Abbracciare il futuro con speranza

Abbracciare il futuro con speranza

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


19 Novembre 2017 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

L’anno prossimo si ricorderanno i 50 anni di presenza Cavanis in Brasile. Dal Brasile, con religiosi di quella che era ancora una Regione, a partire dagli anni ottanta, la Congregazione si è diffusa in Ecuador, Colombia e Bolivia. Cosa festeggiare? Dopo i primi dieci anni di dedicati alla pastorale vocazionale, all’insegnamento nella scuola e nei seminari, alla pastorale parrocchiale e universitaria, hanno cominciato a essere attivate e costruite le prime “Case do Menor”. La “Pastoral da Criança” e la “Pastoral do menor” erano le due attività pastorali che vescovi illuminati dallo Spirito Santo, come Dom Luciano Mendes de Almeida, consigliavano a noi Cavanis delle “Scuole di Carità”, nati specialmente per la povera gioventù. Sia in Brasile che in Ecuador e Colombia, si sono aperti asili e “kinder”, “comedor” per bambini poveri in età pre scolastica. Tutte queste attività pastorali per bambini e adolescenti hanno dato frutti di bene a gloria di Dio, che non ci umilia servendosi di noi come strumenti per fare il bene, ma si umilia Lui stesso salvandoci. Oggi, in America Latina i ragazzi e giovani continuano ad essere le prime vittime della povertà. Se, poi, alla povertà si aggiunge l’assenza o l’inefficienza delle autorità pubbliche il risultato è drammatico anche nei Paesi dell’America Latina dove la Congregazione è presente.

Uno degli Stati dove l’infanzia non è sinonimo di speranza e futuro è la Bolivia dove solo il lavoro minorile  è l’unica possibilità  di sopravvivenza per i bambini. Secondo l’Unicef sono 800 mila i bambini che lavorano in Bolivia senza avere alcun diritto come gli adulti. In tutta l’America Latina sono ben più di cinque milioni: bambini minatori, scaricatori nei porti, lavoratori quasi schiavi nelle grandi fazendas, raccoglitori di rifiuti nelle città, spacciatori di droga, ecc. usati con spregiudicatezza dai narcos. E le autorità? Sembra che “Pilato vada molto di moda in questa parte del mondo”. Tanti missionari e missionarie, sacerdoti e religiosi cercano di fare il possibile e l’impossibile. Noi  Cavanis, cosa potremo fare di più e meglio? Negli anni dal 1980 al 2000 era diventata “norma”, nella nostra Provincia del Brasile dire che “dentro 10 anni, dal momento in cui una parrocchia era affidata da un vescovo diocesano ai Cavanis, doveva nascere in quella parrocchia una attività o un’opera per la povera gioventù”. Oggi è proprio così? E se non è così, perché? Non ci sono più bambini poveri? La Provvidenza ci ha abbandonato?

Nelle grandi metropoli i “meninos de rua” non sono diminuiti ma aumentati, dice senza mezzi termini un religioso responsabile de “Aliança da Misericordia”, una delle tante associazioni che in Brasile si dedicano ai più poveri. Certo non è facile vivere con i bambini abbandonati, vittime della droga e del sesso, del commercio di organi. Qualcuno dice che le cose non vadano meglio per l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù, nei Paesi dell’Africa come  la Repubblica Democratica del Congo e il Mozambico. Neppure in Asia, per noi Cavanis, nelle Filippine. In tanti Paesi le continue agitazioni popolari aumentano il clima di insicurezza e violenza e le prime vittime, sono i minori. C’è speranza per tanta povera gioventù dispersa? «Dov’è, cristiani, la vostra speranza? La speranza, per i cristiani é responsabilità» (Ilario di Poitiers).  Questa responsabilità è drammatica, particolarmente per i consacrati. Essi sono in grado di offrire a tanti ragazzi orizzonti di speranza? Il nemico della speranza in molti religiosi  è la rassegnazione, l’indifferenza e la perdita di senso, tutti sintomi di grave infermità, di auto-referenzialità che si limita alla gestione del presente senza impegnare il futuro.

Nell’Anno della Vita consacrata Papa Francesco ci ha suggerito di «abbracciare il futuro con speranza», senza cedere alla tentazione dei numeri e delle opere. La nostra speranza si fonda in Gesù che ci ha chiamato, non nei nostri “carri e cavalli”. Per il credente non c’è motivo per la sfiducia, il pessimismo, la disperazione o per la «scontentezza cronica», per una «accidia che inaridisce l’anima», non si sono scuse perché il Vangelo rimanga sepolto. In ogni momento siamo chiamati a «vegliare», a recuperare la missione di essere «sentinelle nella notte». Solo così la vita consacrata sarà scuola profetica di speranza per quelli che l’hanno perduta e potrà illuminare il futuro dell’umanità. “Voi siete la speranza del Brasile e del mondo, non abbiate paura di combattere la corruzione”, scrive Papa Francesco nel messaggio inviato ieri ai giovani brasiliani che hanno partecipato al progetto “Rota 300”, promosso in questo anno mariano, dalla Conferenza episcopale del Paese latinoamericano, per celebrare i 300 anni delle apparizioni della Vergine di Aparecida. Il Papa ringrazia i giovani per la loro forte testimonianza di fede, lo zelo con cui affrontano le sfide di ogni giorno e li incoraggia ad andare avanti nel cammino missionario sotto la protezione di Maria, che infonde speranza a tutto il popolo brasiliano: “Cari amici, in mezzo a incertezze e insicurezze di ogni giorno, in mezzo alla precarietà che le situazioni di ingiustizia creano intorno a voi, avete una certezza: Maria è un segno di speranza che saprà animarvi con grande slancio missionario. Lei conosce le sfide in cui vivete. Con la sua attenzione e la cura materna vi farà capire che non siete soli. Possa lei trasformare le ‘reti’ della vostra vita, reti di amici, reti sociali, reti materiali e virtuali in Comunità missionarie ‘in uscita’! Comunità che sono luce e fermento di una società più giusta e fraterna”.




Copertina.






Scrivi il tuo commento...