50a Giornata Mondiale della Pace

50a Giornata Mondiale della Pace

1 gennaio 2018


04 Dicembre 2017 alle 07h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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Nel suo Messaggio per la Cinquantunesima Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2018, Papa Francesco mette in guardia i cattolici da quei politici che fomentano paure e seminano violenza razzista: “I migranti e i rifugiati, sono uomini e donne in cerca di pace, arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Ha denunciato il fatto che "in molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l'onere dell'accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio... I migranti "non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Offrire a richiedenti asilo, rifugiati, migranti e vittime di tratta, la possibilità di trovare quella pace che stanno cercando, richiede una strategia che combini quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare".

C’è un’unica cosa che fa muovere la gente al mondo: la paura: paura della guerra, delle epidemie, la paura delle persecuzioni, delle dittature o la paura della fame. Ma sempre di paura si tratta.  Quelli che fuggono da queste disgrazie sono come la sabbia in una mano: granello dopo granello ti scivolano tra le dita e ti scappano chissà dove. Le critiche più sciocche, segno di ignoranza e disimpegno, alla iniziativa di Papa Francesco di dedicare in tutta la Chiesa cattolica una Giornata Mondiale dei Poveri, sono venute, purtroppo, da quei cattolici che difendono la “cultura cristiana”, le “radici cristiane dell’occidente”, le “cerimonie cristiane con il loro folclore”, ecc. Sono cattolici che generalmente non hanno nessuna partecipazione attiva alla vita della comunità, ai sacramenti, e all’impegno di vivere la fede nella carità, secondo l’esempio di Gesù. Il filosofo Kierkegaard, luterano, ammirava dei cattolici il loro cristianesimo concreto, fatto di impegno quotidiano. Al contrario, rimproverava al vescovo luterano  della sua città di predicare una religione da salotto, come un istruttore di nuoto che non sa nuotare ma che, fermo sul pontile, spiega alla gente come deve muovere le braccia. Sono i cattolici “salottieri” che criticano il Papa.

Nella gestione/caos dei migranti, esuli, rifugiati, ecc. in ogni continente, si agisce ormai secondo questa logica: essi sono numeri, i rapporti con i signori del crimine, si basano sulle cifre degli aiuti da erogare, così da offrire ai padroni della “tratta di carne umana” la possibilità di guadagnare di più con i contributi per costruire muri, recinzioni di filo spinato e trasformare le prigioni in hot spot, piuttosto che vendere e rivendere i profughi agli scafisti. In questo sub mondo infernale dove regnano queste regole, l’”altronon lo si conosce, non lo si considera un essere umano, ci si ferma solo all’indifferenza dei numeri. Dove trovare qualcuno di cui fidarsi, in questo sub mondo?  “Quando un uomo imbraccia un fucile, non può essere più una brava persona. Non gli riesce comunque”. Dov’è la carità cristiana che accetta e costruisce relazioni interpersonali giuste con tutti e in particolare con gli ultimi e gli esclusi?  Gesù costruisce relazioni, guarisce, reinserisce nel grande fiume dei rapporti umani veri, sinceri, di dialogo e rispetto, tutte le persone che incontra. Quindi, no a migliaia di morti nel deserto o nel mare, no ai mercanti di esseri umani, no all’innalzamento di muri e barriere ideologiche che non rappresentano soluzioni.

Molte Nazioni ricche e anche l’Unione Europea, continente di migranti nei secoli passati, non ha guardato alle migrazioni, specialmente dall’Africa, con l’attenzione dovuta, spesso si voltano dall’altra parte, incuranti delle emergenze umanitarie, climatiche, di sicurezza e di instabilità che affliggono il continente africano e altri paesi poveri. Tante «buone intenzioni», ma «scarsi risultati”. Entro il 2050, la popolazione africana raddoppierà, toccando i 2,5 miliardi di abitanti. E nonostante molti Paesi africani siano ormai in cammino di crescita economica, cresce  anche l’instabilità, il terrorismo, le calamità naturali, il sistema di furti delle ricchezze del Continente, il malgoverno. Certo, il destino dell’Africa è in mano agli africani, ma  gli europei dovrebbero ricordare che pochi chilometri dividono l’Africa dall’Europa e che non solo le Nazioni colonialiste del passato e ora Paesi potenti come Cina e Russia in Africa, pensano solo al business. Dell’Africa, l’Europa non può fare a meno.

Tra i Paesi del continente africano la Repubblica democratica del Congo è uno di quelli che più soffre in questi ultimi anni. Papa Francesco: “Quanta ipocrisia nel tacere o negare le stragi di donne e bambini! Qui la guerra mostra il suo volto più orribile”. Il Papa sente “forte” il dolore per le vittime, specialmente per la “tragedia” dei tanti bambini “strappati alle famiglie e alla scuola” per essere “usati come soldati”. I continui posticipi delle prossime elezioni presidenziali sono una delle maggiori cause delle violenze nella Repubblica democratica del Congo. Le autorità hanno recentemente posto il 23 dicembre 2018 come data delle votazioni. È però da fine 2016 che il leader congolese, Joseph Kabila, 46 anni, dimostra di voler ritardare il più possibile l’inizio del processo elettorale. Tale reticenza ha provocato circa 4 milioni di sfollati in tutto il Paese. Nel nord-est del territorio, soprattutto nella regione del Kivu, la popolazione è infatti vittima di numerosi gruppi armati, spesso finanziati da uomini d’affari e politici con l’obiettivo di sfruttare le preziose risorse del sotto suolo. Nella provincia centrale del Kasai, invece, sono oltre 3,300 i civili rimasti uccisi nell’ultimo anno di combattimenti. Dalle miniere alla telecomunicazione, dall’energia alle banche, la leadership politica, con a capo diversi membri della famiglia Kabila, sta facendo di tutto per mantenere il controllo di tutti i settori dell’economia congolese. Circa 4 milioni i profughi provocati dalle violenze nella Repubblica democratica del Congo.

 

 

 



 

 

 




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