Predicate il Vangelo, se necessario anche con la parola

Predicate il Vangelo, se necessario anche con la parola

Giornata Missionaria Mondiale 2017 - “LA MESSE È MOLTA…” (Mt 9,37).


20 Ottobre 2017 alle 14h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

La Giornata Missionaria Mondiale 2017 ha come tema: “LA MESSE È MOLTA…” (Mt 9,37). La frase evangelica mette in risalto che la maggior parte della popolazione mondiale non conosce il Vangelo e la parte che lo conosce vive un tempo di declino e il monito di San Benedetto “nulla anteporre all’amore di Cristo” non è vissuto in pienezza. Parafrasando le parole di lamento di Gesù nei riguardi di Gerusalemme, confessiamo che: non abbiamo riconosciuto il tempo in cui eravamo visitati (cfr Lc 19,44), o non abbiamo accolto l’ammonizione di Paolo: “Fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo (Ef 5, 15-17). Gesù, dopo aver  fatto osservare che “la messe è molta”, continua dicendo che “gli operai sono pochi”, e spesso camminano come i due discepoli di Emmaus ai quali Gesù chiede: che discorsi sono questi…? Papa Francesco, però, è convinto che: “Ciò che succede sulla strada di Emmaus è una terapia della speranza” (Francesco).

“Predicate il vangelo, se necessario, anche con la parola” disse san Francesco ai suoi frati, inviandoli in missione. É l’esempio che conta. Per il sacramento del Battesimo, ogni cristiano è inviato in missione nella realtà dove vive e testimonia il Vangelo con l’esempio “e se necessario anche con la parola”. Credere, in un tempo di indifferenza religiosa, significa compiere una scelta libera, priva di un contesto sociale che la sorregga, di un ambiente che la condivida e di una comunità civile che la rappresenti. Paolo VI già aveva anticipato nella chiusura del Vaticano II: “Avremo nella Chiesa un tempo di maggiore libertà, cioè di minori obbligazioni legali e di minori inibizioni interiori. Sarà ridotta la disciplina formale, abolita ogni arbitraria intolleranza, ogni assolutismo; sarà semplificata la legge positiva, temperato l’esercizio dell’autorità, sarà promosso il senso di quella libertà cristiana, che tanto interessò la prima generazione cristiana, quando essa si seppe esonerata dall’osservanza della legge mosaica e delle sue complicate prescrizioni rituali (cfr Gal 5,1). Noi dobbiamo educarci all’uso schietto e magnanimo della libertà del cristiano, sottratto alla servitù del peccato (cfr Gv 8,34), e interiormente animato dal gioioso impulso dello Spirito Santo, giacché, come dice San Paolo, “coloro che sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (Rm 8,14). Non è il vangelo che cambia, siamo noi che cambiamo e lo comprendiamo meglio; non le istituzioni tengono viva la fede, ma Gesù e le persone disposte a credere nella fede della Chiesa.

 

Filippine: Il card. Tagle (Manila) risponde alla “guerra alla droga” di Duterte

 

Ha scelto la via del dialogo, della non violenza attiva e delle proposte “proattive” il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, per affrontare il pugno d’oro che il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte sta usando nella sua “guerra alla droga”. Secondo fonti asiatiche sono almeno 12.000 le persone uccise da metà del 2016 ad oggi, le organizzazioni per i diritti umani parlano di migliaia di vittime. La maggior parte sono esecuzioni extragiudiziali, torture e abusi commessi dalle forze dell’ordine che hanno “licenza d’uccidere”, talvolta anche innocenti, e sempre nelle comunità più povere. La Chiesa cattolica filippina ha spesso alzato la voce per denunciare e protestare contro tanta violenza di Stato e chiaro disprezzo per le vite umane, con posizioni dei vescovi più o meno forti. Il card. Tagle non si è sottratto alle domande dei giornalisti sulla situazione del suo Paese. E ha raccontato alcune iniziative interessanti dell’arcidiocesi di Manila, come i corsi di formazione rivolti alle forze dell’ordine, per aiutarli a riflettere e arginare gli abusi, e un programma per la riabilitazione dei giovani tossicodipendenti.

Il movimento della non violenza attiva, fondato sul dettame della Bibbia: il male cresce se rispondo ad un altro male. Se qualcuno grida io sorrido e quello smette di gridare. È una difficile disciplina interiore ma con determinazione si riesce. In questo momento la Chiesa sta dicendo al governo che il problema del narcotraffico è grave e non possiamo far finta di niente, tante famiglie sono distrutte dalla droga e dall’alcool.  Apprezziamo gli sforzi del governo e delle persone di buona volontà per cercare una soluzione e anche la Chiesa vuole contribuire, secondo le proprie capacità e la propria missione. C’è però una diversità negli approcci. Se c’è la possibilità vado direttamente al dialogo. Un’altra via è proporre programmi concreti. Nell’arcidiocesi di Manila, ad esempio, abbiamo iniziato in una parrocchia Facciamo attività di counseling per le famiglie, la Caritas aiuta nella ricerca di posti di lavoro o borse di studio e pian piano la comunità assume diverse responsabilità. Usiamo un approccio positivo e proattivo.

Ho convocato i generali e i capi delle forze dell’ordine coinvolti nella “guerra alla droga”. È stata una conversazione serena, umana. Ho messo a disposizione, da parte dell’arcidiocesi di Manila, una formazione continua rivolta a poliziotti e militari. I generali hanno accettato. Sono già tre i gruppi che hanno concluso la formazione. Cominciamo con qualcosa di molto umano. Ad esempio, ho partecipato ad una sessione per far comprendere, in maniera diplomatica, che ogni persona è frutto di un passato e di una storia fatta di ombre e luci. Ogni gruppo è composto da 80/100 militari e poliziotti di ogni ordine e grado. Sono musulmani, protestanti e cattolici. Abbiamo coinvolto anche generali e capi della polizia in pensione. Il presidente ha detto che vuole apprendere il programma della Chiesa.

È importante anche la formazione delle comunità di base per vigilare le strade e aiutare le famiglie, specialmente i giovani. La povertà è una delle ragioni del fenomeno della droga. Di recente ho parlato con i miei compagni d’università perché quest’anno celebriamo 40° anniversario della laurea. Li ho convinti a fare qualcosa per i ragazzi di strada, vulnerabili a prostituzione e droghe. Loro hanno donato 36/38 violini e un mese fa hanno iniziato lezioni di musica per i ragazzi di strada. Ora il mio sogno è che durante la prima messa della novena di Natale, nella cattedrale di Manila, possa suonare l’orchestra di violini dei ragazzi di strada. Cinque ore di pratica musicale sono cinque ore lontano dalla strada e dalle cattive influenze. Va bene la critica, ma se accompagnata da proposte.

 

NEL 2019 UN SINODO PER L’AMAZZONIA

Papa Francesco: “Accogliendo il desiderio di alcune Conferenze Episcopali dell'America Latina, nonché la voce di diversi Pastori e fedeli di altre parti del mondo, ho deciso di convocare un'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, che avrà luogo a Roma nel mese di ottobre 2019. Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l'evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”. 

Da tre anni alcune chiese latino-americane si sono organizzate per rispondere alle sfide regionali che presenta la regione amazzonica. La loro organizzazione REPAM sarà l’anima del prossimo Sinodo perchè “la Chiesa sia voce profetica nel rispetto e nella cura  verso l’ambiente e i poveri”. Dalla periferia si comprende meglio il centro, questa è la convinzione di Papa Francesco. In Amazzonia vivono oltre 2,7 milioni di persone, le quali hanno costruito civiltà radicalmente alternative, per stili e valori, rispetto al resto del mondo. In particolare, a caratterizzare i 427 popoli amazzonici, di cui 137 non contattati e completamente isolati, è il fortissimo legame con la natura., intesa non solo come fonte di risorse ma come madre da rispettare. Proprio le ingenti ricchezze dell’Amazzonia hanno attirato e attirano conquistatori vecchi e nuovi che non hanno esitato a massacrare, discriminare, espellere gli indios dalle loro terre. Al fianco della lotta per la sopravvivenza dei popoli amazzonici, c’è sempre la Chiesa con i suoi missionari.

 




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