La paternità assente

La paternità assente

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


21 Agosto 2017 alle 10h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“Veramente padri della gioventù”, questo, in sintesi, é quanto ci hanno tramandato dell’arte educativa dei Padri Antonio e Marco Cavanis, quelli che li hanno conosciuti. L’avverbio “veramente” ha una carica educativa tutta particolare. I Cavanis hanno esercitato la paternità con i giovani in associazioni religiose educative e nella scuola, in un tempo in cui in molte Nazioni era ancora in vigore la schiavitù e in Europa la paternità era fortemente legata al concetto di potere maschile. Ai nostri giorni, la paternità è spesso trattata con risvolti morbosi, sembra che la gente voglia sapere solo questo, i social ne approfittano e danno in pasto alla gente, quello che la gente vuole. La paternità è legata alla “qualità della vita economica”, spetta alla funzione paterna assicurare il benessere e la sopravvivenza a sé e ai discendenti. Papà/mamma, paternità/maternità, sono diventati termini quasi impropri, l’autorità del padre e della madre si è democratizzata, la loro forza educativa si è disciolta, destinata a un inarrestabile declino. “L’assenza del padre  è nota da sempre, e in questo senso anche la nostra epoca non fa eccezione. Nuova, e forse ancora più grave, sarebbe l’assenza di ricerca del padre” (L. Zoja). Nel mondo occidentale dell’educazione, genitori ed educatori sono in guerra, non si rendono conto di questa “assenza di ricerca del padre” e che i bambini entrano prestissimo in una zona sconosciuta a loro e agli adulti, per causa dell’assenza della paternità. La figura paterna si è rarefatta lentamente, il padre serve per destinare sempre più denaro, ma sempre meno tempo al figlio.

Il padre è “evaporato” come fare per ritrovare una paternità adulta, matura e responsabile? Forse la strada è quella della nostra personale filiazione che ci permette di guardare avanti e riscoprire la paternità nella fratellanza dicendo “Padre nostro” che, anche se “assente”, continua a domandare a ciascuno: “Dov’è tuo fratello?”. Oggi, ogni figlio deve affrontare non l’astuzia di un fratello Esaù, che gli può togliere la benedizione paterna a suo favore, ma il collasso dei riti di passaggio, che la toglie per sempre a chiunque. Il padre è assente come immagine, anche quando non lo è come individuo. Se il padre è assente, succede quello che è successo a Pinocchio. Pinocchio rifiuta cocciutamente la scuola, il dovere, l’autorità, finché non incontra un ragazzo un po’ più grande, più ribelle e più sicuro di sé: Lucignolo. Ne è subito sedotto. Lucignolo non ha autorevolezza o esperienza con cui proteggere Pinocchio, non trasmette nessun insegnamento. Pinocchio e Lucignolo si avventurano nella vita, compiranno scorrerie insieme, inebriati dalle loro forze e dalle soddisfazioni immediate. Il risultato è noto, si perdono e vanno incontro a una punizione: saranno trasformati in animali. Ma non animali da branco, che corrono davvero liberi. Diventeranno asini, a quei tempi le più sfruttate di tutte le bestie. Collodi ha espresso con fulminante preveggenza una condizione dei giovani oggi, in molti Paesi.

Situazioni particolari, legate alla paternità assente, sono presenti nel continente americano. Dopo un secolo e mezzo dall’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti (1865) e in Brasile (1888), in questi Paesi la situazione della popolazione di origine afro, che era stata portata in America del Nord e del Sud con la violenza, non è cambiata. Secondo dati ufficiali, nel 2014, solo il 29% dei bambini afroamericani degli USA, per esempio, aveva entrambi i genitori. Arrivando nel nuovo continente, i loro antenati erano stati privati di società, di famiglia, di cultura, di oggetti personali: avevano solo catene, ma persino di quelle non avevano la proprietà. Paradossalmente, questi “uomini scuri” hanno anticipato  il più grandioso e irrimediabile fra i declini dei così detti “uomini bianchi”: lo sgretolamento di quella costruzione che aveva trovato la sua espressione nella famiglia monogamica e patriarcale dell’Occidente. Nel Nuovo Continente le unioni tra schiavi non erano riconosciute dalla legge: il matrimonio è un atto ufficiale che richiede una personalità giuridica. Il padre di un bambino, anche quando apparteneva allo stesso proprietario della madre e del bambino, poteva essere venduto separatamente in qualsiasi momento. L irrilevanza del padre è riassunta nella norma più decisiva, che determinava la condizione giuridica di un cittadino: si considerava libero chi nasceva da madre libera, schiavo chi era figlio di madre schiava. La legge non prendeva neppure in considerazione il padre.  Fra le schiave, una parte non piccola di gravidanze era dovuta a padroni in cerca di un facile divertimento. Secondo uno studioso di Harvard, proprio dal DNA un terzo degli afro discenderebbe da un uomo bianco. I bianchi erano in ogni senso conquistadores, il cui rapporto con le donne indigene si limitava al sesso, mentre trascurava la cura dei figli così generati. E’ la cultura del “padre assente”. Malgrado progressi formali di leggi e costumi, la grandissima maggioranza dei figli resta con le madri e crescono senza padre. Europa e Nord America, ora stanno sviluppando un timore paranoico per la possibilità di immigrazioni massicce provenienti da società ancora rette da parametri paterni. Quale situazione sociale si sta creando?

Non molti anni fa, nel film Il Monello, Charlie Chaplin passeggia per i vicoli oscuri di una città, dove l’immondizia viene scaricata, poco civilmente, dalle finestre. Incontra per terra un bambino abbandonato. Il piccolo risveglia dentro di lui un sentimento che gli era sconosciuto, guarda in alto per capire se il bambino fosse piovuto dal cielo, come l’immondizia. Il film rievoca il nascere della paternità come cura e difesa della vita. I figli, durante l’infanzia, trascorrono molto più tempo con un genitore solo, quasi sempre la madre. Come conseguenza anche il “futuro” dei figli si sta facendo più rarefatto senza consistenza perché non c’è paternità al punto di partenza. La nostra epoca, inoltre, è lontana dal rispetto dei simboli della paternità, Dio, la preghiera, i riti che legano a questi simboli come  valori in sé. Essendo divenuti più ricchi di oggetti e più poveri di riflessione, non comprendiamo che un mistero può avere più senso e intensità della sua soluzione, esso non è una mancanza di verità, ma una presenza di rispetto sacro. La paternità attuale non risponde più a Dio, come era per i Cavanis, ma risponde alla società e ai suoi criteri di misura.




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