Sinodalità: “Camminate sempre sulla strada che vi prescriverò perché siate felici” (Ger 7,23)

ola di Dio che ci orienta nel cammino sinodale non ci umilia sotto il peso di ideali teorici, ma dona luce e forza per affrontare qualsiasi tipo di terreno quando seminiamo.

La parabola del seminatore (Mt 13, 1-23) è un po’ la “madre” di tutte le parabole. Essa ci ricorda che la fecondità della Parola di Dio è legata al terreno, all’ascolto e accoglienza in un “cuore buono e reto”. La fedeltà alla Parola è sempre a rischio per causa del nostro cuore diviso e confuso (Mt 25, 15), per cui non basta non commettere errori, continuando ad essere “servi pigri”, senza creatività, parcheggiati nella vita religiosa.

La Parola di Dio che ci orienta nel cammino sinodale non ci umilia sotto il peso di ideali teorici, ma dona luce e forza per affrontare qualsiasi tipo di terreno quando seminiamo. Bisogna imparare a non voler risolvere tutto e sempre, bensì ad affrontare la tensione tra mondanità e grazia, preghiera e azione, forza e impotenza, l’io e il noi.

Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte dei problemi. E’ fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro con i sistemi sociali” (Laudato Sì – 139).

Il vero cammino sinodale, alla luce della Parola di Dio, non si pone mai in contrasto con l’identità della Chiesa e della Congregazione, perché Chiesa/Congregazione è “nome che sta per camminare insieme” (San Giovanni Crisostomo), “perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire” (Eb 12, 12-13).

 “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?” (Gv 6,9). I verbi in questo episodio evangelico sono di segno opposto: “spezzare”, “dare”, “distribuire”, non c’è il verbo moltiplicare. Il vero miracolo non è la moltiplicazione che produce vanto e potere, ma la condivisione che accresce l’amore e permette a Dio di compiere prodigi.  Questa è la strada che il Signore ci indica nel cammino sinodale, è la strada della missione di condividere la nostra vita con la “povera figliolanza dispersa”, senza accumulare cose o titoli di merito ma per “fare del bene in piena gratuità”. La vita è vuota quando si inseguono i propri bisogni, i propri capricci, la smania di emergere, di sistemarsi, di avere sempre tanto denaro a disposizione, senza guardare a chi ha veramente bisogno. Nel cammino sinodale impariamo ad ascoltare e a consultare i giovani, gli insegnanti, i genitori, i laici delle nostre parrocchie: “Fate attenzione a quello che ascoltate”(Mc 4, 24).

Non è facile lasciarsi liberare dal Signore, liberi dalla tentazione di “grandezza”, di apparire forti e astuti per sopraffare i più deboli, vale quello che si dice, a volte, sull’Esodo di Israele dall’Egitto: “è più facile liberare gli Israeliti dall’Egitto che togliere l’Egitto e le sue cipolle dal cuore degli Israeliti”. Il cammino sinodale non è una strada per chi vuol emergere ma per coloro che accolgono il consiglio bonario di San Filippo Neri: “state bassi, siate umili”.

La Congregazione, è un insieme di storie personali, singolari, che si collocano dentro un cammino comune. Camminare insieme è un concetto facile da esprimere, ma non così facile da mettere in pratica, come cammino di comunione, partecipazione e missione, sempre da costruire e rinnovare.

Cammino sinodale non è un’aggiunta di altre attività o strutture, ma l’occasione per ogni religioso di riflettere e condividere nelle varie comunità e parti territoriali come stiamo vivendo il nostro essere congregazione, il nostro carisma e le relazioni di crescita nella fede, nella speranza e nella carità.

Non ci deve spaventare la complessità della nostra Congregazione che si è internazionalizzata da pochi anni, e nemmeno le diversità, le ombre e le fatiche del camminare insieme. Affrontiamo il cammino sinodale con fede, in modo che incontri e riunioni, in apparenza fraterni, ma privi di vero ascolto reciproco e di comunione, non continuino ad essere semplici accortezze per “un’armonia aziendale” che non supera blocchi, resistenze e paure.

“Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 4, 15-16).

P. Diego Spadotto, CSCh

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