Anche oggi: tutto per i giovani e di tutto cuore

Come hanno imparato, insegnato e educato P. Antonio e P. Marco Cavanis.

Formazione.
Formazione.

Educare mente e cuore. Il cuore si educa con il cuore, cioé con l’esempio di un insieme di valori umani, morali, spirituali che si trasmettono con la coerenza di vita e non con montagne di parole o gonfiando il petto e la voce. “Si ama con il cuore che si ha, se uno ce l’ha. E a prestito di cuore é inutile andare. 

L’olio della lampada nessuno mai l’ha prestato. Neanche le vergini sagge che pur dovevano avere molta carità” (P. Mazzolari) Quanti ripetitori astratti e senza cuore nel mondo dell’educazione. Si fa teatro dappertutto. Troppe foto; faccesenza rilievo, senz’anima, stereotipate. Oggi l’educazione è minacciata da un deficit di “incontro”, di comunicazione affettiva profonda ed autentica tra genitori e figli, tra alunni e insegnanti, tra famiglie e scuola, tra le varie componenti la società e i mezzi di comunicazione. A questo si deve aggiungere una situazione di confusione e assenza di motivazioni e principi chiari da presentare ai giovani. Tutto ciò si intreccia con l’indebolimento e l’usura delle forze degli educatori e il sovraccarico di strutture che non si riesce a dismettere o a rottamare. In questo contesto non si può non ricordare un’espressione del profeta Geremia (14, 18) per dire che genitori ed educatori “si aggirano per il paese in una specie di sonnambulismo collettivo e non sanno cosa fare”. “L’essere umano, in ogni ambito della sua vita, instaura relazioni educative, le quali in maniera specifica e complementare, contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni…nella famiglia, nella scuola, nella comunità, nella società”. 

Ho chiamato di proposito “avventura” l’opera educativa dei Cavanis, perché l’instaurare relazioni educative è un’impresa a rischio Richiede una buona dose di pazzia fiduciosa per non scoraggiarsi davanti alle difficoltà e alle resistenze dei giovani, né, tanto meno, fuggire o prendere paura dei venti contrari che soffiano inclementi dentro le famiglie e la società nella quale i giovani sono considerati semplicemente dei consumatori privilegiati o, altre volte, materiale esplosivo da innescare e far esplodere irrazionalmente senza sapere per chi e che cosa. Educare è un’avventura nella “speranza di frutto”. Educare è prevenire e seminare. 

Anche nel campo dell’educazione si abbonda di cure e medicine ma si scarseggia in prevenzione dei mali del corpo e dello spirito. Come i Cavanis, bisognerà investire nella “forza del consenso”, sapendo che nessuno impara se non vuol imparare. In quest’ottica anche il bullismo odierno può essere visto come una resistenza a acconsentire di imparare a usare della liberta, un rifiuto ad ammettere la fragilità e il bisogno di aiuto e quindi la violenza su quelli che sono più “deboli”. Cosa rimane oggi dell’avventura educativa dei Cavanis, in un mondo in cui i poveri sono l’ottanta per cento del pianeta e i più sfortunati sono i bambini. Ricchi, supernutriti e annoiati da una parte. Sofferenti e infelici dall’altra. 

Di tutti i mali del mondo questa dovrebbe essere anche oggi la cosa che più offende. Rimane la loro passione per la gioventù e per l’educazione cristiana. La credibilità educativa restituita alla famiglia. L’amore per la libertà della scuola e per il libero “consenso” dei ragazzi, a un progetto educativo. Rimane l’insegnamento alla fatica del lungo cammino educativo: “Bach fece a piedi tutta la Germania per incontrare il suo maestro. 

Erodotocamminò semila chilometri per verificare un solo dettaglio del suo racconto. Oggi nessuno fa niente del genere. Perché? C’é un vuoto, anche voi ragazzi lo sentite. Avete internet? Vero. Ma non vi basta, perché sapete benissimo di essere manipolati…vate bisogno di testimoni diretti del tempo”. (P. Rumiz). 

Come dare continuità, allora al loro progetto educativo? Bisogna ricordare il loro esempio evangelico di “buoni samaritani” che non hanno tirato dritto davanti alla drammatica situazione in cui versava la gioventù al lorro tempo. Ma sono “scesi” dalla loro casa paterna e dalla loro sicurezza di vita e si sono fermati a curare le ferite della povera gioventù dispersa. In questa gioventù hanno trovato il senso della loro vita, la loro missione e il loro destino. E come il samaritano evangelico si sono avvicinati cuore a cuore ai giovani, hanno medicato le loro ferite e il loro dolore, hanno vissuto riconoscenti ai giovani perchè in loro hanno incontrato il senso della paternità. 

Nel dolore la paternità assume ampiezze che lasciano al cuore tutto il repiro. Il samaritano evangelico era un mercante? Non si trova il senso della vita nel mercanteggiare ma nella gratuità del dono di se stessi e dei propri beni. Bisogna, inoltre, rinnovare la fiducia nell’educazione come hanno fatto loro e aiutare i ragazzi a:
– riscoprire la Paternità di Dio – sentire come è bello essere e sentirsi figli di Dio; 
– diventare responsabili del proprio futuro; 
– essere uniti e solidali come in una vera famiglia; 
– essere gioiosi, studiare e lavorare; 
– confidare nella Provvidenza; 
– essere coraggiosi nello smascherare e fuggire il male. 

Tutte le citazioni sono ricavate dalla POSITIO, dall’Epistolario e Memorie e dalla Storia documentata della vita di P. Antonio e P. Marco Cavanis – F.S.Zanon 

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