregge, non fermatevi per contare quanti siete, ma rimanete uniti nello Spirito, guardate avanti e cercate, in sincerità e coerenza, quanto interessa al bene della gioventù, affrontando fiduciosi le sfide del cambiamento. Nella Chiesa è costume riunirsi, incontrarsi in concili, sinodi, capitoli, consigli, comunità, ecc. Qual’è l’utilità pratica di queste riunioni? Se non c’é fraternità e unità di intenti, la riunione migliore è quella che non si fa. Quando le riunioni sono necessarie, ma sono poche, esse devono essere brevi; bisogna arrivare preparati e non armati per fare la guerra; per rimanere concentrati, è vietato guardare la posta elettronica, o l’ultima notizia in internet; è richiesta onestà, chiarezza di pensiero e di comunicazione; non cercare rivincite di sconfitte passate, rimosse e mai digerite. Bisogna, inoltre, ricordarsi che I patti in “guerra” o gli accordi “politici”, anche in riunioni di religiosi, sono fatti per essere rotti. Per un sano discernimento, è bene sapere che una riunione o un incontro non è un palcoscenico, e che le cattive abitudini sono facili da prendere e difficili da abbandonare. I partecipanti devono rinunciare a ogni tipo di scorciatoia per raggiungere gli obbiettivi propri della vita consacrata e non i propri interessi personali, scegliere le vie dell’onestà intellettuale e morale, per il bene della congregazione Se poi i partecipanti a qualsiasi tipo di riunione di religiosi, sono persone costituite in autorità che non godono di autorevolezza tra i confratelli, è meglio che stiano zitti.

Mancano due anni al prossimo Capitolo generale. Prendendo come esempio la preparazione ai Sinodi che si fa dentro la Chiesa, due anni di preparazione sono appena sufficienti. Nella storia della Congregazione ci sono stati capitoli “babele” e capitoli “pentecoste”. I capitoli “babele” sono stati quelli dove il parlarsi é stato un dialogo tra sordi, l’unico interesse dei capitolari erano le elezioni e il garantire a se stessi un posto sicuro; il carisma era confuso con l’efficienza economica delle opere. Le conseguenze negative dei capitoli “babele” si sono sempre fatte sentire, poi, per molto tempo e hanno lasciato sul campo di battaglia tanti feriti. Radici di appartenenza poco profonde, nel cuore dei partecipanti ai capitoli, sono la morte del carisma. “Ci si dovrebbe attentamente cautelare di fronte alla tentazione di considerare il carisma come qualcosa di “intangibile ed immutabile”, quasi fosse una realtà esterna e diversa dalle culture delle persone che lo vivono. Anche la vita consacrata fa parte di quella chiesa che nell’evangelizzazione, e quindi nell’incontro con altre culture, ha sempre trovato la sua ragion d’essere. La chiesa e la vita consacrata si sono arricchite di quella diversità interculturale che ha portato non solo ad una più approfondita conoscenza del vangelo stesso, ma anche ad una riscoperta della fede. Il carisma non coincide con le “opere” ma lo si percepisce dalla fedeltà alla vita consacrata dei religiosi che si dedicano all’educazione della gioventù e si lasciano condurre dallo Spirito verso nuove “periferie”.

La gestazione del carisma in una nuova cultura, è sempre lenta, non facile, qualche volta fallimentare, perché il carisma, spesso, è stato trasmesso come “fotocopia” di esigenze del mondo occidentale o europeo, quasi fosse l’unica forma valida di vivere il Vangelo. Per “incarnare” il carisma in una nuova cultura è necessario un umile discernimento. Il discernimento fa paura? Specialmente nei capitoli generali bisogna aver paura del pressapochismo di quelli che dialogano senza identità nel carisma e resistono a ogni innovazione e non del discernimento. Il documento “Vino nuovo in otri nuovi” suggerisce: “Il Capitolo deve essere composto in modo da rappresentare l’intero Istituto per risultare vero segno della sua unità nella carità…la dimensione multiculturale va espressa in modo giusto ed equilibrato nella composizione capitolare…. È necessario avviare progressivamente la rappresentanza di fratelli appartenenti ad aree culturali diverse… L’orientamento suggerito dovrebbe evitare la formazione di maggioranze precostituite… La composizione internazionale del Capitolo esprimerà anche una configurazione multiculturale del Consiglio… Il Consiglio non deve occuparsi della propria immagine, ma della propria credibilità come organo di collaborazione al governo dell’Istituto. La molteplicità dei servizi esercitati dalla vita consacrata, ha subito un ridimensionamento radicale a causa della evoluzione sociale, economica, politica e per l’intervento statale. Il problema chiave da affrontare nel discernimento, secondo il Documento sopra citato è: nuove professionalità vanno opportunamente preparate nella formazione dei formatori in contesti multiculturali; le strutture internazionali finalizzate alla formazione comportano l’ammissione in ruolo di formatori che siano veramente convinti che la vita consacrata non dispone di un unico modello culturale, questo suppone la capacità e l’umiltà di fecondare ogni cultura con il seme del Vangelo e della propria tradizione carismatica”.

Continua il documento “Per vino nuovo otri nuovi”:Tante congregazioni sono passate da situazioni quasi unicamente monoculturali alla sfida della multiculturalità. In questo respiro si sono costituite comunità internazionali che per alcuni istituti hanno rappresentato la prima coraggiosa esperienza di uscita dai propri confini geografici e culturali. Tutto questo comporta non accontentarsi di mettere a punto strategie di mera sopravvivenza che costringono la vita consacrata a vivere di emergenze e non di orizzonti. Diventa sempre più importante includere nella formazione continua una seria iniziazione al governo. Questo compito così fondamentale nella vita delle comunità è talvolta affidato con improvvisazione e attuato in maniera impropria e lacunosa… con mancanza di alternative nel governo delle comunità e degli Istituti… Alcune persone rimangono nel governo, pur con diverse funzioni per troppi anni”. La Congregazione va difesa anche quando coloro che la rappresentano non meritano fiducia, perché gli uomini passano ma la congregazione continua. Lasciarsi inquietare dagli incitamenti vivificanti dello Spirito non è mai indolore. Per superare l’inquietudine destabilizzante, per fare discernimento e seguire lo Spirito, diventa necessario riunirsi e ritrovare l’unità di intenti, come dicono i Fondatori, perché: “Un rinnovamento incapace di toccare e cambiare anche le strutture, oltre che il cuore, non porta ad un cambiamento reale e duraturo”.




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