Più Vangelo e meno regole farisaiche

Più Vangelo e meno regole farisaiche

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


26 Novembre 2017 alle 12h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

La mente umana non crea la verità, solo la può ricercare umilmente. In  questa ricerca “ci sono persone che sbagliano contro questi tre principi: o affermando tutto come dogmatico, perché non sanno fare una dimostrazione; o dubitando di tutto, perché non sanno a chi bisogna dare ascolto; o sottomettendosi a tutto, perché non sanno fare discernimento” (B. Pascal). “Solo Dio basta”, ne era convinta Santa Teresa D’Avila. Dio basta come “fine”ultimo e definitivo. Ma Dio ha voluto fare per Adamo “un aiuto simile a lui” (Gen 2,18). Così l’uomo e la donna sono l’uno per l’altro aiuto e sostegno e ogni essere umano è per l’altro essere umano aiuto e sostegno. Le relazioni sono l’invenzione con cui Dio ci ama e ci insegna l’amore, l’amicizia, il servizio, l’aiuto e il sostegno mutuo. Anche per questo Gesù invia i discepoli due a due, senza cose materiali, ma non senza un amico, un compagno di viaggio, un bastone per appoggiarvi la stanchezza e un amico per appoggiarvi il cuore. Vi chiamo amici, ha detto Gesù ai suoi discepoli, parole di vera amicizia ma anche richiesta di aiuto, in vista di quello che stava per affrontare: nella prova prendetevi cura di me, vostro amico, prendetevi cura gli uni degli altri. Il vero aiuto, quando si soffre, è un cuore amico, sul quale poter contare. L’amicizia fa scoprire la propria fragilità, fa accettare di essere vulnerabili e di poter contare sulla forza dell’amico. Con l’amico non si supera la fragilità ma la si assume e la si accetta. Relazioni fragili ma affidabili.

Nella vita religiosa, l’amicizia fraterna non è da confondere “con la bulimia delle chiacchiere né con l’anoressia del linguaggio informatico”, comportamenti che hanno sostituito il rispetto, la compassione, la mitezza di cuore. La maturità umana non è frutto di sottrazioni ma di addizioni: addizionare l’amore di Dio, del prossimo e di se stessi, come ha fatto Gesù. Non è diminuendo l’umano che cresce il divino. La fraternità nell’amicizia non si merita si accoglie, non è possessiva, è prendersi cura l’uno dell’altro. Nella vita consacrata l’essenziale della castità è rinuncia al possesso dell’altro, è passione per Dio e missione gioiosa per accogliere il suo regno. Se si spegne questa passione si diventa eunuchi, non santi. Quando si parla di formazione affettiva nella vita consacrata, c’è il rischio di privilegiare le tappe obbligate di un iter standardizzato, un aggiornamento disordinato rispetto all’esperienza della fraternità autentica. Serve invece «più Vangelo e meno regole». Oggi, la vita religiosa è chiamata ad eliminare ciò che è accessorio, per arrivare alla sostanza che è il Vangelo, vissuto in fraternità e amicizia con Cristo e con i fratelli.

Nella vera fraternità e amicizia non è mai opportuno dissimulare le difficoltà che si incontrano. Non è prudente nasconderle o minimizzarle. É molto meglio impegnarsi a farle emergere, come fa Papa Francesco quando presenta la gravità della mancanza di vocazioni, dei continui abbandoni, degli abusi e dei tentativi da parte di vescovi o superiori di nascondere il male che è presente nelle loro chiese o congregazioni. Alcune decisioni e prese di posizione per “coprire il male” presente nella vita religiosa. sembrano dare sicurezza e futuro invece danno solo rigidità e preparano scandali futuri. Il “successo dei numeri o degli elenchi di opere” non è sinonimo di qualità spirituale e di santità di vita. La grande sfida di oggi è riuscire a discernere la sete di senso che è nel cuore della gioventù. In una società liquida, dove c’è una mancanza di identità e di valori, in cui regna una grande confusione, c’è tuttavia una ricerca di Dio, di spiritualità forte, di scoprire il senso profondo della propria esistenza. É necessario ripensare i modelli formativi e la formazione permanente basati solo sulle “norme”, affinché siano, invece, fondati sul Vangelo e raggiungano il cuore delle persone. Si tratta di mettere i religiosi nelle reali situazioni di vita per vivere concretamente il Vangelo; è lì che esce la verità, nella convivenza con chi soffre, con i poveri, dove si esige uno sforzo costante di comprensione e di compassione reciproca, a causa dei limiti di ciascuno.




Copertina.






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