Padre Marco Cavanis insegna ad accogliere, custodire e orientare la gioventú

L’agire corretto nasce dal pensiero, è necessario investire di più nelle occasioni capaci di generare nei giovani un sereno “pensiero pensante” e non solo “pensiero calcolante”.

Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, è sempre più difficile per i giovani sentirsi accolti, custoditi e soprattutto orientati da noi religiosi. Dicono con franchezza che non trovano motivi per partecipare e rimanere nelle nostre opere e attività, ed essere accompagnati e orientati. 

“Orientare verso la bella patria del cielo” è il terzo compito della missione educativa. Il “cielo” rappresenta il punto di arrivo del cammino della vita, la pienezza della realizzazione e la felicità. Per arrivarci ci sono tante strade e tanti sentieri insidiosi da scegliere e da percorrere.

I giovani, non senza una punta di ironia, domandano: “Bisogna andare avanti, ma per quale strada e verso dove? A quale cielo futuro, voi adulti, volete che partecipiamo?”.

I ragazzi, anche se non conoscono il detto latino che gioca sulla punteggiatura con due letture di senso opposto: “Ibis redibis non morieris in bello”, non vogliono un futuro d’insicurezza permanente, infarcito di “cultura del rancore”che scatena odio e conflitti.

Vogliono fare scelte di libertà e in libertà, un cielo umano qui in terra cambiando le strutture non solo il cuore, per essere, crescere e agire in autonomia. Vogliono che gli adulti siano “come Dio che dopo aver creato il mondo cessa di operare e si riposa, lasciando all’uomo la responsabilità di completare l’opera della creazione”. Vogliono essere responsabili per umanizzare le relazioni interpersonali, con il Creato e con il Trascendente. 

L’opera dell’orientamento è indubbiamente un’opera sociale che forma alla relazionalità, al rispetto degli altri, alla cooperazione in vista di un obiettivo comune, alla responsabilità, al senso del dovere, al valore del sacrificio per il bene comune, qui e ora. I giovani che crescono incapaci di una visione comune, che considerano i propri desideri come valori assoluti, diventano incapaci di affrontare il percorso della vita mirando a un punto finale ma anche a un “cielo” qui e ora.

Il cielo lontano non è una conquista ma un dono gratuito, il cielo qui e ora è frutto di un lavoro sinfonico. I giovani devono fare i conti con un contesto segnato dal soggettivismo etico e dal materialismo pratico, da social invadenti che occupano sempre più il loro immaginario, colonizzano i loro desideri. E non si tratta, di credere in utopie irrealizzabili, ma di accogliere la vita come un impegno che ci rende responsabili di noi stessi e quindi del futuro.

Il futuro non sarà né migliore né peggiore di adesso, sarà come lo costruiamo oggi con le nostre mani, e non come una folla che avanza in qualche modo, trascinata da un capo popolo che porta chissà dove, ma come persone libere, saggiamente critici e coscienti e non alla “mariettina”. “Mariettina, è una contadinella che va al mercato con una ricotta sulla testa e sogna: la venderò e comprerò una gallina, con le uova comprerò conigli, poi mucche, poi una villa, e poi un castello e farò visita al re…fu allora che mimando un inchino la ricotta cadde per terra…”. 

I giovani ci trovano orientatori pedantii e presuntuosi che si spacciano per tuttologi ignoranti e autoreferenziali. Non siamo umili “cercatori di senso dell’esistere”. P. Marco era amato dai giovani la sua umiltà, il suo buon umore, la sua fine ironia, il suo coraggio. Oggi, anche tra i religiosi predominano desideri di supremazia, di saccenteria, verso i giovani che rivendicano il diritto ad esistere.

Intanto nei bassifondi dove tanti giovani vivono, si avverte l’avanzare di un senso di disumanità che preoccupa per le conseguenze possibili. Di questo passo dovremo fare i conti con la scomparsa dei valori di comunità, la vita pubblica procede come se a essere assente fosse l’idea stessa di comunità. Se si taglia il cordone ombelicale con la comunità, l’essere umano sarà sempre più solo.

É una solitudine esistenziale che si accompagna ai nostri giovani e li svuota della gioia vera. La persona umana nasce per la felicità, “Fratelli tutti”. Papa Francesco ha intuito che bisogna tornare ai giovani.

Anche la Scuola nella sua dimensione sociale, ha posto più enfasi sulle macchine più che sul pensiero. L’agire corretto nasce dal pensiero, è necessario investire di più nelle occasioni capaci di generare nei giovani un sereno “pensiero pensante” e non solo “pensiero calcolante”.

Padre Diego Spadotto, CSCh

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