Cavanis e lo spirito di preghiera con i giovani e per la gioventù

Cavanis e lo spirito di preghiera con i giovani e per la gioventù

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


23 Febbraio 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Non c’é incontro di Papa Francesco con i giovani, che non li inviti alla preghiera! Poi, come Gesù, testimonia lo spirito di preghiera pregando, lo rende visibile con i gesti e il suo stile di vita. E noi, quale spirito di preghiera testimoniamo pregando, nelle celebrazioni e nel nostro stile di vita? Lo Spirito Santo prega in noi: “È lo spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10, 11-20). Solo Gesù insegna a pregare. La preghiera si impara dalla testimonianza. Ci sono, nel mondo, più forme di preghiera che foglie negli alberi, dice un detto popolare. Tutte le opere dei santi sono nate dalla testimonianza del loro spirito di preghiera e non dall’asfissia di una preghiera che tranquillizza la coscienza, di un ministero pastorale che soddisfa il nostro ego, di una spiritualità che ci fa sentire a posto e riduce la fede a osservanze legali. L’umanità di Gesù, insegna a essere umani nello spirito di preghiera, a non aver paura di essere umani, permettiamoci la gioia di diventare sempre di più figli di Dio, fino alla pienezza dell’umanità di Cristo, nel suo rapporto filiale con il Padre. Diventare umani e figli di Dio nello spirito di preghiera, è un’avventura che coincide con il tempo della vita, da essa nasce quella libertà che è responsabilità della vita propria e degli altri.

Si dice che le “vocazioni” non vengono per proselitismo, né per la “recita” delle preghiere vocazionali, ma per l’attrazione propria dello spirito di preghiera. Il “passato glorioso” della vita consacrata non attrae più i giovani e nel presente non c’è nulla o nessuno che attiri. Bisogna tornare a essere evangelicamente uomini di preghiera, poveri e umani, affinché il “Padrone della messe” chiami e invii. Gli adulti sono chiamati a formare le coscienze dei giovani a riguardo della vocazione, non a sostituirle. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio. Il primato della coscienza non va confuso con l’autonomia esclusiva dell’individuo rispetto alle relazioni che vive. Le fondamenta della maturità umana sono: la coscienza sveglia e ben formata, l’ascolto responsabile della sua voce, la libertà orientata con mitezza al bene comune, la vigilanza verso se stessi, il discernimento sulla realtà e gli avvenimenti. Molti giovani hanno della fede un’idea come di qualcosa che puzza di muffa. Essa, invece, è come il vento che rinfresca le nostre giornate, spazza via le nubi della sfiducia, invita a “uscire”, a fare un atto di fiducia in Dio e in se stessi, con costruttiva libertà. La speranza “non delude” (Rm 5,5), diventa missione: “siate sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3, 15).

I bambini e i giovani sono l’ultima Parola di Dio, quella più aggiornata. Non deludiamoli. Educare allo spirito di preghiera è educare a quella libertà dei figli di Dio che lui stesso concede, insieme alla responsabilità di gestirla bene. Lo spirito di preghiera aiuta i giovani a gestire bene la libertà e ad essere ingredienti di cambiamento, anche senza fare cose straordinarie, a superare momenti di scoraggiamento e a essere attivi nella società. La debolezza di Dio è fidarsi della libertà dell’uomo, farsi sempre presente nei piccoli e nei deboli, accettare la compassione di quella donna che lo cosparge di profumo in vista della sepoltura, gratuitamente. Se siamo una Congregazione di efficienza, che organizza la beneficienza, senza essere Congregazione di Carità; se lo spirito di preghiera e la Carità non vanno insieme, diventiamo un’opera sociale come le altre, un’organizzazione che, presto o tardi, avrà solo un significato secolare. Se volete fare qualcosa per me, sembra dire Gesù,  ma non avete il cuore illuminato dalla Carità gratuita, fate sociologia e non salvezza. Il lato debole della carità siamo noi stessi con la nostra tendenza a dimenticare l’altro, persino quando ce ne prendiamo cura, perché troppo occupati e preoccupati del nostro profilo. Il cuore va purificato da una delle più sottili forme di egoismo: la preoccupazione con la propria immagine. Lo spirito di preghiera ci fa sentire e vivere di compassione “per tanta povera gioventù dispersa” e se non viviamo di compassione e gratuità, è come un treno che passa senza che vi saliamo.




Copertina.






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