A cosa serve un capitolo nella Vita Consacrata?

Aspettare che ritorni un giorno il “passato glorioso”, non vale la pena. Il passato è passato.

Formazione.
Formazione.

Le Chiese, specialmente in Europa e nelle Americhe, sono in perdita di vitalità. Stanno progressivamente perdendo fedeli e cala il numero dei sacerdoti e religiosi. La loro influenza nella società sta perdendo peso. Spesso sono addirittura prese di mira con ironia dai media. Questi elementi messi insieme dipingono un quadro preoccupante. Il Papa, continua a chiedere alla Vita consacrata di questi Continenti che riporti la primavera nella Chiesa, ritornando all’essenziale della vita e della missione, a mettersi “in cammino”, con “l’audacia” che viene dallo Spirito Santo e “la creatività” dell’Apostolo delle genti. La storia della salvezza, sia di una persona come di un popolo, è radicata nella disponibilità a partire, a lasciare, a mettersi in cammino, non per propria iniziativa, ma come risposta a una chiamata, nell’affidamento a una promessa. Francesco ricorda che “in questi tempi delicati e duri”, è “più che mai” necessaria la fede. Dopo il Capitolo, la grande sfida per noi Cavanis è far terminare l’inverno della sfiducia e dell’indifferenza. In un contesto internazionale e interculturale,  è auspicabile “una scelta missionaria coraggiosa”, capace di “trasformare ogni cosa, affinché le consuetudini, gli stili, gli orari, i linguaggi e le strutture di governo e di apostolato diventino canali adeguati per l’evangelizzazione del mondo attuale”. In particolare è necessaria “una conversione pastorale delle strutture”, sempre più orientate alla missione ed “in uscita”, al fine di “favorire la risposta dei giovani ai quali Gesù offre la sua amicizia”.

La “freddezza” della società e anche “all’interno della Chiesa e della stessa vita consacrata” spinge ad andare “alle radici”, a viverle. Questo non è un tempo sterile e di morte, ma tempo propizio che consente di tornare all’essenziale. Ritrovare gli elementi della profezia, riscoprire l’itineranza apostolica e missionaria,  in modo da poter abitare le periferie del pensiero e le periferie esistenziali. Sentirsi parte di una Chiesa o dell’Istituto in uscita missionaria, mettendo tutte le forze al servizio dell’evangelizzazione. Lasciarsi interpellare e inquietare dalla realtà. Cercare costantemente vie di prossimità, mantenendo nel cuore la capacità di sentire compassione per i tanti bisogni della gioventù. Francesco non nasconde che questi siano tempi di “stanchezza e frustrazione”, ma l’invito è a non lasciarsi “bloccare” dalla rassegnazione: essa è “un tarlo che entra nell’anima”,  e rende amaro il cuore. Lunga e fruttuosa è la strada che la nostra vita consacrata ha percorso. E lunga è la strada che resta da percorrere. Nutriti con il pane della Parola, in mezzo alle luci e alle ombre del contesto culturale in cui viviamo siamo chiamati a rischiare nella ricerca delle opportunità per seminare la Parola, con la “fantasia” della comunicazione. Interpretando la sete e la fame dei nostri contemporanei: sete di Dio, fame di Vangelo. E tutto questo con un discernimento e un’empatia che partono dalla fiducia in Dio, il Dio della storia. In questo contesto  ravviviamo il dono della fede lasciandoci sempre illuminare dalla Parola.

Aspettare che ritorni un giorno il “passato glorioso”, non vale la pena. Il passato è passato. E’ finito. Come vita consacrata non avremo più la nostra preminenza sulla società e le sue leggi, sulla politica, ecc. Possiamo sognare un’altra situazione. Ma così facendo non ne usciremo. Attualmente, la Chiesa non è più un fattore dominante nel campo dei costumi, della morale, delle leggi. E’ un passato finito. La Chiesa, in ogni Continente,  si trova oggi a vivere come una minoranza che può essere attiva, intelligente, ma resta pur sempre una minoranza. Dobbiamo imparare ad essere minoranza. Una minoranza che però può essere intelligente,  piena di energia. La Chiesa non é una “società chiusa e perfetta” ma una comunità aperta e in uscita. Una società chiusa ha la tendenza a difendere l’istituzione prima ancora di difendere le persone che la compongono. La Chiesa istituzione è come tutte le altre istituzioni e non certo migliore delle altre. E’ costituita da uomini e gli uomini sbagliano. Quando diventa minoritaria ha un dovere di testimonianza maggiore, ogni scandalo la affossa e la discredita ancora di più. In Capitolo si è preso coscienza di questo?

P. Diego Spadotto, CSCh

Cerca